It’s a Wonderful Life: recensione del film

Buon Natale! Qui sul blog si festeggia insieme a Cassidy de La bara volante che scrive di Scrooged (S.O.S. Fantasmi, 1988) e a Lucius che ieri ha scritto di The 12 Disasters of Christmas (I 12 disastri di Natale, 2012) su Il Zinefilo e oggi scrive di Un finale natalizio da favola (Christmas Ever After, 2020) su Non quel Marlowe.

E qui parliamo di It’s a Wonderful Life (La vita è meravigliosa), un film del 1946 di Frank Capra con protagonisti James Stewart e Donna Reed. Diciamolo: è il film natalizio per eccellenza! Di fatto, è impossibile vederlo per la prima volta a quasi ottanta anni dalla sua uscita senza conoscerne la trama… Avendolo fatto di recente, questo è il resoconto della mia esperienza, più che una recensione del film vera e propria.

Per cominciare, la trama in due parole. George Bailey (James Stewart) sogna di viaggiare per il mondo e costruire grandi cose, ma è costretto dal destino e da un forte senso di responsabilità a continuare il business del padre (Samuel S. Hinds) dopo la morte di quest’ultimo: una cooperativa immobiliaria nella piccola cittadina di Bedford Falls. Dopo anni passati a lottare contro il potente del luogo, il signor Potter (Lionel Barrymore), per un errore dello zio Billy (Thomas Mitchell), Bailey si trova sull’orlo del suicidio. All’angelo Clarence (Henry Travers) tocca il compito di fargli cambiare idea mostrandogli come sarebbe peggiore il mondo se lui non fosse mai esistito.

Prima di tutto mi ha sorpreso come la parte di trama che già conoscevo non sia che l’ultima mezz’ora del film. Certo, praticamente l’intera vicenda è narrata in flashback, ma l’angelo vero e proprio arriva solamente nel gran finale. La seconda cosa che mi ha preso in contropiede è quanto il film sia esplicitamente religioso. Angeli che parlano tra di loro, preghiere dappertutto… D’altronde Capra dichiarò che scrisse e diresse il film come modo per combattere l’ateismo che si stava diffondendo al tempo, quindi la cosa ha certamente un senso. 

Inoltre il film idealizza gli Stati Uniti di provincia dove tutti si aiutano gli uni con gli altri, dove chi sbaglia viene riportato sulla retta via e dove il male risiede nel banchiere senza scrupoli Potter, unico personaggio totalmente privo di redenzione in tutta la storia. Assume così un fascino irresistibile la Bedford Falls priva di George Bailey (ribattezzata Potterville), che somiglia così tanto da una parte agli Stati Uniti reali, e dall’altra al futuro alternativo con Biff presidente di Back to the Future II (Ritorno al futuro II, 1989). Lì le persone non si aiutano affatto tra di loro, il gioco d’azzardo è la norma, e al posto di belle ed accoglienti case della piccola borghesia c’è un cimitero! 

La visione di Capra risulta decisamente ingenua, con le innocenti famiglie della classe media potenziali prede dei biechi capitalisti che si difendono unite di fronte alle avversità (non tutte: durante la crisi del ’29 sono in tanti a volersi assicurare di riavere i loro soldi a spese di tutti gli altri). E questa stessa ingenuità non può non strapparci un sorriso al giorno d’oggi: basti pensare al destino peggiore per una donna secondo i canoni del tempo: non trovare marito, come succede a Mary, Donna Reed, nella realtà alternativa.

Forse sono proprio queste caratteristiche che ci fanno apprezzare un film che ha un valore culturale che va oltre quello di un semplice lungometraggio d’epoca. E pensare che la RKO ci rimise pure soldi per produrlo, visto che non fu certo campione di incassi al botteghino!

Strano, tra l’altro, visto che James Stewart protagonista non solo era garanzia di successo, ma era pure decisamente bravo. Qui non c’è una scena in cui la sua performance non brilli per energia e talento. Anche il resto del cast non lascia certo a desiderare, ed è un cast numeroso visto che Capra dà vita ad una cittadina immaginaria popolandola di decine di personaggi come il taxista Ernie (Frank Faylen), il poliziotto Bert (Ward Bond) e il barista Martini (William Edmunds), quest’ultimo quasi un omaggio alla sua famiglia siciliana (lo stesso Capra era nato in Italia ed emigrato giovanissimo negli USA).

Notevoli anche i set e le scenografie, con un intero viale di 300 metri creato dal nulla con tanto di edifici, alberi e lampioni. Trovo sempre affascinanti i film dell’epoca d’oro di Hollywood per come ricreavano gli ambienti più disparati tutti rigorosamente all’interno degli Studios (penso a film come Casablanca del 1942 o The Maltese Falcon, Il mistero del falco, del 1941).

Ed è chiaro che si nota come fossero dei set, così come si nota che la neve fosse finta (anche perché si vede il sudore degli attori costretti a girare in estate ma vestiti come fosse Natale), ma per me, invece di essere dei difetti del film, contribuiscono a creare una magia tutta sua.

Per concludere, It’s a Wonderful Life è un film che dimostra tutti i suoi anni nel bene e nel male: ingenuo e datato per come tratta alcuni dei suoi temi, dimostra comunque la sua pregevole fattura anche a distanza di quasi un secolo e rimane un classico natalizio senza tempo, una fotografia interessante degli Stati Uniti che avevano appena sconfitto il nazifascismo e guardavamo al futuro con una fiducia spropositata gli uni negli altri. Arriverà poi la Nuova Hollywood qualche anno più tardi a dire la sua sul sogno americano… Ciao! 



19 risposte a "It’s a Wonderful Life: recensione del film"

    1. Buone feste anche a te, un abbraccio! :–)

      Vederlo per la prima volta a tanti anni dall’uscita ti dà un senso di deja vu perché, come hai scritto te, è stato omaggiato ovunque!

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  1. Uno dei classici di Natale per eccellenza! Avrà i suoi difetti portati avanti dal tempo, ma uno di quei pochi film natalizi che ti fanno apprezzare la festività e che cercano veramente di condividere un messaggio positivo senza risultare pesante o monotono. Ottima recensione e inoltre buona vigilia e Buon Natale!

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  2. Tutto verissimo, ed è proprio quell’ingenuità nello sguardo di Capra che secondo me ha contribuito a rendere immortale questo film, oltre a trasformarlo nel feel-good film per eccellenza. In casa mia è sempre stato una tradizione natalizia, visto che è uno dei film preferiti di mia mamma, per cui l’ho sempre visto fin da piccolissimo e ha il profumo di casa, Natale e famiglia.

    Buon Natale anche a te!

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    1. È un film d’altri tempi, ma forse per questo è riuscito a diventare un classico… Senza tempo! Quando ero piccolo ricordo di vedere sempre Una poltrona per due in questo periodo, ma più che tradizione familiare era televisiva! X–D

      Grazie, buone feste!! :–)

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  3. Questo è un altro classico che, come dico sovente, devo aver visto almeno tante volte quante sono le lettere che compongono il titolo… del resto, quando in tempi ormai lontani le tv generaliste avevano ancora dei palinsesti degni di chiamarsi tali, l’intramontabile Capra era uno degli appuntamenti fissi a Natale.
    Buone feste, compagno di viaggi generoddenberryani e chriscarteriani 😉

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  4. Eccomi eccomi! Anche se Natale è passato (da poco) ci sono ancora tanti giorni di festa davanti a noi, e non potevo non lasciare i miei auguri qui su Vengono Fuori Dalle Fottute Pareti!
    “Vite meravigliose” per tutti 😊

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