The Hunt for Red October: recensione del film

The Hunt for Red October (Caccia a Ottobre Rosso), film del 1990 diretto da John McTiernan, è, per quanto mi riguarda, un gioiellino di film d’azione come non se ne fanno più oggigiorno. Basato su un romanzo di Tom Clancy, il protagonista è Jack Ryan, eroe che l’autore statunitense ha piazzato in vari romanzi per oltre trent’anni.

Ecco un breve riassunto della trama. 1985, piena Guerra Fredda. L’Unione Sovietica vara un sottomarino nucleare dotato di un sistema di propulsione silenzioso che lo rende virtualmente invisibile ai radar: l’Ottobre Rosso. È chiaramente un’arma d’attacco, capace di lanciare testate nucleari contro le principali città statunitensi senza essere scoperto fino a quando non sia troppo tardi. Al comando dell’Ottobre Rosso c’è il veterano Marko Ramius (Sean Connery) che però ha un piano ben preciso in mente, spalleggiato dai suoi ufficiali (su tutti, un ottimo Sam Neill). Quando l’Ottobre Rosso non si presenta ad un’esercitazione, è il panico: Ramius vuole attaccare gli Stati Uniti? O vuole disertare?

È un perfetto set up per un thriller bellico in cui più che sparatorie ed esplosioni a farla da padrone sono i duelli di intelletto tra i vari protagonisti: Ramius, ovvio, e poi il comandante Tupolev (Stellan Skarsgård) incaricato di fermarlo da parte sovietica, e Jack Ryan (Alec Baldwin) e il comandante del sottomarino dove si imbarca quest’ultimo, Bart Mancuso (Scott Glenn). Al cast vanno aggiunti, tra gli altri, James Earl Jones, Tim Curry, e pure Gates McFadden in una particina microscopica (accettata solo per la promessa di un ruolo più grande nel seguito che non fu mai fatto).

McTiernan i film d’azione li sapeva girare perfettamente (due anni prima aveva girato Die Hard, Trappola di cristallo) e Caccia a Ottobre Rosso ne è uno splendido esempio (ed è anche il motivo per cui non girò Die Hard 2, 58 minuti per morire, che uscì pure quello nel 1990). Non solo il ritmo è serrato dall’inizio alla fine, ma la trama si fa seguire benissimo nonostante la difficoltà di ambientare quasi tutte le scene in tre diversi sottomarini (l’Ottobre Rosso, lo USS Dallas di Mancuso e il V.K. Konovalov di Tupolev).

La bravura degli attori, sia principali che secondari, e delle ottime scelte di scenari e luci (ogni sottomarino è caratterizzato da un colore dominante diverso) fanno sì che da spettatori non perdiamo di vista nemmeno per un secondo cosa sta succedendo, dove e perché.

McTiernan in questo bara anche un po’ perché, tranne che nelle scene iniziali, fa parlare inglese tutti, inclusi i russi. Però lo fa con una certa classe: in un dialogo tra Ramius e il suo commissario politico Ivan Putin (!) (Peter Firth), mentre quest’ultimo sta leggendo un brano di un libro in russo, con uno zoom sulla bocca dell’attore ecco il cambio all’inglese (trucchetto preso direttamente da Judgment at Nuremberg, Vincitori e vinti, film del 1961 di Stanley Kramer). L’espediente funziona perfettamente fin quando Mancuso, Ryan e il geniale addetto al radar Skip Tyler (Jeffrey Jones) salgono a bordo dell’Ottobre Rosso e magicamente capiscono il russo di Ramius e dei suoi ufficiali.

Ma non è che un dettaglio, e ovviamente non è l’unico. Ci sono altre cose poco credibili, specialmente nello scontro tra sottomarini nel finale, ma tutto è talmente ben realizzato che scommetto che non ci farete caso e vi troverete tesissimi a fare il tifo per Jack Ryan sul divano di casa vostra. Non sarà il miglior film di sottomarini mai fatto (quello per me resta Das Boot, U-Boot 96, di Wolfgang Petersen del 1981), ma è maledettamente divertente.

America, fuck yeah! Freedom is the only way! Cosa voglio dire con questo? Che naturalmente i personaggi statunitensi sono tutti degli eroi, prendono decisioni sensate, provano a minimizzare la perdita di vite umane… e i russi invece mentono a tutto spiano e sono per lo più degli assassini, eccetto Ramius e il suo circolo che fanno quello che fanno per favorire la pace. Se potete superare questa caratteristica di The Hunt for Red October (e di quasi tutti gli altri film bellici USA usciti durante la Guerra Fredda o poco dopo), il film vi offrirà due ore di intrattenimento di qualità. Ciao! 



6 risposte a "The Hunt for Red October: recensione del film"

  1. Pezzone per un filmone!
    Con quella che secondo me è la più calzante versione di Jack Ryan, che non è un uomo d’azione, ma un analista, e quindi l’unico a poter effettivamente comprendere quello che sta combinando Ramius. Verosimile o no, rimane un capolavoro 😉

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    1. Grazie mille! È veramente un action come oggi non se ne vedono più, sfortunatamente. Infatti sarei curioso di vedere un film di McTiernan fatto adesso, anche se nessun produttore gli darà mai una lira dopo quello che ha fatto, è finito proprio su una listona nera grossa (l’unico a pagare per una roba che facevano in pareccchi, tra l’altro).

      Anche se va detto che i suoi ultimi lavori (Rollerball e Basic) non avevano chiuso la sua carriera in un punto alto, diciamo…

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      1. Tutti i cineasti (come tutti gli autori del resto) affiancano lavori meno riusciti a opere che rimangono negli annali. Sono sicura che se gliene fosse data la possibilità McTiernan potrebbe dimostrare di non aver perso il manico. Peccato che proprio lui si sia trovato a pagare così pesantemente, anche se simili situazioni non sono affatto nuove ad Hollywood…

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