Children of Dune: recensione del libro

Children of Dune (I figli di Dune) è il terzo libro della saga di Dune: scritto da Frank Herbert, fu pubblicato nel 1976, ben sette anni dopo il precedente Dune Messiah, e secondo me rappresenta un salto in termini di qualità e profondità che non era facile aspettarsi, specialmente visto che i primi due libri erano già ottimi.

Children of Dune segna il ritorno di personaggi che erano stati messi da parte nel secondo libro come Lady Jessica e Gurney Halleck, l’evoluzione di altri come Alia e Duncan Idaho, e l’introduzione di nuovi protagonisti, su tutti Farad’n Corrino e i fratelli Leto II e Ghanima. Questi ultimi due erano dei bebè alla fine del libro precedente, ma grazie ad un salto temporale di nove anni qui sono dei personaggi a tutto tondo.

Il mondo di Dune continua ad evolversi e qui ci troviamo in quello che era il peggior incubo di Paul Atreides: un impero corrotto e fascista tiene sotto il suo giogo l’universo conosciuto e a capo di quello stesso impero c’è Alia, sua sorella! I pensieri e le idee alternative vengono soffocati nel sangue (c’è una vera e propria inquisizione), e anche tra gli stessi Fremen c’è chi comincia a pensare che le cose dovrebbero andare in un altro modo. In particolare, è la figura del Preacher (Predicatore) ad attrarre folle di ascoltatori disposti a rischiare la repressione pur di sentire le sue parole…

Ma mi fermo qui con la trama! Anche perché pur semplificando parecchio la storia narrata da Herbert qui si fa veramente complicata, credo per il seguente motivo: i protagonisti del libro sono persone talmente eccezionali e fuori da comune che i loro piani ed intrighi (che non mancano mai sin dal primo libro di Dune!) sono difficili da capire e i dialoghi tra di loro hanno sempre almeno due o tre livelli di lettura ulteriori al primo, quello superficiale.

Data la presenza di così tanti intrighi messi in atto da così tante persone diverse, il libro è costellato da fallimenti: necessariamente, alla fine soltanto uno dei piani viene portato a compimento, quindi di tutti i personaggi solo uno esce vincitore… E ancora una volta, così come già fu con Paul alla fine del primo libro, la vittoria è amara, è più un sacrificio che altro.

Sin dall’inizio di questa saga non abbiamo assistito ad altro che agli Atreides sacrificarsi per fare il bene degli altri. Il Duca Leto accettò Arrakis dall’Emperor Shaddam IV sapendo che era una trappola. Paul accettò il suo destino di Muad’dib sapendo che avrebbe portato ad una sanguinosa jihad che lui non voleva. E qui… Tocca a Leto II farsi carico del destino addirittura dell’intera umanità in modi che era difficile prevedere! Questo mi ha colpito molto del libro di Herbert: quasi sconfina in territori supereroistici o shonen, che sicuramente esistevano quando lui scrisse il libro, ma che non so se fossero mai stati usati in un contesto così diverso come quello di una saga occidentale epica come quella di Dune.

Ma dicevo sopra che Children of Dune rappresenta un salto in avanti per Herbert, che non perde occasione per scrivere del nostro mondo nel suo romanzo di speculative fiction. Per esempio, sulla rivoluzione e la dittatura, ecco le tre condizioni che possono portare un popolo a ribellarsi (e come impedirlo): “One: When they find a leader. This is the most volatile threat to the powerful; they must retain control of leaders. Two: When the populace recognizes is chains. Keep the populace blind and unquestioning. Three: When the populace perceived a hope of escape from bondage. They must never even believe that escape is possible!” (Uno: quando trovano un leader. Questa è la minaccia più imprevedibile al potere: bisogna mantenere il controllo dei leader. Due: quando capiscono di essere incatenati. Bisogna mantenere il popolo cieco e far sì che non si faccia domande. Tre: quando vedono una speranza di poter sfuggire al giogo. Bisogna far sì che non credano mai che sia possibile un cambiamento!)

E sempre su come controllare i popoli (anche attraverso la religione): “I would control migration, explaining that this fosters new ideas, and new ideas are a threat to the entire structure of life. Change was dangerous. Invention must be suppressed. Individual willpower must be denied. What other function did the priesthood serve than to deny individual will?” (Bisogna controllare la migrazione perché favorisce la nascita di nuove idee, e le nuove idee sono una minaccia alla struttura della vita. Il cambio è pericoloso. L’inventiva va soppressa. La forza di volontà individuale va negata. A cosa altro dovrebbero servire i preti se non a negare la volontà dei singoli?)

Ma sono infiniti i passaggi che si potrebbero citare da Children of Dune che potrebbero sembrare usciti da libri di storia o trattati di politica. Per me è un fondamentale tassello nella storia di Dune che ne eleva la complessità senza ridurre il piacere della lettura, con un finale incredibile che non può non portare alla letttura del seguente libro, God Emperor of Dune… Ciao! 


6 risposte a "Children of Dune: recensione del libro"

    1. Era una saga molto menzionata, ma secondo me la maggior parte della gente aveva (e ha) letto solo il primo libro. Io da tempo la volevo leggere e il film di Villeneuve mi ha dato la spinta di cui avevo bisogno!

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