Bedknobs and Broomsticks: recensione del film

Bedknobs and Broomsticks (Pomi d’ottone e manici di scopa) è un film del 1971 diretto da Robert Stevenson (e da Ward Kimball nelle sue parti d’animazione). Chiarissimamente una produzione Disney, è un parente stretto di Mary Poppins (1964) con cui condivide, tra le altre cose, il regista, il mix di live action e animazione, l’essere quasi un musical, e pure uno degli attori principali (David Tomlinson).

Questo è uno dei film con cui sono cresciuto, credo passasse a ripetizione sulla RAI quando ero bimbo, e mi sono stupito di ricordarmi ancora alcune canzoni a trent’anni di distanza dall’ultima visione (ovviamente le ricordavo nelle loro versioni in italiano).

La trama in due parole è la seguente. Regno Unito, 1940. Miss Price (Angela Lansbury), per rendersi utile per il suo paese nella guerra contro i nazisti, si è iscritta ad un corso a distanza per streghe e riesce già a lanciare diversi incantesimi. Ha però una memoria pessima, quindi deve appuntarsi tutte le parole magiche per ricordare le magie! Un giorno le vengono affidati tre ragazzini londinesi in fuga dai bombardamenti nazisti (Cindy O’Callaghan, Roy Snart e Ian Weighill). Quelli scoprono rapidamente il suo segreto vedendola volare a cavallo di una scopa e insieme vanno alla ricerca del professor Emelius Browne (David Tomlinson) per completare il corso interrotto, apparentemente, a causa della guerra. Seguirà una serie di avventure che culminerà in uno scontro con dei nazisti sbarcati in Inghilterra!

Se questo può sembrare uno spoiler, non portatemi rancore: i titoli di testa iniziali già rivelano tutti questo con degli splendidi disegni medievaleggianti. Ed in ogni caso non è che la trama sia proprio il punto forte del film, tutt’altro! La storia avanza a fatica tra un numero musicale e l’altro, districandosi in un mondo a metà tra quello vero e quello fantasioso animato e popolato da animali che parlano sia sott’acqua che fuori. Fortunatamente (o sfortunatamente, decidete voi), molte delle canzoni sono orecchiabili (su tutte Portobello Road, che rimane in testa per settimane intere dopo la visione, anzi, per mesi e per anni!), e gli effetti speciali sono ancora notevoli, non a caso furono premiati addirittura con un Oscar.

Di fatto, la tecnica inventata per questo film, il sodium screen vapor process, è l’antenato del green screen che ora viene usato praticamente in ogni film che abbia un minimo di effetti speciali! Certo, i disegni furono per lo più riciclati da Il libro della giungla (The Jungle Books, 1967), coi vari orsi, leoni ed elefanti che poi riapparvero anche in Robin Hood (1973), ma questo nulla toglie ad un film che presenta un mondo fantastico con un’atmosfera davvero unica. Certo, bisogna passare sopra alcune cose fatte in modo un po’ elementare come per esempio le scene sottomarine che sono quasi ingenue a vederle oggi, ma naturalmente la tecnologia del tempo non permetteva nulla di più sofisticato.

Merita una nota a parte la partita di pallone, strano che un prodotto statunitense, pur se ambientato in Inghilterra, avesse optato per dedicare tanto tempo ad uno sport snobbato in patria!

Concludo dicendo che non ho visto la versione estesa del film di due ore e venti, limitandomi a quella di due ore che comunque sono più che sufficienti, anzi forse tirano fin troppo in lungo la storia prima di arrivare allo spettacolare finale. Rivedere questo film è stato un piacevole tuffo nel passato che mi ha riportato alla mente sensazioni quasi dimenticate che mi ha fatto molto piacere riscoprire. Ciao! 


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22 risposte a "Bedknobs and Broomsticks: recensione del film"

      1. Pensa quanto posso essere “vecchio” io, allora, che l’ho visto addirittura al cinema (in tempi un bel po’ lontani, quando i classici Disney -e non solo loro- rimanevano nelle sale per anni)… 😉

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    1. Penso che questo sarà uno dei primi film che farò vedere a mio figlio appena arriverà all’età da film, però siamo tutti diversi e ci sta che tu da ragazzino cercassi già cose diverse in un film! Io ero molto Disney, ma avevo amici che già da piccoli guardavano solo film horror!

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  1. Che filmone hai rispolverato: mi unisco al numero di quelli che sono cresciuti guardandolo sulla RAI ^_^
    L’ho rivisto anch’io recentemente, per raccontare i suoi “libri falsi” – ed è stato un tuffo nei ricordi. Per me possono tirare fuori una versione da dieci ore, rimango legato a quella vista da ragazzino e non mi sembrava mancasse niente 😛

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  2. La versione lunga in effetti non aggiunge nulla, anzi, come dici anche tu è anche eccessivamente lunga (noiosissime ad esempio tutte le scene di marcia dell’attempato esercito e troppo lungo il balletto di Portobello); oltretutto ci sono anche diverse canzoni che sono state tagliate ma erano anche state tradotte in italiano con risultati davvero discutibili (The Age of not Believing diventa L’Età del Non-Mi-Cucchi…)

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  3. Un film che apprezzo molto ma che, come hai giustamente detto, ha i suoi difetti, come ad esempio la trama che avanza lentamente, concentrandosi di più sulle gag e i vari stacchetti musicali. O anche il fatto che il film sia tremendamente lungo. Penso che venti minuti in meno avrebbero fatto comodo, a volte certe storie non necessitano un minutaggio così ampio. Comunque, a parte la partita di calcio, adoro parecchio il finale in cui umiliano i nazisti. Una parte che riguardo sempre con piacere.

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