Revolutionary Road: recensione del film

Revolutionary Road, film del 2008 diretto da Sam Mendes, mi è sembrato un parente stretto di American Beauty, film dello stesso regista uscito nel 1999. E non lo dico solo per le colonne sonore simili (firmate entrambe da Thomas Newman) o per la mano di Mendes dietro la macchina da presa, ma soprattutto per i temi affrontati, principalmente lo smontare il mito della famiglia borghese all’apparenza perfetta che nasconde situazioni tutt’altro che rosee.

Revolutionary Road è ambientato negli anni Cinquanta e i protagonisti sono Kate Winslet e Leonardo DiCaprio. Trentenni, con due figli, sono in un momento chiave della loro vita: questa è l’ultima occasione che hanno per darle una scossa. Lui sostiene di voler provare ad uscire dalla routine di un lavoro che non lo appassiona e che tutti i giorni gli ricorda che suo padre fece lo stesso e non lasciò il segno, non divenne nessuno. Lei è annoiata, ha fallito nel suo sogno di diventare un’attrice, e sogna da sempre di andare a vivere a Parigi, dove lui stette brevemente durante la Seconda Guerra Mondiale.

Certo, vivono in una bella casa, hanno amici normali, sono bellissimi, hanno due figli… Ma non è abbastanza, vogliono di più. E quindi lui si trova una facile avventura sessuale con una collega, e lei… si demoralizza molto quando nell’estate precedente al programmato viaggio verso l’Europa, appena prima della suddetta scossa, scopre di essere incinta. Che fare? Lei è disposta anche all’aborto (illegale), lui non ne vuole sapere, e soprattutto è allettato da una proposta promozione sul luogo di lavoro.

Revolutionary Road trasmette benissimo il senso di marciume e di fallimento di una società borghese che crea dei miti (come quello della famiglia con figli, casa, lavoro) che non sono che gabbie da cui poi le persone vogliono solo fuggire, o almeno credono di volerlo fare. Senza voler essere cinico, conosco un sacco di persone tra i trenta e i quaranta anni che apparentemente avevano ottenuto ciò che volevano in quanto ad affetti e lavoro e che poi hanno complicato radicalmente le proprie vite tra amanti, divorzi, figli in custodia condivisa e via dicendo. La visione del film mi ha fatto pensare molto a queste persone e ai loro bisogni di evadere che le hanno portate ad entrare in gabbie ancora più strette di quelle di partenza.

Anche fosse solo per questo, varrebbe la pena vedere il film di Mendes, e non credo sia un caso che abbia voluto come protagonista la coppia per antonomasia degli anni Novanta, quella di Titanic di James Cameron (1997)! Mendes avrà pensato “Ve la do io la famiglia perfetta con la coppia perfetta!“, magari accompagnando il pensiero con una risata in stile Malefix!

Detto questo, lasciate che muova un paio di critiche ai punti che mi son piaciuti meno del film. Il primo è Leonardo DiCaprio che ho trovato insopportabile. Accanto ad una Winslet impeccabile e credibilissima nel suo ruolo di giovane casalinga statunitense degli anni Cinquanta, DiCaprio è in costante overacting, con espressioni e gesti sempre sopra le righe a sottolineare dialoghi spesso urlati e che suonano forzati, recitati nel peggior senso del termine. Peccato.

La seconda critica la faccio a Mendes e al suo sceneggiatore Justin Haythe: che bisogno c’era del personaggio interpetato da Michael Shannon? Serviva davvero qualcuno che dentro il film spiegasse agli altri personaggi ciò che pensano, ruolo palesemente pensato per comunicare allo spettatore i messaggi del film nel modo più elementare possibile? Shannon è bravissimo, ma personalmente avrei fatto a meno del suo personaggio, fondamentalmente per sentirmi considerato un po’ meno stupido.

Concludo consigliando la visione di un film che nel cast ha anche la sempre splendida Kathy Bates e che nonostante i suoi difetti fa pensare alla nostra società e a come viviamo le nostre vite forse inseguendo sogni costruiti a tavolino che possono rivelarsi essere degli incubi… Ciao! 



9 risposte a "Revolutionary Road: recensione del film"

    1. Sono abbastanza d’accordo, le due cose che ho evidenziato nella recensione che mi impediscono emotività con la storia sono la recitazione di DiCaprio e gli spiegoni di Shannon.

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  1. Credevo di aver avuto un’allucinazione, perché stamattina ho visto l’articolo sfogliando velocemente l’app ma adesso è scomparso dal reader! Odio WordPress quando fa queste cose!

    Un film terribile (in senso buono), e che credo di aver apprezzato molto più di quanto abbia fatto ti. Non ricordo la recitazione di Di Caprio, ma emotivamente ero fin troppo investito nella storia, tanto che alla fine sono stato malissimo; e lo sapevo che sarebbe finito così, perché mi dicevo “non c’è modo che questo film possa finire bene”, eppure l’ho continuato e sono rimasto a torturarmi per tutto il tempo. Bello, e spaventoso proprio per il modo in cui mette a nudo l’illusione di una vita perfetta e le gabbie che ci costruiamo intorno con la routine e la paura di osare. Se non altro a suo tempo mi fece pensare un sacco.

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