The X-Files – S02E19, Calma irreale

Død Kalm (tradotto come Calma irreale) marca l’apparizione del mitico John Savage in The X-Files, naturalmente in un ruolo da cattivo perché con una faccia come quella di John Savage solo quei ruoli lì ti possono dare (non ci credete? Pure in Star Trek: Voyager è così!). Gli tocca pure recitare in norvegese al povero Savage per portare a casa la pagnotta, non deve essere stato semplice!

È anche un episodio che avevo ben stampato nella memoria a più di venti anni dall’ultima visione perché le immagini della USS Ardent corrosa e avvolta dalle nebbie sono davvero splendide e il menzionare il triangolo delle Bermuda, il Philadelphia Experiment e leggende di meteoriti tutti nello stesso episodio non poteva non fare presa sul me quattordicenne!

La trama, per cominciare. Nel teaser vediamo parte dell’equipaggio di un destroyer della Marina militare statunitense (in acque norvegesi) abbandonare la nave con una scialuppa di salvataggio, nonostante l’opposizione del capitano (David Cubitt). Poi ritroviamo quegli stessi uomini salvati da dei pescatori ma sono irriconoscibili, come se fossero invecchiati tutti di cinquanta anni in poche ore. Una storia del genere non poteva non attirare la curiosità di Mulder, visto che tra l’altro del destroyer pare non esserci traccia.

Scully non lascia solo il compagno e in men che non si dica i due sono in Norvegia a cercare un capitano che li porti nelle vicinanze del 65imo parallelo, secondo Mulder un sito dove è possibile che il tempo non si muova in modo normale, una specie di wormhole terrestre (ed è qui che Mulder menziona il Philadelphia experiment, secondo cui l’USS Eldridge nel 1943 viaggiò per miglia e miglia nel giro di pochi secondi).

I due agenti federali però non riescono a trovare nessuno che li voglia portare nella zona della scomparsa della nave militare finché non incontrano lo statunitense Henry Trondheim (John Savage) che fa un po’ la parte del vecchio lupo di mare à la Robert Shaw di Jaws (Lo squalo, 1975). Ritrovare la Ardent è un gioco da ragazzi per Trondheim (e qui c’è una falla logica nella trama dell’episodio: com’è che navi e aerei della Marina hanno fallito laddove il solo Trondheim col suo peschereccio ha successo così velocemente?), e una volta a bordo la situazione è surreale. Tutto è corroso e rugginoso, ci sono cadaveri decomposti come se fossero morti da decenni, e il ritrovamento del capitano, pure lui in pessime condizioni e aggrappato a una bottiglia di whiskey, non spiega molto di quanto sia accaduto, anzi sembra corroborare le folli ipotesi di Mulder sul tempo che funziona in maniera differente nella zona.

Poi succede l’incredibile: qualcuno ruba la nave di Trondheim, poco dopo viene ucciso il suo giovane mozzo, e Mulder, Scully e Trondheim sembrano invecchiare rapidamente, sono in pericolo di vita! Non passa molto tempo prima che trovino il colpevole dell’omicidio, almeno: è Olafsson (Vladimir Kulich), un poco di buono che Trondheim conosce bene, un cacciatore di balene abbandonato dal suo equipaggio che ha pensato bene di andarsene senza di lui. La cosa incredibile è che non presenta alcun segno di decadimento fisico: come è possibile?

Insomma, qui siamo di fronte ad una situazione classica di The X-Files: Mulder e Scully sono isolati e in pericolo di vita e c’è una corsa contro il tempo per salvarsi (come in Morte tra i ghiacci, Morte nell’oscurità e Dentro il vulcano). Questo permette ai due personaggi di avere delle scene molto intime che lasciano capire quanto il loro rapporto sia cresciuto nell’ultimo anno e mezzo e quanto siano importanti l’uno per l’altro. Penso per esempio alla scena in cui Scully propone di condividere la poca acqua rimasta e Mulder prova a convincerla di lasciarlo perdere e di provare a salvarsi, almeno lei.

Ho trovato ingengnosa anche la spiegazione del mistero avanzata da Scully, con un processo di rapidissima ossidazione  dovuto forse ad una qualche massa metallica subacquea la cui origine si potrebbe trovare nella locale leggenda di un oggetto caduto dal cielo (un meteorite? Un UFO?). Non quindi un invecchiamento precoce dovuto ad un inspiegabile fenomeno temporale, ma qualcosa di spiegabile e affrontabile con la scienza, almeno parzialmente.

La chiusura della storia però non è del tutto soddisfacente, visto che mi aspetterei dalla Marina militare una ricerca del relitto della Ardent per giustificare la perdita non solo del vascello, ma anche del suo intero equipaggio (si pensi al caso del sommergibile Kursk, e quella era la Marina russa!). Invece l’ultimo dialogo tra Mulder e Scully suggerisce che la cosa sia destinata a restare priva di spiegazione. Altrettanto insoddisfacente è il vistoso make-up che è il classico trucco usato per invecchiare gli attori negli anni Novanta (da fan di Star Trek, l’ho visto molte volte in azione in The Next Generation, Deep Space Nine e Voyager) e che non sempre fa il suo dovere. Per quanto mi riguarda, non riesco a non notare come siano strati di pelle rugosa di gomma applicati sul viso di attori giovani!

Detto questo, ho apprezzato la fine di Trondheim che mi ha ricordato quella di Burke in Aliens (Aliens – Scontro finale, 1986): rinchiusi in luoghi creduti sicuri, si sono entrambi assicurati una morte decisamente poco piacevole. Bella anche la fotografia dell’episodio, scura come non mai in una nave che cade a pezzi, coi nostri eroi che usano le costose torce che sono praticamente famose come la serie tutta, e con una colonna sonora horror che fa fare dei bei salti di paura!

Insomma, forse questo Calma irreale è l’episodio monster-of-the-week di routine, ma se questa è la routine, ben venga! Ciao! 


Episodio precedente: Voli nella luce

Episodio successivo: Strane ferite


9 risposte a "The X-Files – S02E19, Calma irreale"

    1. È un espediente narrativo che ha dato vita a tanti bei libri e film effettivamente, ma qui la cosa interessante è che l’ipotesi avanzata da Scully è ancora più intrigante, e tra l’altro ben si sposa con le strambe teorie di Mulder!

      Piace a 1 persona

      1. Esattamente: accantonando un più classico espediente spaziotemporale -il wormhole, appunto- Scully propone qui una spiegazione relativamente “razionale” sì, ma, allo stesso tempo, del tutto compatibile con i misteri e gli enigmi della serie (nello specifico, con le convinzioni di Mulder) 😉
        A proposito di invecchiamento precoce (e, va da sé, relativo altalenante make-up anni ’90) ti segnalo quest’episodio di una serie canadese gemella di “The X-Files”, e cioè “Psi Factor: Chronicles of the Paranormal”…

        Piace a 1 persona

  1. Pingback: Old: Movie Review

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