Heretics of Dune: recensione del libro

Heretics of Dune (Gli eretici di Dune) è il quinto libro della saga di Dune scritta da Frank Herbert e fu pubblicato per la prima volta nel 1984, ben 19 anni dopo il primo libro intitolato semplicemente Dune. Il quarto libro, God Emperor of Dune, rappresentava un cambio notevole negli avvenimenti della saga sia per l’iniziale salto di 3500 anni rispetto al finale del precedente Children of Dune, sia per il focus su un singolo personaggio non umano come era Leto II.

Heretics of Dune fa qualcosa di simile, con ulteriori 1500 anni di distanza dalla morte di Leto II e con un cambio di registro quasi totale. Herbert introduce qui moltissimi personaggi nuovi che hanno una vaghissima relazione con quelli dei libri precedenti (sono tutti discendenti delle famiglie Atreides e Corrino, ma dopo così tanti anni questa cosa ha davvero importanza?), oltre all’immancabile ghola di Duncan Idaho che sinceramente ha un po’ stancato, e da parecchio tempo.

Lasciatemi riassumere brevemente la storia, prima di dare un sintetico giudizio della mia esperienza di lettura. Su Arrakis (ora chiamato Rakis) sono tornati i sandworm nati dal corpo di Leto II, e c’è una ragazza, Sheeana, che è capace di comandarli. Le Bene Gesserit comandate da Taraza vogliono usare un ghola di Duncan Idaho preparato dai Bene Tleilaxu per controllare Sheeana, ma non sanno che questo ghola nasconde un segreto. I Bene Tleilaxu hanno anche scoperto un modo di produrre spezia senza usare i sandworm di Rakis. Nel frattempo, questo mondo sta per confrontarsi con la parte di umanità che si dette alla colonizzazione dell’universo dopo la morte di Leto II, comandate dalle Honored Matres, una sorta di Bene Gesserit alternative che esercitano il loro potere attraverso il sesso. In tutto questo si parla del famoso Golden Path ideato da Leto II, ma ancora una volta rimane un mistero cosa sia.

Se questo sommario non ha catturato la vostra attenzione è sicuramente colpa mia, anche perché purtroppo l’intero libro non è riuscito ad affascinarmi o più semplicemente interessarmi anche solo minimamente. Capisco cosa provò a fare Herbert con Heretics of Dune: un rilancio della saga con fazioni e personaggi nuovi, mantenendo un legame con ciò che era venuto prima. Purtroppo, secondo me, c’è un abisso tra la storia degli Atreides e del tradimento dell’imperatore sul pianeta sabbioso di Dune popolato da Fremen e sandworm con la loro spezia (si vedano Dune e Dune Messiah), e questa guerra silenziosa tra fazioni varie in cui niente viene detto esplicitamente e nessun personaggio è capace di catturare l’immaginazione dei lettori su pianeti vari che non hanno nessuna caratteristica degna di essere ricordata.

Non posso escludere che la fatica della lettura di God Emperor of Dune abbia giocato un ruolo nella mia esperienza da lettore di questo quinto libro, e ammetto di avere l’impressione che questo mio viaggio nella saga di Frank Herbert non stia facendo altro che peggiorare. Il problema principale di Heretics, secondo me, è che la storia è volutamente confusa. Herbert fa solo degli accenni a cosa sia successo dopo la morte di Leto II, mantiene segrete le motivazioni della maggior parte dei personaggi, e come al solito usa un vocabolario specifico che però si discosta da quello a cui eravamo abituati nei primi libri della saga.

Il finale del libro, poi, non ha minimamente la forza dei finali dei libri precedenti, che erano tutti (senza eccezioni!) molto riusciti in quanto ad emozioni e rivelazioni. Qui… Parliamone, della rivelazione chiave del libro. Sin dall’inizio si fa un gran parlare di sesso, contrapponendo il sistema di controllo silenzioso delle Bene Gesserit a quello più volgare delle Honored Matres basato, appunto, sul sesso. Non chiedetemi come né perché. E sin dall’inizio viene rivelato che l’ultimo ghola di Duncan Idaho fatto dai Bene Tleilaxu è diverso dagli altri. Beh, a venti pagine dalla fine del libro si capisce finalmente perché: mentre fa sesso con una Honored Matre, riesce a rispondere al suo controllo sessuale controllandola a sua volta a suon di orgasmi. Ok… Scusate, ma non ho capito l’importanza della cosa né quali siano le sue conseguenze sulla storia, sui personaggi, e sul fantomatico Golden Path

Sono rimasto veramente deluso da Heretics of Dune. Certo, ci sono delle parti più ispirate, ma poche e non hanno niente a che vedere con la storia. Per esempio, ho apprezzato una frase come: “If we cannot adjust our differences peacefully we are less than human” (Se non possiamo accettare pacificamente le nostre differenze, siamo meno che umani). O un passaggio che mi ha ricordato le tesi dell’ottimo libro Sapiens riguardo l’importanza delle credenze nella storia dell’umanità e del potere di grandi gruppi di persone che credono nella stessa cosa: “Your beliefs order the unfolding of daily events. If enough of us believe, a new thing can be made to exist. Belief structure creates a filter through which chaos is sifted into order” (Le tue credenze dettano il susseguirsi degli eventi quotidiani. Se abbastanza di noi credono in qualcosa, la possiamo far esistere. La struttura del credo crea un filtro attraverso cui il caos viene plasmato in ordine).

Ma in generale tutta questa attenzione verso l’energia sessuale e la sua relazione con il clima dei vari pianeti dell’universo non mi è sembrato un tema abbastanza forte da supportare un libro poco ispirato, con poco ritmo, e che non arriva mai ad un vero e proprio climax. Peccato. Ciao! 


10 risposte a "Heretics of Dune: recensione del libro"

  1. Devo ancora leggerlo. Sono arrivato a L’imperatore-Dio di Dune e ne sono rimasto molto affascinato. Finora la saga non mi ha deluso, ma ho sentito dire da molti che dopo il quarto libro c’è stato un calo. Lo leggerò lo stesso anche se… Duncan… Ancora?! Ma lasciatelo morire in pace!

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    1. Ho scritto qualche tempo fa di God Emperor e per me è stato un mattone abbastanza indigeribile, temo. Questo Heretics continua su quel solco in quanto a digeribilità (per i miei personalissimi gusti), pur essendo molto diverso. Sono curioso di sapere la tua opinione, quindi!

      A me questi ultimi due son piaciuti talmente poco che ancora non ho avuto il coraggio di affrontare Chapterhouse: Dune (nonostante abbia finito questo Heretics già quache mese fa…).

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      1. Chapterhouse è il capitolo più criticato della saga di Dune. Non saprei che dirti se non buona fortuna. Io invece sono rimasto affascinato da God Emperor e l’ho letto anche abbastanza in fretta. Immagino sia una questione di gusti.

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        1. Non sapevo di questa fama (negativa) di Chaptherhouse… andiamo bene! X–D

          God Emperor a me ha fatto un effetto strano: l’ho letto velocemente e attentamente, ma mi sono reso conto a posteriori che è stato come portarmi dietro un peso. Interessante la narrazione vista dagli occhi di una divinità, ma continuavo ad aspettarmi rivelazioni e sviluppi… che non sono mai arrivati. E a posteriori il mio giudizio è andato peggiorando sempre di più.

          Comunque è chiaro che sia questione di gusti, quando si parla di arte è inevitabile che sia così! :–)

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    1. I think that, for once, I’m in agreement with the rumor… Number 4 killed my mood, and number 5 didn’t do anything to restore it. And now I’m afraid of reading number 6!

      (and I won’t even go close to the books written by Frank Herbert’s son)

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    1. Non ho idea delle views di google per i post che scrivo, praticamente uso il blog come un diario di cose che vedo/ascolto/leggo. I libri li volevo leggere da tanto tempo e di sicuro quando ho saputo del film di Villeneuve ho voluto anticiparlo (e il rinvio causa pandemia mi ha aiutato)! :–)
      Dopo il primo sono semplicemente andato avanti…

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