An American Werewolf in London: recensione del film

An American Werewolf in London (Un lupo mannaro americano a Londra) è un film horror del 1981 scritto e diretto da John Landis. Il tema del film è chiaro sin dal titolo e, uscito a quaranta anni di distanza da The Wolf Man di George Waggner, ne rappresenta un degno omaggio (tanto che il protagonista menziona proprio il film del 1941 in un dialogo).

La trama è la seguente. David (David Naughton) e Jack (Griffin Dunne), due amici di New York, decidono di passare l’estate visitando la campagna inglese. Presso il ridente villaggio di East Proctor, però, vengono attaccati da un lupo mannaro (l’ho detto che entrano in scena su un furgone pieno di pecore non a caso?). Jack muore, ma David rimane solo ferito grazie al provvido intervento dei residenti del villaggio. Tre settimane dopo, si sveglia in un ospedale di Londra dove si innamora della bella infermiera Alex (Jenny Agutter) e dove il suo caso incuriosisce non poco il dottor Hirsch (John Woodvine)…

Landis rielabora a modo suo il mito del lupo mannaro mantenendone alcuni elementi come le ferite che propagano la licantropia e l’influenza della luna piena, e cambiandone altri come la necessità di proiettili d’argento per uccidere le creature. Un po’ come fece Joe Dante che in quello stesso 1981 uscì col suo The Howling (L’ululato), in cui l’argento era necessario, ma i lupi mannari potevano trasformarsi a piacimento (ne parleremo presto qui sul blog). E questo non è che uno dei punti di contatto tra i due film! Un altro, per esempio, è Rick Baker, effettista che finì per lavorare con Landis (e ci vinse l’Oscar) dopo aver lasciato Dante nelle mani del giovane Rob Bottin.

Ma restiamo sul film di Landis. Fa paura (ma anche ridere), è tesissimo, è pieno di sangue e arti mutilati, c’è dentro un film porno (finto: See You Next Wednesday!), e diverte dall’inizio alla fine. L’inizio è folgorante, con le scene nella brughiera piene d’atmosfera e soprattutto con l’indimenticabile pub inglese meno accogliente della storia (per la cronaca, a me che in Inghilterra c’ho vissuto è sembrato semplicemente realistico).

La parte centrale funziona alla grande con la storia d’amore tra David e Alex, il mistero che il dottore vuole risolvere, e soprattutto con le allucinazioni di David che vede il (non) defunto Jack che gli chiede di uccidersi per poterlo liberare dal limbo, oltre a vari altri deliri su cui spicca quello dei nazisti zombie che massacrano la gente senza pietà (Landis li odiava i nazisti dell’Illinois, se non si era capito).

Il finale, poi, è magniloquente: dopo una serie di omicidi efferati, David si rifugia in un cinema a luci rosse per discutere con le sue vittime su quale sia il metodo migliore per suicidarsi prima di una carneficina in cui fanno più vittime gli incidenti di traffico che il lupo mannaro! Landis ci va giù pesante col gore, e pensare che per passare la censura tagliò varie cose qui e lì tra violenza e nudità!

E parlando di gore, e quindi di effetti speciali, è impossibile non menzionare la sequenza che ha fatto la fortuna di questo film: Rick Baker fece un lavoro incredibile per permettere a Landis di mostrare in piena luce e senza troppi stacchi di montaggio la trasformazione di David in lupo mannaro! Ancora oggi risulta migliore di qualunque cosa fatta in CGI: quegli effetti al 100% pratici rendono tutto così… vero!

Per concludere, Un lupo mannaro americano a Londra è un classico film del terrore perfettamente adattato ad una decade, quella degli anni Ottanta, in cui nel genere si faceva a gara per creare gli effetti speciali più inquietanti e per sfidare la censura con quante più scene violente (o a contenuto sessuale) possibile. Impressionante notare come Landis avesse appena fatto The Blues Brothers (1980) e stesse per uscire con Trading Places (Una poltrona per due, 1983), una carriera lanciatissima… contro il muro dell’incidente sul set di Twilight Zone: The Movie (1983) che segnò tutto il resto dei suoi anni a Hollywood. Ciao! 



17 risposte a "An American Werewolf in London: recensione del film"

    1. Conosco il tuo amore per questo film, un amore che a me passó mio fratello che mi fece vedere la VHS nei favolosi anni Novanta…! :–D

      Grazie per il complimento (immeritato)! :–)

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      1. No, no, Sam, io dico che è meritato! 😉
        Horror landisiano di gran classe e macabro umorismo, con sequenze indimenticabili quali quella della licantropica trasformazione a vista, mostrata in tutta la sua terribile sofferenza dalla maestria prostetica di un Rick Baker in gran spolvero… John Landis qui fa faville, nel periodo d’oro in cui la sua vena dissacrante e anarchica non era ancora stata ridimensionata dal tragico incidente occorso sul set di Twilight Zone.

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      2. Grazie mille!!! :–)

        La sequenza della Ttasformazione dura pochi secondi (tanto che Baker si dice che ci rimase male al principio) ma ha fatto la storia! :–D

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    1. Le etichette lasciano il tempo che trovano, ma con un lupo mannaro dentro io lo horror ce lo vedo eccome! :–)

      C’è dell’umorismo landisiano, come nel dialogo coi cadaveri nel cinema a luci rosse, nel pub inglese all’inizio, nell’incompetenza dei poliziotti… Ma di certo non ci sono battute da sganasciarsi dalle risate, questo no! :–D

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    1. È di un Landis in formissima che ancora non doveva niente a nessuno, la sensazione che incidente + processo di Twilight Zone gli abbiano mezzo stroncato la carriera (o almeno la vena e la libertà creativa) è forte…

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  1. Non saprei che aggiungere alla tua recensione, hai fatto un ottimo articolo parlando di tutti i punti fondamentali e di come questo film sia in grado di far ridere ma anche di spaventare e di come riesca a rendere omaggio alla figura del licantropo. Una recensione veramente stupenda!

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  2. Concordo pienamente sul fatto che il pub più che inospitale sembra semplicemente realistico. Dopo qualche tempo passato nelle isolette scozzesi non ci fai nemmeno più caso, anzi sembra pure accogliente quella atmosfera. Comunque il film è un classico, inossidabile al tempo, da vedere fino alla nausea.

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    1. Totalmente d’accordo, sia sul rivedere questo film sia sul considerare accoglienti i pub pieni di gente ostile e con quel puzzo di moquette bagnata di alcool tipico di quei posti…

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