Pearl Jam: un post musicale

Tra qualche mese, a giugno 2022, forse tornerò a vedere i Pearl Jam dal vivo. Dico forse perché a questo concerto avrei dovuto assistere nell’estate del 2020. Siamo all’estate del 2021 e a causa della pandemia di Covid-19 ancora non ho potuto vedere Eddie Vedder e compagnia bella nell’autodromo di Imola!

Nel frattempo i Pearl Jam posso continuare ad ascoltarmeli in casa, e posso continuare a suonare e cantare (male) alcune delle loro canzoni che da sempre mi accompagnano come, tra le altre, Black, Wishlist e I Am Mine.

Sono più o meno trent’anni che esistono i Pearl Jam e più o meno da venticinque li ascolto assiduamente. Scoperti un po’ per i videoclip di MTV e Videomusic (sì, sono anziano) e un po’ per le buone influenze di amici e parenti più grandi, è stato amore a primo ascolto.

Che poi questo non è uno di quei gruppi che ha cominciato con uno stile e l’ha mantenuto fino ad ora, tutt’altro. Quindi magari a me vengono in mente certe canzoni quando penso a loro, e ad altri ne vengono in mente di completamente diverse. Ma il bello è che sono sempre rimasti integri, hanno sempre tentato di fare musica per dire qualcosa di concreto e senza seguire le mode del momento (al massimo la moda l’hanno definita loro, ma non seguita). 

Ten, il loro disco d’esordio del 1991, l’avrò ascoltato centinaia di volte e conosco tutte le sue canzoni a memoria. È un disco a trazione Stone Gossard Jeff Ament freschi dello scioglimento dei Mother Love Bone per la morte del cantante Andy Wood, e si nota nell’importanza dei riff di basso e chitarra e nella produzione piena di effetti che ancora risentivano delle influenze anni Ottanta del loro gruppo precedente.

Ma poi ecco Vs, un album praticamente opposto dove la forza di Rearviewmirror e Go è tutta in un suono asciuttissimo, praticamente senza sovraincisioni o effetti di postproduzione di sorta. E contiene pure la struggente Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town, che dal vivo viene sempre cantata da tutto il pubblico. E nel 1994 ecco Vitalogy, album strano in cui Eddie impose a tutti di comporre qualcosa con risultati altanelanti (ma con picchi di qualità come Nothingman, Better Man e Corduroy), e poi No Code, Yield con la sua Do the Evolution accompagnata da un video meraviglioso diretto da Kevin Altieri e Todd McFarlane

Ad oggi sono undici gli album in studio della band, l’ultimo (Gigaton) è uscito nel 2020 a sette anni dal precedente Lightning Bolt. Lo stile è cambiato, ma i Pearl Jam sono rimasti fedeli a sé stessi e al loro pubblico e dopo aver cambiato svariati batteristi ora da anni hanno una formazione fissa dove ai tamburi siede Matt Cameron dei Soundgarden (e alla chitarra solista sin dall’inizio c’è Mike McCready, non l’avevo ancora nominato).

Hanno anche una sconfinata produzione di live, praticamente è possibile acquistare la registrazione di ogni singolo concerto che hanno fatto negli ultimi vent’anni, e alcune delle loro canzoni più amate non si trovano nemmeno negli album in studio: è il caso di Yellow Ledbetter, per esempio, che da anni chiude ogni concerto con tutte le luci accese ad illuminare il pubblico.

In tutto questo io i Pearl Jam li ho visti solo due volte, anche perché dopo un orrendo incidente al festival di Roskilde nel 2000 la band evitò per anni di fare tour in Europa. Quando tornarono, per promuovere il loro album senza titolo del 2006 (conosciuto come Pearl Jam), li andai a vedere a Bologna al Palamalaguti. Era il 14 settembre e faceva un caldo infernale: Eddie e compagni ce la misero tutta, ma non fu uno dei loro concerti migliori (e comunque rimane un signor concerto, e qui trovate una decina di video registrati lì in una playlist di YouTube). Da parte mia non mi piacque vederli dall’alto di una gradinata, quindi appena tornato a casa mi presi il biglietto per il loro concerto a Pistoia la settimana dopo…

E feci bene! Fu memorabile. Piazza del Duomo, all’aperto, un sacco di gente, tantissima energia e i Pearl Jam ci ricompensarono con più di due ore e mezzo di concerto, con un Eddie ispiratissimo che si mise pure ad arrampicarsi sulle torri degli amplificatori come faceva quando era un ragazzino di vent’anni! Ho i bootleg di entrambi i concerti e riascoltarli mi riporta alla mente dei momenti fantastici. Si nota che a Pistoia non suonarono in modo preciso, ma si fecero trasportare dall’entusiasmo della folla pigiata in piazza che non si stancava mai (come dimostra anche questo mio video di pessima qualità di Not For You), e per me questo rimane uno dei concerti più emozionanti a cui abbia assistito (e qualcuno ha fatto una playlist su YouTube di dieci video di quella serata).

Provo un grande rispetto per i Pearl Jam e la loro musica, e da grande fan ho letto un sacco di cose che li riguardano e ammiro anche i loro lati più personali: il vegetarianesimo di Eddie, l’impegno civile di McCready riguardo alla malattia di Crohn che lo affligge da tanti anni, la loro battaglia contro TicketMaster per abbassare i prezzi dei concerti a metà anni Novanta

Sono spesso definiti gli ultimi sopravvissuto del grunge (cosa non vera, perché nessuno si ricorda dei meravigliosi Mudhoney?), ma la loro musica si è evoluta con loro e con i tempi. Per me sono sempre stati e continuano ad essere uno dei migliori gruppi rock in circolazione e non vedo l’ora di essere a Imola nel 2022! Ciao! 

PS: ecco un po’ di ricordi dei quattro concerti di cui ho scritto sopra (ho anche un sacco di video di pessima qualità che vi risparmierò):


15 risposte a "Pearl Jam: un post musicale"

  1. Li ho visti cinque volte, Eddie Vedder come solista due. Non è tramontato il sole un singolo giorno senza che io non abbia ascoltato anche solo una loro canzone, senza ombra di dubbio il mio gruppo preferito, non ho il biglietto per Imola, spero che per allora si possa davvero tornare ai concerti, dal vivo sono incredibili 😉 Cheers

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    1. Immagino tu abbia visto la data di Torino del tour di cui ho visto due date io! Dove fecero il nuovo album (del tempo) intero dall’inizio alla fine!

      Non sapevo fossero il tuo gruppo preferito, io li ho sempre messi nella mia ideale top 3 (che contiene più di 3 gruppi, a volte)… :–D

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  2. I pearl jam mai visti live. Mi piacciono, ma non riesco ad ascoltarli assiduamente. Ho sempre preferito i Soundgarden, ma Chris Cornell non me lo ridarà nessuno. Comunque, anche tu con biglietti di concerti in sospeso, vedo… Io non so nemmeno piu che pensare, ce la faremo l’anno prossimo? 😀

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    1. Spero proprio di si! Ormai con tutti vaccinati ‘sta storia del Covid dovrebbe finire, no? Sperando che l’efficiacia del vaccino duri nel tempo! :–)

      Chris Cornell l’ho visto due volte dal vivo, una con gli Audioslave e una coi Soundgarden e… era unico. :–(

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  3. Anch’io conobbi i Pearl Jam guardando MTV. Fortunatamente io ho vissuto il periodo in cui MTV era un canale davvero bello e interessante. In ogni caso è una band che apprezzo molto e in questo articolo hai dimostrato tutta la passione che provi per loro.

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    1. Bel concerto anche quello, ma c’era un caldo allucinante e loro lo soffrivano un po’, e poi a sedere proprio non potevo godermeli a pieno… :–/

      Verissimo, c’è il documentario di Crowe! Non poteva che farlo lui… Devo recuperarlo! :–)

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