Sing Backwards and Weep: recensione del libro

Il 22 febbraio 2022 è morto a 57 anni Mark Lanegan, cantante di Screaming Trees, Queens of the Stone Age e Gutter Twins. Avevo da poco finito di leggere il suo libro autobiografico e la notizia mi ha colpito per davvero.

Sing Backwards and Weep (letteralmente Canta al contrario e piangi) è un libro del 2020 scritto da Mark Lanegan. L’unica volta che ho assistito ad un concerto con Mark Lanegan fu con i Queens of the Stone Age di Josh Homme nel 2003 al Flippaut Festival di Bologna. Fu un concerto memorabile, e purtroppo non ho avuto altre occasioni di vedere Lanegan dal vivo, e adesso non ce ne saranno altre…

Ma torniamo al libro. Lanegan racconta senza alcun filtro la sua vita dalla difficile infanzia allo scioglimento degli Screaming Trees sul finire degli anni Novanta. Per chi non li conoscesse, gli Screaming Trees erano uno dei gruppi della prima ondata del grunge di Seattle, sicuramente meno conosciuti di Nirvana, Soundgarden e Alice in Chains, ma legati a doppio filo a loro.

Insieme a Lanegan, ecco i fratelli Conner (Lee alla chitarra e Van al basso) e Mark Pickerel alla batteria (sostituito nel 1991 da Barrett Martin). Tra il 1986 e il 1989 pubblicarono ben quattro album per la SubPop che, se devo essere sincero, mi sono sempre sembrati un po’ tutti uguali tra di loro. Passati alla Epic Records, nel 1991 uscirono con Uncle Anesthesia, non dissimile dai precedenti, e poi nel 1992 finalmente il loro album di più grande successo, Sweet Oblivion, con il singolo Nearly Lost You che faceva anche parte della colonna sonora di Singles, film del 1992 diretto da Cameron Crowe. A chiudere la discografia, ecco nel 1996 l’ottimo Dust, la cui audiocassetta distrussi a suon di ascoltarla quando ero alle superiori.

Grazie al libro di Lanegan ho capito perché effettivamente i primi album mi suonassero (e mi suonino tuttora) come un magma indistinguibile: furono tutti scritti da Lee Conner, il gigantesco chitarrista fortemente odiato da Lanegan, che sfornava varie canzoni al giorno, apparentemente. Solo Sweet Oblivion e Dust furono il frutto di uno sforzo congiunto dell’intera band.

Ho detto odiato? L’ho detto, perché Lanegan sembrava provare odio per praticamente tutto il mondo, visto che le uniche parole positive le spendeva per amici scomparsi prematuramente come Kurt Cobain (qualche ora prima di suicidarsi aveva invitato Lanegan a casa sua), Layne Staley, e Jeffrey Lee Pierce dei The Gun Club.

D’altronde questo più che un libro sulla musica è il diario di un tossicodipendente, la cui visione del mondo non può che risultare annebbiata. Purtroppo Lanegan aveva dei problemi enormi e gran parte degli anni descritti nel libro li passò fumando crack e iniettandosi eroina, spacciando per mantenere la sua stessa dipendenza. Di fatto conobbe Layne mentre i due andavano a comprare droghe nel quartiere malfamato di Seattle (the Jungle), e Lanegan era uno dei fornitori di Kurt Cobain. Ecco così un resoconto dietro l’altro di come si rifornisse di eroina, di come la vendesse, di come se la iniettasse, degli episodi che lo hanno portato più vicino alla morte, eccetera eccetera.

Quando Lanegan conobbe Layne Staley.

Sulla musica… poco e niente. Praticamente, questo libro è l’antitesi di The Storyteller di Dave Grohl, che è tutto ottimismo e musica. Lanegan tira fuori alcuni aneddoti con altri musicisti, ma se non sono legati alla tossicodipendenza, allora sono solo scuse per parlar male dei compagni del gruppo o dei vari produttori e manager (e di Liam Gallagher, naturalmente). 

È un po’ deludente che il resoconto di uno dei protagonisti dell’ultimo movimento musicale degno di nota nel rock non si sia praticamente nemmeno reso conto di cosa stesse succedendo, visto che la sua unica preoccupazione era drogarsi di continuo. E la tristezza è ancora più grande sapendo che dopo l’anno di disintossicazione pagato da Courtney Love nel 1996 Lanegan fosse ricaduto nella dipendenza più pesante da cui diceva di essersi liberato soltanto una decina d’anni fa. 

Con così tanti amici persi tutti per lo stesso motivo, possibile che non si rendesse conto di cosa lo aspettasse? A un certo punto, leggendo, ogni volta che notavo come parlasse bene di qualcuno, andavo su Google per scoprire, puntualmente, che quel qualcuno era morto di overdose o qualcosa di simile. 

Tristi considerazioni sull’amicizia tra Lanegan e Kurt Cobain.

Insomma, Sing Backwards and Weep è interessante per farsi una cultura sulle droghe in voga negli anni Ottanta e Novanta, ma sfortunatamente non dice niente di rilevante sulla rivoluzionaria musica rock uscita da Seattle in quegli stessi anni. Inoltre, temo che si debba filtrare tutto ciò che ha scritto Lanegan per scremare la verità dalla visione distorta di una persona che, sfortunatamente, non stava affatto bene. Arrivò a perdere tutto e vivere per strada, senza niente in tasca, e con solo lo spaccio che gli permettesse di continuare a vivere… Di sicuro adesso ho una percezione un po’ diversa della musica degli Screaming Trees e del resto dei gruppi a cui Lanegan ha prestato la voce, e capisco da dove arriva tutta l’oscurità che traspare dai suoi album solisti. Ciao! 

PS: ecco qualche altro estratto interessante dal libro per darvi un’idea dello stile e dei temi trattati.


5 risposte a "Sing Backwards and Weep: recensione del libro"

  1. Insomma un musicista a sua insaputa! Davvero strano come memoir, che appunto non sembra scritto da un musicista bensì da un tossicodipendente che voglia raccontare la propria esperienza. Si spera per mettere in guardia altri dall’intraprendere la stessa vita, spera.
    Ricordo il gruppo Queens of Stone Age ma ignoro tutto il resto, non avendo mai seguito attivamente il panorama musicale.

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    1. Speravo di saperne di più sulla sua musica, questo sì. Il libro è intrigante, me lo sono letto in una settimana e sono 350 pagine scritte piccole… è deprimente, perché è il resoconto di una vita devastata.

      Piace a 1 persona

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