Dune: Part One: recensione del film

Dune: Part One è il primo tempo del film di Denis Villeneuve che ha l’ingrato compito di portare sul grande schermo il capolavoro letterario di Frank Herbert pubblicato nel 1965. Vedremo se alla Warner Bros decideranno di dare luce verde alla produzione del secondo tempo: sarebbe davvero un peccato lasciare monca un’opera così imponente.

Villeneuve credeva fortemente nel progetto e si nota: non solo regista, ma anche produttore e sceneggiatore (insieme a Jon Spaihts e Eric Roth), mi è sembrato che Dune: Part One trasudi passione e non sia un prodotto freddo costruito sulla base di calcoli e indagini di mercato come tanti altri blockbuster.

Sulla trama spenderò poche parole, visto che ne ho già parlato un po’ nel post sul libro di Herbert prima e nella recensione del film del 1984 di David Lynch poi. Al Duca Leto Atreides (Jason Isaac) e alla sua nobile Casa viene affidata dall’Imperatore l’amministrazione del pianeta Arrakis dove si produce la risorsa più importante dell’universo, la spezia. Leto si trasferisce quindi lì con la sua concubina Jessica (Rebecca Ferguson), suo figlio Paul (Timothée Chalamet), i suoi fidi luogotenenti Thufir Hawat (Stephen McKinley Henderson), Gurney Halleck (Josh Brolin) e Duncan Idaho (Jason Momoa) e tutto il suo esercito. Non passa molto tempo prima che i secolari nemici della Casa Harkonnen provino a riprendere il pianeta che avevano governato per ottant’anni…

Se non volete spoiler, fermatevi qui. Se avete familiarità con la trama di Dune, sappiate che questo primo film di Villeneuve ci porta fino all’arrivo di Jessica e Paul dai Fremen capitanati da Stilgar (Javier Bardem) dopo l’attacco degli Harkonnen e dei Sardaukar.

Che posso dire di questo film? Villeneuve ha fatto moltissime cose bene e ha dovuto sacrificare alcuni elementi del libro che sarebbe stato onestamente difficile adattare al mezzo cinematografico. Mi hanno entusiasmato le battaglie e i combattimenti corpo a corpo che mi sono sembrati seguire lo scritto di Herbert parola per parola. Bellissimi i pianeti Caladan (direttamente dalla Norvegia) e Arrakis (Giordania e Abu Dhabi), anche se uno come Miller il deserto di Dune l’avrebbe fatto molto ma molto diverso, molto più caldo e bruciato rispetto a quello freddo di Villeneuve, un particolare non da poco visto che non fa arrivare il messaggio dell’inabilità di Arrakis.

Superbi i costumi che, pur senza esagerare con dettagli vistosi o con colori sgargianti (che non ci sono, la fotografia è fredda e desaturata al massimo, come detto), rendono benissimo l’idea delle differenze tra i vari Atreides, Harkonnen, Sardaukar, Fremen, Bene Gesserit e via dicendo. E se vi sembra incomprensibile quello che ho scritto, sappiate che Dune è un Universo pieno di fazioni, leggende, linguaggi, e che Villeneuve non ha semplificato troppo sui termini inusuali che si incontrano nel libro originale.

Le musiche di Hans Zimmer meriterebbero un discorso a parte per l’atmosfera che riescono ad evocare e per i brividi che fanno venire nei momenti chiave del film (un po’ come aveva fatto nei film di Batman di Nolan). Ottima anche la regia di Villeneuve, stavolta coadiuvato alla fotografia da Greig Fraser (che ha lavorato per vari prodotti di Star Wars, curiosa coincidenza visto che Lucas copiò spudoratamente molti elementi di Dune per il suo Star Wars, Guerre stellari, 1977 – ci torniamo nel finale).

E infine tutto il cast mi è sembrato scelto ottimamente: non mi convince il solo Josh Brolin nei panni di Gurney Halleck (e poi dov’è il suo baliset?), mentre Momoa che mi aveva suscitato dei dubbi prima di andare in sala si è rivelato un buon Duncan Idaho.

Ci sono tante cose che per motivi di tempo non sono state adattate fedelmente dal libro e che mi è dispiaciuto non trovare, ma non è questa una critica che voglio fare a Villeneuve perché era inevitabile tagliare da qualche parte. Giusto, probabilmente, togliere i pensieri dei personaggi (una cosa che lo stesso Herbert usò sempre di meno andando avanti coi libri della saga), e non enfatizzare troppo la ricerca del traditore di Leto (anche se questo distrugge completamente il personaggio del dottor Yueh, Chang Chen), o la parte economica e sociale della presa del potere su Arrakis da parte degli Atreides.

Capisco meno l’aver mostrato Liet (Sharon Duncan-Brewster) capace di cavalcare i sandworm (non nasce Fremen, e infatti nel libro è incapace di farlo), o l’aver solamente accennato la principale caratteristica fisica dei Fremen, cioè gli occhi totalmente azzurri dovuti alla dipendenza dalla spezia, ma mi rendo conto che siano sottigliezze che derivano dal mio amore per il libro di Herbert. Una nota particolarmente stonata mi è sembrato il contrasto tra le navi della Spacing Guild che sembrano uscite da Arrival (2017) e il resto della tecnologia del film, giustamente più pesante (avanzata ma antiquata allo stesso tempo a causa della Butlerian Jihad) e con un look insettoide dovuto al fatto che… spesso i motori dei macchinari sono biologici, secondo l’Enciclopedia di Dune, ma i cui particolari non sono spiegati né accennati nei libri della saga. 

Lasciando stare questi particolari irrilevanti per i più, questo primo film presenta bene i temi della rivoluzione e dell’imperialismo mentre per adesso tocca poco quello dell’ecologismo, molto presente nell’opera di Herbert. Molti particolari e molte scene suggeriscono come Villeneuve sia debitore di Lynch un po’ come Peter Jackson lo fu di Ralph Bakshi, anche se va detto che entrambi i registi hanno riproposto molte scene esattamente come descritte nel libro. 

Che altro? Personalmente avrei preferito la parte visionaria del film un po’ più lisergica, cosa che Lynch aveva azzeccato in pieno, anche perché sarebbe stata in linea con le esperienze con l’LSD degli anni Sessanta che le ispirarono (qui ci voleva Terry Gilliam!). E mi sarebbe piaciuto vedere più Harkonnen: il Barone (Stellan Skarsgard) non lo vediamo compiere nessuna delle nefandezze che compie nel libro, Feyd Rautha non c’è proprio, e Beast Rabban (Dave Bautista) è l’unico lì a dimostrare perché bisogna odiare con forza questa Casa nobiliare. 

Al di là di queste piccole critiche, non posso che dirmi soddisfatto di questo film di Villeneuve che ha fatto un gran lavoro per adattare un libro davvero difficile da “riassumere” in un film. Non a caso Jodorovsky non riuscì a girare nemmeno una scena e Lynch del suo film non vuole nemmeno parlare… Ciao! 

PS: Se non conoscete Dune e al cinema sentite una sensazione di deja vu al vedere astronavi, combattimenti con spade, un eletto su un pianeta desertico con due lune che convince gli altri a fare cose con la sua sola voce, vi ricordo che il libro di Herbert fu pubblicato 12 anni prima di quel film di George Lucas. Che poi se vogliamo è anche abbastanza evidente l’ispirazione che Herbert prese da Lawrence of Arabia (Lawrence d’Arabia, 1962) in cui un uomo venuto da fuori si pone a capo di un popolo del deserto e lo guida in una guerra, cosa che vedremo nella seconda parte di Dune se mai verrà fatta… quindi inutile parlare di chi ha preso da chi!


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12 risposte a "Dune: Part One: recensione del film"

  1. Eh, io “Dune” lo capisco poco, e mi calza il velato paragone con “Mad Max”…
    “Mad Max” riesco a capirlo, “Dune” no…
    anzi… trovo incomprensibili coloro che leggono felici “Dune” e poi hanno problemi con Verdi o Tolstoj perché «non conoscono la società del passato a cui si riferiscono»… in effetti chi cacchio la sa la situazione del servaggio della gleba nella Russia dell”800, nessuno, c’è da “studiarla”; però nessuno sa della raccolta della spezia nel 10191, anche quella c’è da studiarla… inoltre, il servaggio della gleba c’è stato, mentre la raccolta della spezia è inventata… perché dare all’inventato valenza di “semplicità” maggiore che all’accaduto!?
    in “Dune” (come nel “Signore degli Anelli”), per altro, ognuno ha 3000 nomi e nomignoli, cosa che c’è anche in Tolstoj (Natasha in “Guerra e Pace” viene chiamata per lo meno in tre modi diversi, è Natalia, Natasha, e mi sembra anche Natushka; come Gandalf che è Mithrandir e Aragorn è Strider) però in “Dune” (dove ti perdi tra Paul, Muad’dib, Kwisatz Haderach o tra spezia e melange) va bene, con fan in visibilio, con Tolstoj no, la gente “si confonde”!

    In “Mad Max”, inoltre, i riferimenti fictionali al fascismo li trovo calzanti, come trovo ancora abbastanza calzanti i riferimenti fictionali al nazismo di J.K. Rowling (tra mangiamorte/SS e mezzosangue/ebrei) mentre in “Dune”, tutto l’ambaradan riflettente le rivoluzioni arabe, l’OPEC, la Palestina, la Gran Bretagna, gli Americani, la Crisi di Suez del ’62, boh, sono tutte cose che vedo fluttuare ma non carpire… e mi viene da dire “dé, allora, più che fantascienza complessa e inventarti roba che non esiste, facevi prima a scrivere un libro di storia su Hamas! tanto ti veniva complicato lo stesso e non ci capiva niente nessuno lo stesso!”

    ma qui sono io che ammetto di non essere mai stato della pasta adatta a reggere “Dune”…

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    1. Guarda io giusto oggi ho finito il terzo libro della saga e già voglio leggere il quarto… Però mi piace pure Tolstoj! :–D

      Secondo me si stacca ben presto dalla storia del Medio Oriente sfruttato dagli occidentali…

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  2. Come sai già sono molto d’accordo con te, sia per i pregi che per i difetti. A me invece è molto dispiaciuto che sia stata tagliata l’indagine sul traditore tra gli Atreides, è una parte sicuramente secondaria ma che permette al mondo di respirare un attimo e approfondire quello che i personaggi pensano l’uno dell’altro (come Thufir e Gurney che non si fidano di Jessica), oltre, appunto, a capire perché nessuno sospetta di Yueh.
    Spero veramente che WB produca anche la seconda parte, questo film non sta per niente in piedi da solo e lasciarlo in sospeso, con tutto l’impegno creativo, di uomini e mezzi messo in campo sarebbe davvero un crimine.

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    1. Ma come sempre il denaro comanda, e se non arrivano abbastanza incassi da cinema e HBO Max (ma che fanno, pagano i diritti per ogni volta che viene streamato il film?)… mi sa che la storia finisce qui. :–/

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  3. Questa è la mattinata dei recuperi dei tuoi articoli, sempre molto interessanti. Io arrivo al film dopo aver letto il primo romanzo a inizio 2021 e concordo sul fatto che l’adattamento sia riuscito. Certo i tagli che hai evidenziato (i pensieri dei protagonisti, la politica e l’economia del pianeta, il baliset e non solo) ci sono ma hanno un certo peso solamente a chi ha letto il romanzo. Le cose del film che a mio avviso sono meno riuscite perché mal approfondite, sono l’attentato notturno a Paul e il condizionamento del dottore. Ci sarebbe voluto anche maggior respiro riguardo le Gesserit, ma sicuramente con la seconda parte, almeno questo punto sarà per forza di cose approfondito. Segno anche la totale mancanza dell’imperatore, mi sarei aspettato di vederlo.

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    1. Grazie mille! Sono d’accordo con te, peccato per Yueh che fa una figura indecente nel film, e si perde tutta la parte dei sospetti per il tradimento… Ma è un libro di 800 pagine, dei tagli erano inevitabili. Tutto sommato, Villeneuve ha fatto un buon lavoro!

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