The Last Hero: recensione del libro

La saga del Discworld è cominciata quasi per gioco con The Colour of Magic, un libro in cui Terry Pratchett si tolse lo sfizio di ridere del fantasy tradizionale usandone cliché e stilemi in chiave umoristica. Protagonista del libro era l’inetto mago Rincewind, che alla fine del seguito intitolato The Light Fantastic sembrava aver trovato un nuovo inizio con la possibilità di imparare incantesimi dopo che la magia dell’Octavo che gli si era infilata in testa se ne era andata.

In realtà, nei libri successivi Rincewind è rimasto quello di sempre, come se Pratchett avesse deciso di usarlo in storie più leggere e meno complesse di quelle che si inventava per i suoi altri personaggi ricorrenti come Sam Vimes e Granny Weatherwax. E The Last Hero è uno di questi libri. Divertentissimo, da leggere in poche ore, narra la storia di Cohen the Barbarian e della sua Silver Horde che dopo aver conquistato un intero impero in Interesting Times, si lancia in un’impresa titanica: farla pagare agli dèi, rei di aver dato vite troppo brevi ai mortali a fronte di infiniti mondi da esplorare.

Ma visto che se questa impresa riuscisse distruggerebbe l’intero Mondo Disco, da Ankh-Morpork parte una spedizione che unisce i maghi della Unseen University e Lord Vetinari che si porta dietro il geniale Leonard da Quirm le cui invenzioni si riveleranno fondamentali per la spedizione stessa. 

Questa è la trama, ma come detto è un mero pretesto per vedere all’opera Cohen e i suoi da una parte, e Rincewind dall’altra. Le pagine dedicate alla Silver Horde sono quelle che più mi hanno fatto ridere. Il Codice seguito da Cohen e dalla sua generazione di eroi e signori oscuri altro non è se non una serie di cliché fantasy di cui Pratchett si prende apertamente gioco1. Per esempio, è geniale la parte in cui la Horde incontra Evil Harry che orgoglioso presenta i suoi scagnozzi scelti appositamente in quanto stupidi e che spiega come avesse comprato per le sue guardie elmi integrali (pur se più costosi) così che l’eroe destinato a scongiggerlo potesse infiltrarsi nella sua fortezza non visto.

Non mancano momenti umoristici nemmeno nella parte dedicata ai maghi che collaborano con Vetinari per mandare Leonard da Quirm, Carrot Ironfoundersson e Rincewind in una vera e propria navicella spaziale a propulsione draghi, certo.

Ma vale la pena sottolineare come ad un certo punto le riflessioni sull’età avanzata e sul sentirsi fuori posto in un mondo che cambia inesorabilmente si facciano sempre più vive con l’avanzare della storia: da semplici spunti per battute, riescono a dare un tono decisamente interessante e serio anche ad un libricino come questo che vuole essere più a cuor leggero della maggior parte degli altri libri del Discworld. Ma essendo Pratchett… beh, Pratchett, non è riuscito a NON essere profondo nemmeno qui! 

Per preparare questo post ho letto The Last Hero una seconda volta (dopo averlo fatto nella versione eBook per Kindle) nella sua versione che più mi sento di consigliare, cioè quella illustrata da Paul Kidby (Josh Kirby aveva già lasciato questo mondo nel 2001). Ci sono tantissime illustrazioni una più bella dell’altra2 che rendono la lettura ancora più piacevole di quanto non sarebbe con il solo testo di Terry Pratchett. Particolarmente intriganti gli appunti di Leonard da Quirm su draghi e navi spaziali, per non parlare della sua personalissima versione della Cappella Sistina che riprende in modo irriverente Il giudizio universale di Michelangelo.

Insomma, The Last Hero è un divertissement ben scritto, ben illustrato e che si lascia leggere in un battibaleno. Pratchett non poteva regalare di meglio ai fan che chiedevano più avventure di Rincewind (non ce ne sono più state dopo questa, tra l’altro). Per di più eccolo in un libro con altri personaggi ricorrenti come vari maghi dell’Unseen University (su tutti Ponder Stibbons e Mustrum Ridcully), Carrot, Vetinari e soprattutto Leonard da Quirm che qui viene usato al massimo del suo potenziale. Chiara parodia di Leonardo da Vinci, era apparso fino ad ora nei libri della City Watch a partire da Men at Arms. La sua presenza è un motivo in più per leggere The Last Hero, un libro che, ripeto, oltre ad un umorismo eccezionale offre molto di più. Ciao! 


1. Si prende gioco anche di un sacco di altre cose, tra cui il mito di Prometeo!

2. Eccone una qui sotto!


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4 risposte a "The Last Hero: recensione del libro"

  1. Questo è un altro libero da leggere assolutamente. Adoro quando si tendono a scherzare su certi generi, prendendo in giro i loro cliché anche perché dimostra una grande conoscenza del genere che tratta. Quindi sì, devo recuperarlo assolutamente.

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