Le mari de la coiffeuse: recensione del film

Le mari de la coiffeuse (Il marito della parrucchiera per il mercato italiano) è un film francese del 1990 diretto da Patrice Leconte. I protagonisti del film sono Jean Rochefort e la nostrana Anna Galiena che grazie al suo saper parlare perfettamente più lingue ha lavorato molto di più all’estero che in Italia

Il film è una commedia drammatica che non  ha nessuna intenzione di risultare realistica, ma si presenta invece su un piano quasi del tutto poetico, pur se con una notevole carica erotica e passionale. Di fatto, a pensarci bene, la storia d’amore tra i due protagonisti Antoine e Mathilde si basa su passione e amore soltanto. In fondo, decidono di sposarsi ancor prima di conoscere i propri nomi! 

Il film è così una collezione di scene di vita quotidiana quasi surrealiste tra chiacchiere spicciole di gente normale e allo stesso tempo assurda per un motivo o per un altro. Mathilde ha comunque una forte connotazione malinconica sin da quando entra nella storia: sola, con un sorriso triste, sembra essere felice solo a tratti, anche se le cose con Antoine vanno a meraviglia. 

La storia è quasi senza tempo, nel senso che potrebbe avere luogo in qualunque periodo storico e in qualunque posto sulla Terra. La onnipresente voce narrante di Antoine in questo senso non appesantisce la narrazione ma la declina in un tono fiabesco che in un certo modo preannuncia anche che il tono scherzoso degli strani balli di Antoine, quello della sua infanzia al mare con un costume ridicolo (l’Antoine dodicenne è interpretato da Henry Hocking) o della serata di bevute tra i due cambierà decisamente nel finale. 

Finale che è drammaticamente tragico, ma comunque rimane surreale nel continuare a ballare di lui che la aspetta pur sapendo che lei non tornerà mai. A pensarci bene, è doppiamente tragico perché lei sceglie di farla finita quando lui ancora la ama e la desidera e vuole ballare con lei, solo per paura che tutto questo un giorno cambi. Davvero triste soprattutto perché il messaggio del film sembra essere quello opposto, e cioè di credere nelle persone invece di chiudersi in un pessimismo che condanna alla solitudine e alla tristezza. 

Concludo segnalando una bella canzone di Pedro Guerra nel suo album Golosinas del 1995 dedicata a questo film e di cui riprende nel ritornello il bellissimo dialogo sul voler ballare abbracciati fino a non respirare dei due innamorati. Ciao!



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