The X-Files – S03E20, Dov’è la verità?

Il ventesimo episodio della terza stagione di The X-Files, José Chung’s from Outer Space (in italiano il titolo è il molto meno brillante Dov’è la verità?), è un altro episodio comico scritto da Darin Morgan, quello di Strane ferite (seconda stagione) e Previsioni (all’inizio di questa terza stagione). Ed è altrettanto memorabile, stavolta come parodia del tema principale dell’intera serie con rapimenti alieni e militari che celano segreti indicibili.

Questa è veramente una puntata incredibile, ci sono così tanti spunti, riferimenti e trovate che la si potrebbe guardare una decina di volte senza capirli tutti. Prima di scrivere questa recensione, di fatto, me la sono guardata due volte! La trama si potrebbe riassumere come un possibile rapimento alieno di due adolescenti (Chrissy e Harold, interpretati da Sarah Sawatsky e Jason Gaffne) raccontato in stile Rashomon (1950) attraverso dei flashback che altro non sono che le varie versioni della storia fornite dai suoi vari protagonisti. A legare il tutto, un colloquio tra Scully e lo scrittore Jose Chung (Charles Nelson Reilly) che ha intenzione di scrivere un libro sulla vicenda (simile ad un reale libro che tratta di rapimenti alieni come Communion di Whiteley Strieber, 1987).

La vicenda comincia come un classico X-File: i due giovani sono in macchina, d’improvviso tutto smette di funzionare, luce accecante… E poi si vedono due alieni grigi dalla grossa testa che si avvicinano e rapiscono Harold! E subito dopo… Una luce rossa ed ecco un altro alieno, ancora più ridicolo, che si mette a lottare coi primi due in stile Jason and the Argonauts (Gli Argonauti, 1963) in un chiaro omaggio alla stop motion di Ray Harryhausen. Ok, c’è qualcosa di strano…

E così comincia una serie di racconti sul rapimento e sui fatti avvenuti immediatamente dopo che includono il ritrovamento di un caccia statunitense precipitato poco lontano e le testimonianze di un nerd cacciatore di UFO (Allan Zinyk) e di un lavoratore della compagnia elettrica che si riscopre profeta della reincarnazione e della vita nel nucleo della Terra (William Lucking – il nome del personaggio riprende quello del fondatore dei 13th Floor Elevator che ad un certo punto cominciò a sostenere di essere un alieno). C’è anche spazio per due misteriosi men in black, uomini in nero, interpretati dal mitico Jesse Ventura (Predator, 1987) e da Alex Trebek (un famoso conduttore televisivo che nell’episodio interpreta… sé stesso? O qualcuno che gli somiglia? Chissà…). 

Inutile sprecare altre parole sulla trama, una trama che è la scusa usata da Morgan per giocare su tutto quanto visto fino ad ora nella serie. Non mancano nemmeno riferimenti ai suoi due episodi precedenti: torna infatti lo Stupendous Yappi (Jaap Broeker) e il titolo del video amatoriale dell’autopsia aliena fatta da Scully contiene la parola Humbug, cioè il titolo originale di Strane ferite. Sì, c’è pure un video amatoriale di un’autopsia aliena in Dov’è la verità?, un po’ come quello presentato da Jonathan Frakes pochi anni prima!

E ci sono uomini in nero che minacciano di morte chiunque diffonda informazioni sugli alieni, e in alcune versioni della storia sono gli stessi Mulder e Scully. E poi militari che ammettono di guidare velivoli provenienti da altri pianeti, militari che inscenano incidenti per coprire le loro macchinazioni, per non parlare di esperimenti sui rapiti dagli alieni e sessioni di ipnosi che tirano fuori le memorie più fantasiose dalle persone coinvolte. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti della mythology di The X-Files mescolati in un minestrone comico che dimostra come si possa amare la serie tanto da poterla prendere in giro senza tradirne lo spirito.

Sono innumerevoli i momenti da ricordare: l’inizio che fa il verso a Star Wars (Guerre stellari, 1977), il surreale interrogatorio di Mulder al cuoco secondo la testimonianza di quest’ultimo (pieno di jump cut che in maniera metacinematografica riprendono i salti temporali raccontati dalle vittime di rapimenti alieni), gli alieni ricordati sotto ipnosi modellati sulle persone presenti nella stanza durante l’ipnosi stessa, Jesse Ventura che fa un backbreaker come nei suoi giorni di wrestling, il cacciatore di UFO nerd che sostiene di sapere cosa sia il coraggio grazie agli anni passati a giocare a Dungeons & Dragons (e che urla “Roswell! Roswell!” così come Al Pacino urlava “Attica! Attica!” in Dog Day Afternoon, Quel pomeriggio di un giorno da cani, 1975)… Il buon Lucius ha dedicato un post ai prodotti letterari finti dell’episodio su Non quel marlowe.

Eppure, come tutti gli episodi di Morgan, anche questo finisce in modo malinconico, con una riflessione sull’animo umano e su quanto un’ossessione possa far male ad una persona, tanto da toglierle la gioia di vivere (naturalmente è Mulder ad ispirare questa riflessione). Certo, subito dopo ad alleggerire la tensione c’è una Chrissy riscopertasi attivista che si chiede se gli uomini non sappiano far altro che pensare all’amore, ma la frase finale sottolinea come in realtà siamo tutti soli, e magari invece di pensare agli extraterrestri dovremmo pensare a trovare un significato nello stare bene con gli altri. Cosa più unica che rara, ci dice Morgan attraverso le parole di Jose Chung.

Purtroppo questo è l’ultimo episodio scritto da Darin Morgan che di lì a poco abbandonò la serie a causa dello stress, o almeno questo disse lui (era anche supervisore di tutte le sceneggiature in questa terza stagione). Peccato, perché era sicuramente uno degli sceneggiatori più dotati visti all’opera fino ad ora, ma sono certo che il suo posto fu ricoperto degnamente. E ora, avanti verso il finale di stagione, mancano solo quattro episodi! Ciao! 


Episodio precedente: Estrazioni macabre

Episodio successivo: Visite in sogno

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14 risposte a "The X-Files – S03E20, Dov’è la verità?"

  1. Stavolta l’episodio è piaciuto anche a me, per il divertentissimo gioco letterario della storia nella storia, che cambia a seconda di chi la racconta, per non parlare dei ghiotti “libri falsi” citati. Per fortuna non ho né spazio né soldi per i modellini, altrimenti all’epoca avrei sicuramente fatto un pensierino sullo “smoking alien” che la Dark Horse presentò nella sua collana di figurini “X-Files Paranormal Collection” 😉

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    1. Effettivamente lo smoking alien meriterebbe per davvero! Misterioso Darin Morgan, tirò fuori questi episodi splendidi e poi lavorò saltuariamente… è ancora in attività, ma non ha sfornato tanti lavori negli anni. O si fa pagare parecchio bene per ogni cosa che fa, o non ha problemi di soldi e scrive per hobby, chissà!

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  2. Davvero un peccato aver perso questo sceneggiatore, e non solo per X-Files!
    Complimenti per tutti i riferimenti che hai trovato, io a malapena mi accorsi di Jesse Ventura, ma questo gioiello di episodio l’ho amato da subito.
    Visto e rivisto negli anni, ogni volta è una sorpresa 😉

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      1. Encomiabile scelta 😉 Del resto un episodio-parodia come questo è un’autentica perla per tutti i motivi e le citazioni che hai elencato (compresa quella riguardante il mitico Ray Harryhausen, che già di per sé fa guadagnare parecchi punti), e farebbero bene a riguardarselo in primis quelli che (avendoci evidentemente sempre capito molto poco di “The X-files”) hanno ritenuto la serie corresponsabile della diffusione di idee complottiste: ebbene sì, fra le scottanti verità sparse su Twitter mi è capitato di leggere persino qualcosa del genere (in pratica Carter, anziché prendere spunto dai vari complottismi per quello che sono -pura fiction adatta a storie fantascientifiche, appunto- avrebbe contribuito a diffonderli: la realtà al contrario, in pratica)…

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        1. Questa accusa mi sembra veramente folle! Il fatto che viviamo in un mondo in cui teorie ridicole ora siano portate avanti anche da presidenti e capi di stato non lo si può certo imputare all’esistenza di The X-Files! Mi ricorda il vecchio dibattito dei videogame o dei film che creano la violenza. No, la violenza è lì, questi prodotti si ispirano a cose esistenti, ma la causalità è in direzione opposta. :–/

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