Star Trek: Lower Decks: recensione della seconda stagione

Forte del successo di pubblico e critica della prima stagione, Star Trek: Lower Decks presenta una seconda stagione che continua nel solco tracciato dai primi dieci episodi ma migliora praticamente in tutti gli aspetti. Si ride di più, le storie sono in generale più solide, i riferimenti allo Star Trek precedente sono meno gratuiti e più intrecciati con i personaggi e le loro avventure… Insomma, difficile non ritenersi soddisfatti! 

Rimangono anche i difetti propri della prima stagione, tra cui l’abbondanza di parolacce che è completamente fuori canon, varie battute che più elementari o volgari non si può (tra calci nelle palle e battute sulla cacca), e la parlata a duecento km orari di ogni singolo personaggio. Però qui Mike McMahan riesce a dimostrare ancora di più tutto il suo amore per il franchise, come se ce ne fosse stato bisogno. Come detto, i riferimenti al Trek che fu abbondano e sono più solidi del semplice name dropping usato spesso nella prima stagione.

Per esempio, divertentissimo l’inizio del primo episodio (01. Strange Energies) con la fuga dalla prigione cardassiana con Boimler (Jack Quaid) che si dispera perché gli mostravano luci di continuo (vedasi Chain of Command, TNG). La trama principale dell’episodio vede il comandante Ransom (Jerry O’Connell) vivere qualcosa di simile a Gary Mitchell in Where No Man Has Gone Before di TOS o Reginald Barclay in The Nth Degree, per restare su TNG. Quindi siamo alle solite, con storie classiche rivisitate ma con un tocco di humour che alla fine non stona. 

La serie introduce anche un po’ di continuità con Boimler sulla Titan di Riker (torna quindi Jonathan Frakes) e Mariner (Tawny Newsome) che gode di privilegi impensabili grazie a sua madre Carol Freeman (Dawnn Lewis) sulla Cerritos. Divertentissimo come questa nave viva un mondo completamente diverso da quello della nave di Riker con Boimler! Proprio su questa differenza verte l’ottavo episodio (08. I, Excretus, una vera e propria celebrazione di film ed episodi passati), che dimostra la differenza tra gli ufficiali e i lower decks: i primi impegnati giornalmente a salvare navi, pianeti e galassie da catastrofi immani, e i secondi che devono fare il loro lavoro ignari di quanto succeda sopra di loro. 

Sempre su questa stessa linea ecco anche il ritorno del responsabile della sicurezza bajoriano Shaxs (Fred Tatasciore, nell’episodio 02. Kayshon, His Eyes Open) che non viene spiegato volutamente, come se il ritorno dalla morte degli ufficiali in comando sia un argomento tabù nella Flotta Stellare. Anche questo episodio si rifà a TNG: già dal titolo è chiaro il riferimento allo splendido episodio Darmok (e la stanza del collector permette infiniti altri riferimenti a Star Trek precedenti). Il discorso meta dell’episodio è encomiabile, con la contrapposizione tra le avventure dell’Enterprise D e quelle più moderne tutte action e niente cervello di Discovery e Picard. La marchetta di Boimler alla fine dell’episodio sulla bellezza del New Trek è un po’ così… però mi sa che ce la dovevano mettere per forza. Secondo me l’episodio dice tutt’altro, dimostrando che il cuore di Lower Decks è dalla parte giusta! 

Continuando con il resto della stagione, divertentissimo Tom Paris (Robert Duncan McNeill) nel terzo episodio (che segna il ritorno di Boimler sulla Cerritos) che rivela come la Voyager si sia fatta largo nel quadrante Delta: a cazzotti! La serie non rinuncia nemmeno a del sano sviluppo dei personaggi, stavolta mettendo in evidenza Tendi (Noël Wells) e Mariner, che per una volta vanno in missione insieme (e la seconda fa un gran casino, come sempre). E quanto è nerd Boimler che colleziona cose che i trekkie collezionano davvero nel nostro mondo come i piatti commemorativi dei personaggi? 

E che bello rivedere i Mugato (04. Mugato, Gumato), mi erano parsi dolcissimi anche nell’episodio A Private Little War della serie classica… E l’episodio ci regala anche la versione ironica di Guinan barista ficcanaso! Ci sono varie altre perle sparse qua e là, come il social deflector dish to dodge social events (che vorrei avere pure io) dei nerdissimi Rutherford (Eugene Cordero) e Tendi (05. An Embarassment of Dooplers). In 06. The Spy Humongous c’è un riferimento un po’ gratuito a Skin of Evil, l’episodio della morte di Tasha Yar, ma nel chiamare Armus Evil Pile of Shit, Lower Decks ha dato voce a migliaia di fan che non capirono il senso della morte del personaggio di Denise Crosby

Probabilmente l’episodio che più ho apprezzato è 07: Where Pleasant Fountains Lie. Mi ha fatto morire dal ridere il commento sull’inutilità dei phaser rifle, che sono uguali ai phaser normali ma servono due mani per tenerli (chiedere a Lucius per conferme)! E c’è Jeffrey Combs che dà la voce al computer malvagio, ennesimo di una lunga lista che Kirk conosce bene! E il chief engineer vergine tutta la vita è chiaramente una parodia del buon Geordi LaForge… Semplicemente splendido! 

Per concludere, 09. wej Duj ha un guizzo di genio nel mostrare i lower decks vulcaniani e klingon (e Borg!), e una menzione speciale va al decimo ed ultimo episodio della stagione 10. First First Contact che vira verso la serietà e offre una prima parte di un doppio episodio in perfetto stile TNG con tanto di cliffhanger. Anche qui niente che non si sia visto prima, ma la storia è avvincente e i personaggi dopo due stagioni cominciano ad avere una certa sostanza, quindi è piacevole seguirne le vicissitudini. Ci sarò senza dubbio per la terza stagione, ciao! 


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6 risposte a "Star Trek: Lower Decks: recensione della seconda stagione"

  1. Continua a non essere una serie che mi fa battere il cuore Trek, ma la vedo sempre con piacere. Peccato che la nuova filosofia di Prime Video sia di tornare agli anni Ottanta e sfornare uin misero episodio a settimana, scelta che definire buffonesca è davvero poco. Non sto trattenendo il fiato in vista di una eventuale terza stagione, ma di sicuro la vedrò con piacere 😉

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    1. Ha dei picchi di genialità, ma concordo con te sulla media che sicuramente non arriva ai migliori prodotti di Star Trek. La considero comunque la cosa migliore del New Trek senza ombra di dubbio!

      Sull’episodio settimanale… coi miei ritmi di visione non rappresenta un problema per me, vado comunque più lento di loro! X–D

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  2. A me invece la diffusione di un solo episodio a settimana non dispiace, sarò vecchia scuola 😀 Netflix con le sue stagioni da 10-20 puntate buttate fuori a tradimento mi fa prendere l’ansia! Comunque la puntata con tutti i “lower decks” delle varie razze è semplicemente geniale!

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    1. Ahahah, si, quello è uno dei momenti alti della stagione! :–)
      Nemmeno a me dà fastidio l’episodio settimanale, tanto non farei binge watching anche se me li dessero tutti insieme!

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