Dune: recensione del libro

Dune è un libro di Frank Herbert originariamente pubblicato nel 1965. In vista dell’uscita del film omonimo diretto da Denis Villeneuve, ho finalmente deciso di leggerlo e non avrei potuto prendere una decisione migliore. Ho divorato le 900 pagine di Dune (dell’edizione che vedete nella foto qui sopra – e per leggerlo potete notare che sono andato sul pianeta Dune quest’estate) ad una velocità incredibile, sono stato letteralmente risucchiato nell’universo creato da Herbert!

Della sua opera mi è piaciuto tutto. Ho trovato lo stile da narratore onnisciente molto accattivante, con la rivelazione dei pensieri di ogni personaggio riportata (in corsivo) insieme alle parole dei loro dialoghi e alla descrizione delle loro azioni. La storia, poi, epica, tragica (nel senso di tragedia greca) e avventurosa, mi ha riempito di curiosità in ogni momento, piena com’è di personaggi indimenticabili.

Ma più di ogni altra cosa è il mondo che Herbert ha creato ad aver catturato completamente la mia attenzione. Il sapiente uso di passaggi presi da libri scritti da personaggi del mondo stesso ad aprire ogni capitolo è il modo usato dall’autore per espandere il mondo di Dune oltre la storia vera e propria, insieme ad una ricca Appendice (di quasi cento pagine) in coda agli eventi narrati nelle tre parti in cui è suddiviso il libro: Dune, Muad’Dib, e The Prophet.

Lasciatemi spendere un paragrafo per accennare la trama, conscio che sarebbe impossibile rendere l’idea della grandiosità di Dune in così poco spazio. La spezia che si trova sul pianeta Arrakis (chiamato anche Dune) è la materia più preziosa dell’Universo a causa delle sue proprietà curative che ringiovaniscono chi la consumi (parlandoci chiaro, è una droga a cui sono assuefatte miliardi di persone). Il Padishah Emperor Shaddam IV decide di affidare il pianeta e le attività di raccolta della spezia alla famiglia Atreides, guidata dal Duca Leto che così si trasferisce lì insieme a suo figlio Paul, alla madre di suo figlio Lady Jessica, e a tutta la sua gente. Deve però fronteggiare il Barone Vladimir Harkonnen che non accetta di buon grado la perdita del pianeta che aveva controllato per decenni.

Questo non è che l’inizio della prima parte del libro e vi esorto a fermarvi qui nel caso vogliate evitare spoiler sul resto di Dune. Questa prima parte (che si chiama Dune, come il libro) sviluppa una tragedia annunciata, quella del Duca Leto e della sua Casa, il cui destino è segnato dalle macchinazioni del Padishah Emperor e del Barone Harkonnen. Ne esce un universo corrotto e marcio in cui si intuisce come sia le Case nobiiari sia l’Emperor siano in declino, e in cui si muovono tante altre forze, tra cui i misteriosi calcolatori Mentat e le Bene Gesserit di cui fa parte anche Lady Jessica che in un modo o nell’altro stanno tentando di manovrare il destino del mondo.

In questo gli Atreides ne escono a testa alta, come una Casa dai saldi valori morali al cui servizio si trovano uomini illuminati e fieri come Gurney Halleck e Duncan Idaho. Ed è su di loro che si abbatte la furia dei Sardaukar imperiali coadiuvati dal perfido Barone Harkonnen, una persona spregevole di cui in questa prima parte si comincia soltanto a capire il grado di malvagità.

La seconda parte, Muad’Dib, è quella in cui entrano in gioco i Fremen, cioè i nativi di Arrakis, con tutta la loro cultura ricca di tradizioni completamente diverse da quelle del resto dell’Universo. Non soltanto qui viene introdotto uno dei personaggi più belli del libro, Stilgar, ma il personaggio di Paul si sviluppa a tremenda velocità sotto gli occhi della madre.

E infine in The Prophet si arriva a svelare quale sia il reale destino di tutto il mondo, cosa incerta fino all’ultimo perché dipendente interamente dalle scelte di Paul al comando dei Fremen. Solo in questo momento Frank Herbert si prende la libertà di non anticipare al lettore cosa stia per succedere lasciando aperte più strade possibili, e l’effetto è potentissimo (quanti momenti da brividi nella terza parte!).

Infatti, i primi due capitoli Dune e Muad’Dib, narrano la storia senza nascondere sin dall’inizio dove andrà a parare. Leto non ha speranze, viene detto immediatamente, ed è chiaro che sia Paul il protagonista del libro. E davvero ci sono dubbi su chi possa essere il Muad’Dib, e anche il Kwisatz Haderach? Credo di no, giusto? Ma ci sono più modi in cui Paul e i suoi Fremen possono liberarsi dal dominio Harkonnen e la risoluzione finale riserva delle sorprese…

Ma quello che rende ancora oggi affascinante Dune è il fatto che Herbert non si sia limitato a riproporre in chiave fantasy/science fiction il mondo in cui viveva caratterizzato dalla Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. In qualche modo ha invece anticipato un possibile futuro con un Impero in decadenza in cui tante potenze sono in lotta tra loro per spartirsi ciò che rimane di valore. E volendo si potrebbe vedere Arrakis come una possibile futura Terra distrutta dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e capace di tornare alla prosperità soltanto grazie all’azione paziente dei pochi sopravvissuti alla sua rovina (c’è un’intera appendice sull’ecologia di Arrakis!).

In Dune ci ho quindi rivisto le cose più disparate, da Mad Max con il suo mondo desertico con le sue culture ed usanze peculiari fino a The Lord of the Rings (Il signore degli anelli) per il tema della decadenza e dei popoli che si fanno carico del destino del mondo. Ma il modo in cui termina il libro l’ho visto più vicino a Nausicaa (la graphic novel) che non alla saga di Tolkien: c’è un destino per cui il mondo è stato preparato, ma sia Nausicaa che Paul Atreides si rifiutano di percorrerlo e aprono ad un futuro che vogliono loro, non accettano di essere pedine nelle mani di antenati “illuminati”. Anche i sandworm ricordano molto i Vermi Re di Nausicaa, che Miyazaki si sia ispirato a Herbert?

E tra le altre cose che potrebbero aver preso da Dune ci ricorda Brian Herbert (figlio di Frank) che la Butlerian jihad contro le macchine intelligenti ha un che di The Terminator (Terminator, 1984) e che i Mentat ricordano molto da vicino i vulcaniani di Star Trek… E Tremors (1990) ce lo vogliamo mettere in questa lista?

Ma tornando al tema della decadenza dell’essere umano, ho trovato splendido questo passaggio verso il finale del libro su come agli umani servisse una scossa, un cambio per continuare la propria esistenza: “The race of humans had felt its own dormancy, sensed itself grown stale and knew now only the need to experience turmoil in which the genes would mingle and the strong new mixtures survive. All humans were alive as an unconscious single organism in this moment, experiencing a kind of sexual hear that could override any barrier.” Interessantissimo anche il tema della fusione tra religione e politica, specialmente in questi giorni in cui il tema caldo è il ritorno dei talebani a Kabul (a proposito di impero in decadenza), con Herbert che scelse di utilizzare termini arabi o arabeggianti per la cultura dei Fremen di Arrakis.

Insomma, come sempre la science fiction non è che un modo di parlare del mondo in cui viviamo, e mi pare che Dune lo faccia benissimo offrendo anche una storia intrigante di cui non vedo l’ora di leggere il seguito, Dune Messiah… Ciao! 


14 risposte a "Dune: recensione del libro"

  1. Sei proprio entusiasta! Io finora ero stato frenato dai commenti non proprio lusinghieri, anche se in generale mi hanno presentato il primo libro come carino e piuttosto noiosi i successivi. Certo che novecento pagine già solo per il primo romanzo un po’ scoraggiano… Sembra però molto epico.

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    1. Assolutamente! Anche io avevo letto cose un po’ così, ma convinto da un amico che si è letto tutta la saga e pure i vari libri delle case curati e scritti dal figlio di Herbert gli ho dato una chance e sono felicissimo!

      Una storia epica, scritta benissimo, con personaggi splendidi in un mondo affascinante… che chiedere di più? :–)

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  2. Proprio ieri ho letto l’incontro di Paul e Jessica con Stilgar, spero di riuscire a finirlo entro l’uscita del film. Devo dire che la seconda parte è parecchio più lenta di come la ricordavo, anche se tutte le parti dedicate all’ecologia di Arrakis sono davvero affascinanti! Certo che la principessa Irulan ci ha costruito una carriera su Muad’Dib, vista la mole di libri che ha scritto su di lui!

    I riferimenti ad altri film di fantascienza sonoa testimonianza di quanto questo libro sia stato fondamentale nel costruire il nostro immaginario, anche di chi non lo abbia mai letto. Ho letto anche critiche feroci per il fatto che le Bene Gesserit cerchino un eletto che sia un uomo invece di una donna, ma mi sembra una polemica del tutto strumentale: se Paul fosse davvero il Kwisatz Haderach sarebbe più una sintesi di maschile e femminile, di Mentat e Bene Gesserit, piuttosto che una semplice Bene Gesserit maschio. Anche per questo, secondo me, è stato sbagliato rendere Liet Kynes una donna nel film di Villeneuve, ma vedremo.

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    1. La seconda parte senza ombra di dubbio rallenta molto il ritmo rispetto alla prima e alla terza, però è affascinante per come dipinge Arrakis e il modo di vivere dei Fremen. Su Irulan non sai quanto hai ragione (ho appena finito anche Dune Messiah…)! X–D

      Non sapevo di questa cavolata di cambiare Liet Kynes, inevitabile in these days and age, suppongo, ma concordo con te che siano polemiche del tutto idiote e strumentali. :–/

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  3. Ti invidio proprio per essere riuscito a divorare questo mattoncino. L’ho letto una quindicina di anni fa e ho fatto una fatica tremenda per arrivare alla fine, saltando intere pagine (soprattutto quelle in corsivo) e solo tenendo ben a mente il film con Kyle MacHachlan. Per carità, sui generis anche il film, ma un pochino (pochino) meno contorto, e un pochino (pochino) più scorrevole.
    Certo, dopo tutto questo tuo entusiasmo mi viene quasi voglia di riaprirlo… Forse gliela darò un’altra possibilità ma dopo aver visto il film di Villeneuve, il cui Blade Runner mi è piaciuto un bel po’ (a parte Jared Leto che non sopporto più in nessun posto).

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  4. Pure io l’ho letto per prepararmi al film. Nonostante i 40 anni suonati non avevo mai preso in mano il libro, ma a Gennaio grazie alla comodità del Kobo ho iniziato a leggerlo e proprio come ne sono rimasto rapito. Non so come sarà il nuovo film ma credo proprio che oggi ci siano tutti i mezzi per raccontare in modo definitivo questa storia sul grande schermo. Adesso sto leggendo “Notte Americana” di Pessl, ma poi inizierò il secondo libro della trilogia di Herbert

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    1. Guarda, io sto leggendo il terzo e mi sembra ancora più profondo dei primi due, come se avesse fatto un salto di qualità addirittura (pur partendo da una qualità altissima con il primo libro)!

      Secondo me il povero Lynch, che credeva molto nel progetto, aveva ben compreso l’opera di Herbert, ma i produttori non lo lasciarono lavorare. Villeneuve dovrebbe aver avuto carta bianca, vediamo se è riuscito a portare sullo schermo tutto ciò che Dune offre…

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