Balada triste de trompeta: recensione del film

Balada triste de trompeta (in italiano: Ballata dell’odio e dell’amore) è un film del 2010 scritto e diretto da Alex De la Iglesia con cui il regista spagnolo si è portato a casa il Leone d’Argento, premio speciale per la regia al Festival di Venezia di quell’anno. Non è un film facile di cui scrivere perché da una parte è il classico film grottesco e chiassoso di De la Iglesia che si perde un po’ per strada fino ad un finale caciarone, ma dall’altra è anche un’opera personale che fa largo uso di metafore per narrare una storia dentro la storia. Cominciamo da un accenno di trama, quindi.

Nel 1973, Javier (Carlos Areces) si unisce come pagliaccio triste ad uno scalcagnato circo in cui la fa da padrone il violento Sergio (Antonio De la Torre), pagliaccio scemo, che comanda ben più del supposto direttore (Manuel Tejada). Tutti hanno paura di Sergio, compresa la sua ragazza trapezista Natalia (Carolina Bang). Javier si innamora di lei e comincia un distruttivo triangolo amoroso in cui la violenza aumenta fino ad un drammatico finale in cui i tre si trovano in cima alla croce del Valle de los Caídos, monumento eretto da Franco per festeggiare la vittoria nella Guerra Civile (e nei cui cantieri morirono migliaia di prigionieri repubblicani), in cui Natalia si suiciderà. E questa è una maniera di vedere la trama.

L’altra è quella politica, visto che il film si apre nel 1937 con uno scontro tra repubblicani e insorti fascisti in cui i primi obbligano i lavoratori di un circo a combattere dalla loro parte. Naturalmente i fascisti hanno la meglio e uccidono o imprigionano tutti quelli dell’altra fazione. Tra gli imprigionati, ecco il pagliaccio interpretato da Santiago Segura il cui figlio altri non è che il Javier di cui sopra, che già da piccolo si dà alla vendetta mettendo una bomba dove il padre è costretto ai lavori forzati: il Valle de los Caídos. La lettura politica del film suggerisce che Natalia sia la Spagna presa tra due fuochi: uno spirito violento e fascista (Sergio) e uno più dolce ma perdente (Javier) che si scontrano fino a determinare una fine ingloriosa per il paese. Il direttore del circo che non dirige un bel nulla potrebbe essere il re di Spagna, per esempio. Il motociclista suicida… non so chi possa essere.

Se questa doppia lettura della trama del film è sicuramente interessante, purtroppo Balada triste de trompeta (titolo che riprende la canzone omonima di Rafael che viene anche usata in più punti nel film) mi è risultato ostico da digerire per più di una ragione. Primo, anche se affascinante, la lettura metaforica della trama arriva solo fino ad un certo punto, e De la Iglesia ha un’idea molto particolare della Spagna se la fa interpretare ad una persona a cui fondamentalmente piace essere trattata male. E non è chiarissimo che parte della popolazione rappresenti Javier che è sì gentile e timoroso, ma anche completamente folle e masochista.

Secondo: il film è visivamente orribile. La fotografia digitale desaturata è sgradevole per gli occhi, e i numerosi effetti speciali in CGI sono uno più brutto dell’altro: gli spari delle armi non hanno nessuna forza, il sangue è falsissimo, i movimenti degli oggetti nelle scene con effetti speciali sono innaturali. Anche il girato mi è parso poco ispirato, con le scene di violenza in cui non si capisce nulla a causa di mille tagli e movimenti di macchina da mal di mare.

Terzo, e qui chiudo, eccetto il sempre bravo De la Torre che riesce sempre a brillare in tutto quel che fa, il resto del cast fa quel che può con un materiale confuso e con una messa in scena approssimativa. Particolarmente pessima Carolina Bang che sta a De la Iglesia come Milla Jovovich sta a Anderson: sono sposati, lei è molto bella, ma di doti attoriali non se ne vedono.

Non è un segreto per i lettori di vengonofuoridallefottutepareti che De la Iglesia non mi convinca quasi mai, specialmente come sceneggiatore, e questo film conferma questo mio giudizio delle sue opere: interessanti e piene di idee che però trovo quasi sempre sviluppate in maniera confusionaria col risultato che alla fine mi lasciano poco e niente. Ciao!


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11 risposte a "Balada triste de trompeta: recensione del film"

    1. Grazie mille! Alla fine mi incuriosisce sempre quello che fa De la Iglesia, anche se di solito non mi convince. Meglio lui di tanti registi anonimi di cui ci si dimenticano i film subito dopo averli visti…

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  1. Lo vidi al cinema nella versione completa non censurata, credo pure fosse in lingua originale, ma non ricordo è passato troppo tempo. Grottesco e anarchico, magari non del tutto di mio gradimento, ma è comunque un film che riesce a mescolare vendetta e satira politica in modo riuscito. Chi apprezza il regista, io non molto devo dire, ha tra le mani uno dei suoi film migliori.

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