Point Break: recensione del film

Point Break (Point Break – Punto di rottura) è un film del 1991 diretto da Kathryn Bigelow con protagonisti Keanu Reeves e Patrick Swayze. Il montaggio sui titoli di testa chiarisce subito il tema del film senza nemmeno bisogno di dialoghi: si tratta di uno scontro tra un surfer amante della libertà (Bodhi, Patrick Swayze) e un brillante agente federale (Johnny Utah, Keanu Reeves).

Come si svolge questo scontro? Seguendo tutti i cliché del cinema action poliziesco dei primi anni Novanta, ma facendolo dannatamente bene e regalandoci un cult movie che si merita questo status senza alcun dubbio.

Utah arriva a Los Angeles fresco di Accademia e va sotto copertura alla ricerca di una banda di rapinatori di banche (gli ex-presidenti) che secondo il suo partner Pappas (il mitico Gary Busey) sono dei surfer. Utah troverà l’amore facendo surf, la bella Tyler (Lori Petty), e troverà anche Bodhi, tutt’altro che un villain monodimensionale. La storia tra i due è affascinante, con un mutuo rispetto che si sviluppa attraverso sessioni di surf, di rugby, feste sulla spiaggia e lanci col paracadute.

La Bigelow tiene il ritmo altissimo tutto il tempo e gira l’azione con una maestria incredibile. Il film non potrebbe essere più anni Novanta di così tra musica rock (non manca neanche Jimi Hendrix) e cliché come il capitano della polizia che grida tutto il tempo (John C. McGinley), inseguimenti adrenalici e sparatorie, e duelli tutto testosterone tra protagonista e antagonista.

Come detto, però, la fattura è di altissima qualità e il film riesce ad andare oltre quelli che erano gli standard di film del genere degli anni precedenti come Lethal Weapon (Arma letale, 1987) o Beverly Hills Cop (1984). Per esempio, nel finale (scritto dalla Bigelow con suo marito al tempo, James Cameron) c’è naturalmente una scazzottata tra Utah e Bodhi, ma non dura molto e l’esito è tutt’altro che scontato. A Bodhi viene garantito il sogno di una vita, cavalcare quell’onda gigante che arriva una volta ogni cinquant’anni, con il tono che vira verso il malinconico e l’esistenzialista invece che restare sul solito, e più facile, trionfo della giustizia portata dall’agente che agisce al di fuori delle regole.

Come tono, quindi, siamo più dalle parti di The Crow (Il corvo, 1994) o Strange Days (1995) che non da quelle di altri film polizieschi dell’epoca. E questa è una delle tante cose che eleva Point Break. Le altre?

La scena di Utah che spara al cielo dopo aver riconosciuto Bodhi sotto la maschera da presidente ripresa da Edgar Wright in Hot Fuzz (2007) è potentissima, dopo uno spettacolare inseguimento a corsa tra le case di Los Angeles. E Bodhi che dice di aver posseduto una Chevy del ’57 non può non far sorridere: era l’auto di Swayze in Dirty Dancing (1987)! C’è pure Anthony Kiedis, cantante dei Red Hot Chili Peppers, a fare il membro di una banda di trafficanti di droga neo nazisti. E Tom Sizemore che fa l’agente della D.E.A. sotto copertura!

Che dire di più… A trent’anni dall’uscita è un film d’azione che secondo me fa le scarpe al 99% dei film d’azione post 2000 che esagerano sempre troppo e diventano ridicoli. Con questo voglio forse dire che Point Break è realistico? No, non proprio, credo che nessuno si lancerebbe da un aereo senza paracadute con la speranza di riprendere chi si è lanciato prima di lui!

Ma all’interno del film tutto funziona, c’è una certa coerenza, il mondo costruito dai personaggi è credibile e alla fine risulta interessante pure il lato spirituale del surf , dell’amore per la libertà (la scelta finale è tra la morte e la prigione) e dell’amicizia di Bodhi. Insomma, da vedere e rivedere, le due ore di durata volano che è una bellezza e personalmente non ci vedo alcun difetto di sorta (ammetto di non essere minimamente oggettivo in questo caso!). A meno che non pensiate che “anni Novanta” sia un’etichetta negativa, ma per me non lo è! Ciao! 



16 risposte a "Point Break: recensione del film"

  1. Quanti ricordi! All’epoca questo film spaccava di brutto, già solo i trailer ti davano una carica assurda, la Bigelow ha scritto da sola il Manuale del Cinema d’Azione anni Novanta, con personaggi di una figaggine inarrivabile. Keanu le deve tantissimo 😉

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  2. I film della vita, quelli che segnano l’immaginario, ecco qui Katrina eredita lo scettro da Peckinpah e Milius, anticipando gli “Hot Fuzz” che verranno, un film che non mi stancherò mai di vedere e rivedere 😉 Cheers

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  3. È um film che andava in loop nel videoregistratore: finito di vederlo, pronti a ricominciare!
    È un film che non ha paura di “non” mostrare i muscoli, ma quando serve lo fa alla grande. “Adrenalina pura al cento per cento!” E Il paragone con “Strange Days” mi piace tantissimo, un altro mio mito.
    Grandissima recensione, mi hai fatto venire voglia di rivederlo 😊

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    1. Grazie mille! La Bigelow era in formissima nei favolosi anni Novanta, non ne sbagliava una! Point Break penso che potrei vederlo una volta a settimana e non mi verrebbe mai a noia… :–)
      Come Strange Days! Poi con quella colonna sonora lì Strange Days sarebbe proprio da mettere in loop…

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  4. Beh non ci noti alcun difetto, perché di fatto “Point Break” non ha difetti. Tutto è misurato, tutto è montato e messo in scena alla grande. Interpreti tutti perfettamente calati nei ruoli e non manca la critica politica, come pure la giusta dose di umorismo. Cult immancabile, che annienta il suo remake ed eclissa il 95% dei film d’azioni attuali.

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    1. Io sono d’accordo sull’assenza di difetti, ma ricordo sempre una discussione in cui mi fu detto che Aliens di James Cameron aveva dei difetti e io continuo a non vedercene, quindi tento sempre di essere prudente quando scrivo frasi del genere. :–D

      Anche per me qui si raggiungono delle vette che il cinema action adesso fatica anche solo a vedere da lontano…

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