Masters of the Universe: recensione del film

Masters of the Universe (I dominatori dell’universo) è un film del 1987 diretto da Gary Goddard. Il suo 5.4/10 su Imdb (per quanto vale!) dimostra come non sia un film particolarmente ben considerato, ma è sicuramente un cult per alcuni. Non per me, che l’ho appena visto per la prima volta solo per la curiosità di vedere in azione il giovanissimo Robert Duncan McNeill di Star Trek: Voyager e scoprendoci pure un’altrettanto giovane Courtney Cox (la Monica di Friends)!

Il film, scritto da David Odell, era basato sulla serie di giocattoli Mattel di He-Man (Egli-Uomo, ma si può?), quindi non si può dire che avesse una base particolarmente solida. E secondo me ha dei grossi problemi di sceneggiatura, di tono, di realizzazione, di recitazione… insomma, mi ha sorpreso per la sua bruttezza, e non è che mi aspettassi un capolavoro!

La storia è la seguente: Skeletor (Frank Langella) conquista il castello di Greyskull grazie ad un artefatto che permette di creare portali attraverso cui viaggiare teletrasportandosi istantaneamente. He-Man (Dolph Lundgren) prova a salvare la Sorceress (Christina Pickles) dalle grinfie di Skeletor e della sua luogotenente Evil-Lyn (Meg Foster, con quegli occhi incredibili che avrebbe sfoggiato l’anno successivo in They Live, Essi vivono), ma fallisce e finisce sulla Terra insieme a Man-at-Arms (John Cypher), sua figlia (Chelsea Field) e lo gnomo Gwildor (Billy Barty). Lo scontro con le forze di Skeletor continua lì, dove conosciamo anche il musicista Kevin (Robert Duncan McNeill), la sua ragazza Julie (Courtney Cox), e il detective Lubic (James Tolkan, cioè Strickland di Back to the Future, Ritorno al futuro, 1985).

Il film quindi ha un inizio puramente fantasy, ma poi si sviluppa prevalentemente negli Stati Uniti degli anni Ottanta giocando spesso sul cliché del pesce fuor d’acqua per gli abitanti di Eternia che non conoscono le usanze di questo strano nuovo mondo (ma ovviamente ne adorano gli aspetti più pop, come i fast food).

Uno dei problemi principali del film è che dà per scontato che lo spettatore conosca tutti i personaggi e l’ambientazione di Eternia, così da non perdere tempo a caratterizzarli. La scelta semplifica la vita allo sceneggiatore, certo, ma da un punto di vista narrativo è veramente stupida. Perché me ne dovrebbe importare qualcosa di He-Man e dei suoi amici? Chi sono? Perché il castello di Greyskull è così importante? Perché Skeletor immobilizza Sorceress invece di ucciderla, e quali sono i poteri di quest’ultima?

Invece di provare a stabilire un contesto e a sviluppare una storia, ecco quindi la trovata di trasportare tutti nel nostro mondo, dove con molto meno sforzo si possono introdurre personaggi comprensibili per tutti. Ecco allora il giovane rocker Kevin, la sua ragazza Julie segnata da un tragico evento passato, e il duro detective Lubic che si unisce alla combriccola dopo qualche disavventura e incomprensione.

Ma anche se è facile empatizzare con loro, purtroppo gli eventi si susseguono in maniera caotica e priva di un qualsivoglia filo logico. Inoltre, questo è anche un film che fatica a trovare un tono, visto che nonostante tutti combattano per la maggior parte del tempo la cosa non ha grosse conseguenze visto che il film era fatto per giovanissimi e i produttori (la Mattel!) non volevano esagerare con la violenza. Ciliegina sulla torta, in alcuni momenti fanno cascare le braccia le battute dei personaggi, o le loro grasse risate in seguito a stupidaggini che li fanno passare per degli stolti. 

Il cast fa quello che può col materiale che ha a disposizione, ma Dolph Lundgren è veramente insalvabile. Il povero al tempo a malapena parlava inglese e la sua pronuncia tradiva un forte accento svedese. Forse per controllare questo problema, tutte le sue battute sono pronunciate con una piattezza unica, è disarmante. Milius non fece lo stesso errore con Schwarzenegger in Conan the Barbarian (Conan il barbaro, 1982), non facendo parlare il suo protagonista nemmeno per sbaglio!

Gli effetti speciali sono invecchiati male, nonostante si trattasse di un film ad alto budget, e soprattutto è fallimentare la costruzione del mondo fantasy in cui niente ha profondità, e solo la sala grande del castello ha un che di epico. 

Sfortunatamente non riesco a salvare nulla di questo film, che per me ha come unico punto di interesse la presenza di McNeill e delle belle Cox e Foster, e nulla più. Non so chi possa essere interessato a guardarlo, visto che oggi come oggi dubito che i giocattoli di He-Man siano popolari come negli anni Ottanta, ma naturalmente su questo potrei sbagliarmi di brutto! Ciao! 

PS: alla fine dei titoli di coda c’è una scena che rivela che Skeletor è ancora vivo, i film Marvel non sono stati i primi a fare questo giochino (e nemmeno Masters of the Universe: The Silencers, ovvero Matt Helm il silenziatore per l’Italia, del 1966, è il primo film con una post-credits scene)! 

PPS: la maschera di Skeletor l’avevo già vista più volte in Star Trek, per la precisione ogni volta che Worf attiva il suo programma olografico di allenamento e combatte dei nemici che indossano proprio la stessa maschera di Langella in questo film! 


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14 risposte a "Masters of the Universe: recensione del film"

  1. Arrivato con estremo ritardo in Italia, ormai era quasi svanita in me la cocente e violenta passione per i Masters – pupazzi che comunque conservo ancora ad ormai 40 anni di distanza! (il primo, Skeletor, l’ho comprato nel 1983!!!) – quindi la visione è stata particolarmente deludente se non proprio fastidiosa.
    La cosa buona è che il totale insuccesso del film ha fatto sì che i set del suo seguito, mai prodotto, sono stati utilizzati per “Cyborg” (1989) con Van Damme, che nel suo piccolo trovo comunque molto più intrigante del film con He-Man.

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    1. Mi sa che se guardo Cyborg scrivo un post simile a quello che ho scritto su Masters… Me lo risparmio, credo!

      Anche io giocavo con i pupazzetti dei Masters, avevo un amico che aveva sia Greyskull sia il castello di Skeletor (se non ricordo male) ed era l’invidia di tutto il vicinato!

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        1. Ahahah! Anche a me ha messo tristezza liberare spazio in casa dando via tante cose del passato (tra cui centinaia di Topolino!), ma nessuna vergogna!!! E a Natale ho fatto giocare il piccolo con le mie Micromachines (che di spazio ne occupano poco) ed è stato molto soddisfacente. La tristezza è sopraggiunta quando ho scoperto che le micromachines fallirono, e i tentativi di rilancio recenti sono falliti pure quelli. Io le adoravo!!!

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  2. Io lo guardo come film comico…
    e il povero Goddard, pur avendo una certa cifra di immaginario infantile non disprezzabilissima (ha anche lavorato per ditte di giocattoli e di parchi gioco), è stato uno che, a quanto dicono, coi bimbi ci ha anche fatto altre cose, non proprio carine…
    per cui dé…

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