The X-Files – S03E03, Fulmini

In una piccola cittadina dell’Oklahoma una serie di strani incidenti attrae l’attenzione di Mulder e Scully: già cinque persone sono state colpite da fulmini, e quattro di esse sono morte. Appena giunti sul posto, i due agenti riescono ad entrare in contatto con quello che noi spettatori sappiamo sin dall’inizio essere il responsabile delle morti: Darin Peter Oswald (il D.P.O. del titolo originale, interpretato da Giovanni Ribisi), insieme al suo amicone Zero (Jack Black). Come sempre l’intuito di Mulder è quasi sovrumano! Le prove, invece, scarseggiano… 

Quindi seguiamo le indagini dei nostri eroi e allo stesso tempo scopriamo che persona sia Darin: un giovane adolescente che non sa quello che vuole, con sbalzi di umore continui e con una cotta per la bella moglie (Karen Witter) del suo capo (Steve Makaj) nell’officina dove lavora come meccanico. Non passa molto tempo prima che Mulder e Scully arrivino a capire le responsabilità di Darin, nonostante la totale mancanza di prove. E nonostante le ingerenze dello scettico sceriffo locale, Teller (Ernie Lively), che non perde occasione di mettere i bastoni tra le ruote ai due agenti federali! 

L’unica critica che mi sento di muovere contro questo episodio è che non arriva minimamente ai livelli di epicità di quelli che lo hanno preceduto, ma non è una critica giusta visto che non era certo quello lo scopo di Fulmini. È piacevole seguire Darin e Zero che bevono birre, ascoltano musica punk (tra gli altri, i James, i Filter e pure i Vandals, che vidi dal vivo quasi venti anni fa in Italia) e si divertono coi poteri fuori dal comune di Darin, così come le varie intuizioni di Mulder e Scully che seguono ogni piccolo indizio che riescono a trovare. 

Anche il tema dell’episodio è simpatico: i superpoteri nelle mani di un adolescente annoiato lo rendono un supervillain, più che un supereroe! Interessante anche la scena che più di ogni altra ricorda un cinefumetto, quella dove Darin uccide Zero e con una serie di tagli la telecamera arriva ad inquadrarne la faccia mentre è in piedi sul tetto della sala giochi col cielo in tempesta alle spalle (a proposito della sala giochi, non perdetevi l’approfondimento a tema su nonquelmarlowe). 

Il finale chiude degnamente l’episodio e Carter si permette anche di divertirsi un po’ facendo apparire il suo credito come creatore della serie su uno schermo guardato da Darin rinchiuso in una cella di un manicomio invece che sul canonico sfondo nero. Certo, con la mitologia che sviluppa la macrostoria in maniera così interessante non è facile per episodi autoconclusivi mantenere l’attenzione di spettatori come me, ma questa è la natura della serie!

Insomma, Fulmini è una solida puntata con un cast brillante che fa uno splendido lavoro e ci regala pure un paio di momenti divertenti tra Mulder che sfoglia una rivista porno, di cui sappiamo essere un fan, e Scully che ringrazia ironicamente lo stesso Mulder per non aiutarla in una difficile conversazione con lo sceriffo Teller. Ciao! 


Episodio precedente: Operazione Paper Clip

Episodio successivo: Previsioni


11 risposte a "The X-Files – S03E03, Fulmini"

  1. Il vero mistero incredibile di questo episodio è che… Ribisi e Black sono stati giovani pure loro! Ribisi è rimasto identico, mentre Black già anticipava in gioventù il suo stile 😛
    Dare un’occhiata alle sale giochi del ’94 è stato bellissimo e mi ha riportato ai miei vent’anni, quando anch’io – come la prima vittima – giocavo a “Virtua Fighter 2”, oserei aggiungere con notevole successo, visto che all’epoca mi ero impratichito nello stile marziale di tutti i personaggi. Ah, e ci giocavo al PC di casa, mai speso un solo centesimo in sala giochi 😛
    E’ stato delizioso vedere Mulder aggirarsi fra cabinati archeologici come “Popeye” (che da ragazzino adoravo sul Commodore64) e l’unica pecca è che sarebbe stato ancora più delizioso vedere i due agenti sfidarsi a qualche videogioco: ce la vedi Scully davanti a un cabinato? Già solo vedere la faccia che avrebbe fatto la Gillian sarebbe stato impagabile 😀

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    1. Io alle sale giochi ci andavo più per guardare gli altri giocare (soprattutto a Street Fighter, che io ricordi), i miei non mi davano una lira per quelle cose lì!

      Secondo me si sarebbero divertiti Duchovny e Anderson con un momento di svago videoludico! X–D

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      1. I soldi della mia paghetta settimanale erano pochi, non esisteva per nulla al mondo che li buttassi in videogiochi in cui ero totalmente impedito. Tanto più che dal 1983 avevo il Commodore64 a casa, dove fallivo miseramente a ogni gioco: non avevo alcuna esigenza di fallire fuori casa… per di più pagando!
        Nei primi Novanta i giochi per PC erano così soddisfacenti (e gratis!) che non sentivo alcun bisogno di pagare per giocare agli stessi titoli, sempre perdendo miseramente.
        La paghetta serviva per i fumetti e, con l’avvento del VHS, per noleggiare film e comprare videocassette vergini. Ogni altro uso era inconcepibile ^_^

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      1. In “Brightburn” c’è un ragazzo non terrestre che potrebbe creare serie difficoltà pure a uno con i poteri del personaggio di Giovanni Ribisi… E il concetto di fondo è all’incirca lo stesso dell’episodio di The X-Files trattandosi, più che di “supereroi con superproblemi” (cit. Stan Lee), di supereroi (o meglio, appunto, supervillain) che CREANO superproblemi 😉

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