Eric: recensione del libro

Eric (o Faust Eric) è il nono libro della saga del Discworld e quarto ad avere come protagonista Rincewind dopo The Colour of Magic, The Light Fantastic, e Sourcery. Uscì inizialmente come The Illustrated Eric, e di fatto è un libricino da leggere in poco più di due ore che nella sua forma originale era impreziosito da delle splendide illustrazioni di Josh Kirby, storico disegnatore delle copertine di libri del Discworld. Io l’ho letto la prima volta nella sua edizione priva di disegni, e la seconda volta così come fu pensato e creato inizialmente.

Come detto, qui siamo quasi di fronte ad un racconto più che ad un libro vero e proprio, ed è chiaro sin da subito l’intento prettamente umoristico del buon Pratchett. Death infatti informa i maghi della Unseen University che Rincewind è perso nelle Dungeon Dimensions (dopo gli eventi di Sourcery) e ha esattamente una possibilità su un milione di riuscire a tornare nel Discworld. E si sa (da Guards! Guards!) che con delle chance così basse, Rincewind non può che riuscire nell’impresa!

Pratchett lo fa riuscire facendolo evocare da un demonologo particolarmente giovane, Eric, appunto, che ha le idee chiarissime su cosa voler fare nella vita: essere immortale, diventare il signore del mondo, ed avere la donna più bella che abbia mai vissuto. Solo che bisogna stare attenti a cosa si desidera1

Ecco quindi che ognuno di questi desideri diventa il veicolo di battute una più divertente dell’altra sul mito della fonte della giovinezza, sulle antiche civiltà precolombiane2, e sulla guerra di Troia. E tutto finisce in bellezza con un vero e proprio tour di un Inferno recentemente rinnovato e che somiglia ad una moderna azienda, per la disperazione dei vari demoni che lì devono lavorare e dei vari dannati che lì devono passare l’eternità.

Pratchett qui è a briglia sciolta e ci sono decine e decine di battute che funzionano alla grande nel libro. Volendo essere un po’ critici, c’è poco di più, ma è forse un difetto così grande? Evidentemente non è con Eric che Pratchett voleva affrontare temi profondi e far riflettere il lettore. Con Eric lo voleva divertire, quel lettore, e ci è riuscito eccome!

Si potrebbe argomentare che in quanto ad intenti e a struttura narrativa qui si sia fatto un passo indietro rispetto ai libri immediatamente precedenti (Pyramids e Guards! Guards!), ma come detto Eric è più un racconto lungo che altro, quindi sarebbe ingiusto giudicarlo come se fosse un altro libro della saga. E poi con tutte le risate che mi sono fatto con Eric, perché mai dovrei criticarlo? Anche Pratchett avrà pensato la stessa cosa: nonostante fosse senza dubbio un genio, non per forza doveva scrivere libri tutti profondi, brillanti e complicati allo stesso modo, no? Che poi qualche argomento profondo lo tocca pure, senza approfondirlo troppo3

Eric è “solo” brillante, e se non vi sembra poco, leggetelo e sono certo che vi piacerà, così come vi piaceranno le illustrazioni di Kirby4. Vi ricorderà The Colour of Magic e The Light Fantastic, se li avete letti, ma i viaggi qui sono nel tempo oltre che nello spazio. E nelle dimensioni, visto che viene citata l’Inghilterra ad un certo punto, in uno dei rari momenti nel Discworld in cui Pratchett si presenta come narratore del nostro mondo invece che immerso totalmente in quello che ha creato. Ciao! 


1. The whole point of the wish business was to see to it that what the client got was exactly what he asked for and exactly what he didn’t really want. (Il punto del business dei desideri è far sì che il cliente ottenga esattamente cosa ha chiesto ed esattamente ciò che non voleva.)

2. The Tezuman Empire in the jungle valleys of central Klatch is known for it organic market gardens, its exquisite craftsmanship in obsidian, feathers and jade, and its mass human sacrifices in honor of Quezovercoatl, the Feathered Boa, god of mass human sacrifices. (L’impero Tezuman delle valli nella giungla del Klatch centrale è conosciuto per i suoi mercati di verdura biologica, i suoi squisiti artefatti di ossidiana, piume e giada, e i suoi sacrifici umani di massa in onore di Quezovercoatl, il Boa piumato, dio dei sacrifici umani di massa.)

3. The gods of the Disc have never bothered much about judging the souls of the dead, and so people only go to hell if that’s where they believe, in their deepest heart, that they deserve to go. Which they won’t do if they don’t know about it. This explains why it is so important to shoot missionaries on sight. (Agli dèi del Mondo Disco non era mai importato troppo di giudicare le anime dei morti, quindi le persone andavano all’inferno solo se, nel profondo dei loro cuori, pensavano di meritarselo. E non lo potrebbero fare se non lo conoscessero. Questo spiega perché è così importante sparare a vista ai missionari.)

4. Eccone una qui sotto!


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3 risposte a "Eric: recensione del libro"

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