God Emperor of Dune: recensione del libro

God Emperor of Dune (L’imperatore-dio di Dune) è un libro sorprendente per più motivi. Quarto libro della saga, conferma la tradizione dell’iniziale salto temporale, ma qui invece di trattarsi di una manciata di anni, ci sono secoli di distanza dal finale del terzo libro, Children of Dune. Secoli! Questo permette a Herbert di concentrarsi su moltissimi nuovi personaggi e di presentare una società diversa da quella introdotta in Dune e che, cambio di imperatore a parte, non era cambiata del tutto con Dune Messiah e Children of Dune.

Un paio di facce note però ci sono. Prima di tutto, l’imperatore Leto II, che alla sua veneranda età di 3500 anni ha ormai poco di umano e si sta trasformando in un vero e proprio sandworm. E poi ecco l’immancabile Duncan Idaho, o meglio, una serie pressoché infinita di ghola di Duncan Idaho da cui Leto II pare proprio non potersi separare.

Per il resto ecco Moneo, fedele servitore di Leto, sua figlia Siona, a capo dei ribelli, Nayla, la Fish Speaker dell’esercito femminile di Leto a cui lui stesso ha ordinato di ubbidire in ogni momento a Siona (anche se questa vuole farlo fuori), e l’ambasciatrice di Ix chiamata Hwi Noree di cui si innamora perdutamente proprio Leto (o, come viene chiamato dai ribelli, il Worm, il Verme).

Sorprendente quindi questo libro perché al centro c’è proprio una storia d’amore, anzi, più d’una: Leto, Duncan, Hwi e Siona sono legati tra loro da intrecci d’amore e di odio che si risolvono nello spumeggiante finale, come sempre costruito ad arte dal buon Frank Herbert. C’è molto di più oltre alle storie d’amore, ma sinceramente io c’ho rivisto solo i temi già sviscerati nei primi libri, su tutti il potere e la religione.

E lasciatemelo dire: molte parti di questo libro mi sono sembrate ridondanti. Per un buon 70% del tempo leggiamo dialoghi o monologhi di Leto II che inevitabilmente si ripete moltissimo (e son quasi 600 pagine di libro). Dopo un po’ le sue parabole, le sue vaghe risposte, i suoi ragionamenti sull’esistenza… annoiano un po’.

Non mancano momenti taglienti: due esempi sui militari che hanno sempre bisogno di un nemico esterno e sulle prigioni e la polizia come scudi di una burocrazia corrotta possono essere “If there is no enemy, one must be invented. The military force which is denied an external target always turns against its own people.” e “prisons and police and legalities (are) the perfect illusions behind which a prosperous power structure can operate while observing (…) that it is above its own laws.

Interessante anche l’ennesima frecciata ai politici che non meritano il potere con “The undeserving maintain power by promoting hysteria“, o un Leto decisamente anti-religioso che dice “Why should I want to loose a religion upon my people? Religions wreck from within – Empires and individuals alike!

Sono però cose che ho la sensazione di aver già letto nei primi libri, niente di nuovo. E c’è anche un paio di cadute di stile dovuto principalmente all’epoca in cui il libro fu scritto. Penso specialmente a come viene dipinta l’omosessualità negli eserciti, per esempio: “The homosexual, latent or otherwise, who maintains that condition for reasons which could be called purely psychological, tends to indulge in pain-causing behavior“. Uff… L’omosessualità non è una condizione che emerge così, a caso, e sicuramente non rende sadici! Purtroppo qui Herbert scade nell’intolleranza più becera a cui a dirla tutta aveva già ceduto allontanando dalla sua vita uno dei suoi figli reo solamente di essere omosessuale.

Insomma, non posso dirmi totalmente convinto da God Emperor of Dune. Forse era intenzione dell’autore, ma a circa due terzi del libro non ne potevo più del Worm, e quindi mi sentivo vicino all’umanità che da 3500 anni se lo doveva sorbire come Imperatore onniscente!

Poi non mi ha convinto particolarmente né l’amore di Duncan per Hwi (appena la vede è amore eterno?), né quello di Siona per Duncan (lei ha un orgasmo al guardarlo fare una scalata…? WTF?). Più riuscita la storia tra Leto e Hwi, ma non basta per compensare il fatto che il personaggio di Duncan ne esca come un bizzoso adolescente, ben diverso dal guerriero che conoscevamo in Dune e Dune Messiah!

Insomma, un’ottima prima parte, un gran finale, ma temo che la sostanziosa parte centrale con i ribelli che vengono presto dimenticati e i Bene Tleilaxu che fanno delle comparsate che non si sa bene dove portino, mi abbia lasciato un po’ di amaro in bocca. Ma questo non mi impedirà di buttarmi subito su Heretics of Dune! Ciao!

PS: ho scoperto dalla prefazione di Brian Herbert che God Emperor of Dune è un libro di passaggio verso una nuova trilogia che però il padre Frank lasciò incompiuta, scrivendo solo i primi due libri (che già posseggo). 


9 risposte a "God Emperor of Dune: recensione del libro"

  1. Non so con quale coraggio hai affrontato 600 pagine di un verme parlante! 😀
    Scherzi a parte, già quando da ragazzo divoravo fantascienza a getto continuo mai mi sarei avvicinato a saghe così corpose, oggi mi è impossibile anche concepirle, ma almeno ti uso per tenermi informato sui vari libri di Dune: mi ero sempre chiesto di cosa parlassero in così tante pagine!

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    1. Questo è veramente una delusione. I primi due meritano tantissimo. Il terzo è bello, anche se non all’altezza. Questo quarto ammazza l’entusiasmo. Del quinto scriverò a breve, ma… diciamo che ho poca voglia di leggere il sesto! X–D

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  2. Che delusione, non tanto per il libro in sé quanto nel scoprire le idee di Herbert nei confronti dell’omosessualità; e dire che dai suoi libri risulta una persona molto intelligente e acuta, ma evidentemente non è sinonimo di tollerante e accogliente.
    Per quanto riguarda il romanzo, potrebbe essere scaduto nel problema delle saghe, ossia il continuare a scrivere anche dopo aver esaurito i propri argomenti; non sarebbe sicuramente il primo a non aver saputo fermarsi al momento giusto, ma dispiace comunque vedere un mondo e una storia come quella di Dune finire per una china simile.
    Io ho terminato qualche giorno fa Messia di Dune, e ti confesso di aver fatto un sacco fatica a finirlo, probabilmente per colpa mia perché lo studio del potere e dei suoi meccanismi non è un argomento che mi appassioni più di tanto. Il libro in sé, come il primo, è scritto con un acume eccezionale e il personaggio di Paul è sviscerato ottimamente (il finale non l’avevo visto arrivare, ma a conti fatti mi ha soddisfatto molto), però ci sono stati momenti in cui avrei preferito leggere qualsiasi altra cosa piuttosto che andare avanti con quello.

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    1. Mi dispiace che non ti sia piaciuto molto Dune Messiah, io l’ho trovato una perfetta chiusura della storia, senza la quale il personaggio di Paul rimane sviluppato a metà (infatti credo che Villeneuve abbia in mente altri due film, per narrare anche le vicende di questo libro).

      Su God Emperor, che dire… Onestamente non lo consiglierei a nessuno. Omofobia a parte, è di una pesantezza insopportabile ed è proprio ripetitivo.

      Sto finendo in questi giorni Heretics of Dune a cui riconosco di aver cambiato marcia, ma… non gli lega nemmeno le scarpe al primo libro. Il mio giudizio della saga (ma mi manca il sesto libro) per adesso è andato peggiorando inesorabilmente a partire dal terzo, ma soprattutto dal quarto libro.

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