Something Wicked This Way Comes: recensione del libro

Something Wicked This Way Comes (per l’Italia Il popolo dell’autunno, perdendo così il riferimento shakespeariano del titolo originale) è un libro di Ray Bradbury del 1962. Di Bradbury avevo letto solamente Fahrenheit 451 e The Martian Chronicles (Cronache marziane), amandoli entrambi alla follia, e finalmente ho deciso di approfondire un po’ la conoscenza di questo autore così ben considerato da tutti (tra gli altri, anche da Neil Gaiman, Stephen King, Margaret Atwood e Clive Barker) e di cui avevo letto un libro omaggio poco tempo fa

Questo libro mi ha sorpreso, mi ha emozionato, e mi ha fatto riflettere, direi che sarebbe difficile chiedere qualcosa di più. Diviso in tre parti, la prima (ArrivalsArrivi) è quasi un classico romanzo di formazione centrato sui due tredicenni Jim Nightshade e Will Halloway le cui tranquille vite in una cittadina statunitense dell’Illinois vengono turbate dall’arrivo di un circo molto sinistro (Cooger and Dark’s Pandemonium Shadow Show). La seconda parte (Pursuits Inseguimenti) sta tra il thriller e lo horror, e soprattutto sviluppa molto un personaggio che diventa ben presto il protagonista della storia, e cioè Charles, il padre di Will, cinquantaduenne inserviente della biblioteca e lettore accanito. È qui che Bradbury si lascia andare alle considerazioni più profonde del libro, in un dialogo del genitore coi due ragazzi, dialogo che risulta essere praticamente un monologo. 

Il finale (Departures Partenze) chiude la storia sviluppando benissimo tutti i temi del libro con una scena facile da immaginare e difficilissima da dimenticare. E che prova come il libro Bradbury l’avesse scritto per l’amico Gene Kelly, come infatti dichiara nell’Afterword della versione in mio possesso. Per la precisione, lo scopo era avere una sceneggiatura sulla quale basare un film, cosa che Kelly non riuscì a trasformare in realtà. Finalmente, nel 1983 Jack Clayton portò sul grande schermo una versione di questa storia, ma enormi problemi di produzione non portarono ad un gran risultato, anche a detta dello stesso Bradbury.

Tornando al libro, quali sono i temi a cui ho accennato prima? Su tutti, la lotta tra il bene e il male. I tre protagonisti, pur coi loro problemi, le loro paure e le loro insicurezze, sono certamente dei buoni e si devono scontrare con Mr. Dark e Mr. Cooger che sono indiscutibilmente cattivi fino al midollo. Non solo compiono misfatti orribili ai danni di varie persone (il venditore di parafulmini, Miss Foley…), ma tentano di corrompere i nostri eroi con l’incredibile potere di alterare il tempo come dei veri diavoli tentatori.

E le tentazioni si basano su un altro dei temi del libro, quello della crescita e del vivere accettando la propria età ed il proprio ruolo. Da una parte, Jim è impaziente di diventare adulto per fuggire da una situazione familiare difficile dopo la perdita del padre. Dall’altra, Charles si sente troppo vecchio, non è in pace con sé stesso, non sa come comportarsi con il figlio Will e si chiude a riccio rifugiandosi nei libri nella sua adorata biblioteca. Nel finale, Jim e Will sono costretti a diventare più grandi rapidamente e loro malgrado, e Charles viene a patti con la sua vita e per la prima volta agisce come un genitore responsabile credendo al figlio, parlandogli, e aiutandolo a risolvere i suoi problemi.

Inoltre Bradbury chiarifica quali siano secondo lui i tipi di persone più deplorevoli e da evitare. I Mr. Dark e Mr. Cooger sono coloro che vivono di negatività, che si nutrono di lamentele e lacrime, che non riescono a stare bene, anzi, stanno bene solo parlando male degli altri e di ciò che gli accade intorno. Personalmente, conosco un po’ di persone così e tento di starci alla larga il più possibile.

E poi è chiaro come all’autore di Waukegan (Illinois) non vadano giù gli egoisti, a cui riserva destini orrendi nella sua storia, mentre sembra che gli vadano a genio le persone allegre e altruiste, capaci di vedere il bello nella vita nonostante i problemi e le difficoltà. Il finale canterino e danzante (ed ecco Gene Kelly!) è un vero e proprio inno in questo senso.

Al principio della lettura mi è parso subito chiaro perché Gaiman si dichiari un fan delle opere di Bradbury: ho pensato che questo romanzo avrebbe potuto scriverlo lui! In realtà, lo stile unico della prosa con cui è scritto Something Wicked This Way Comes lo rende a tutti gli effetti diverso dalle opere di Gaiman, anche quelle ad esso teoricamente più vicine. Bradbury è quasi poetico in tantissimi passaggi del libro, riuscendo a descrivere le sensazioni e i sentimenti dei protagonisti in più modi, oltre alle mere descrizioni. Il risultato è una storia che ti entra dentro, risveglia ricordi sopiti e amplia sensazioni attuali. Per esempio, come non ricordare il me dodicenne che giocava fuori con gli amici con la voglia di trovare avventure fantastiche nel vicinato e nella campagna circostante? E come non sentirmi vicino al personaggio di Charles, che si sente troppo vecchio per suoi figlio nato quando lui aveva già quarant’anni (mio figlio è nato quando ne avevo trentasette…)?

Trovo inevitabile che un romanzo così emozionante abbia molto di autobiografico, e non mi ha sorpreso notare come l’ambientazione sia quella dell’infanzia di Bradbury, né scoprire come lui stesso avesse passato giorni, mesi ed anni a leggere in biblioteca da giovane, educandosi più lì che a scuola (proprio come Gaiman!). E lo stesso padre dello scrittore fu fonte di ispirazione per Charles Halloway, essendo un lavoratore della classe media con la passione per la lettura.

Insomma, consiglio senza pensarci due volte la lettura di Something Wicked This Way Comes, è un romanzo affascinante sotto così tanti punti di vista! Ciao!

PS: non so dirvi come sia la traduzione italiana perché ho letto il libro nella sua versione originale. 

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18 risposte a "Something Wicked This Way Comes: recensione del libro"

    1. Se posso offrirti un consiglio o più su Gaiman, American Gods e I ragazzi di Anansi sono belli (il primo è più epico, il secondo è scritto piuttosto bene).
      Stardust è bello pure quello, ma ha un velo di tristezza (il film l’hanno fatto più allegro).
      Ho in sospeso la lettura di Coraline da un sacco di tempo (ma ho apprezzato il film).
      Il figlio del cimitero non è male.
      Poi, scritto in collaborazione con Terry Pratchett, Buona Apocalisse a tutti: meraviglioso, fa morire dal ridere perfino nelle note a piè di pagina, storia e personaggi sono piacevoli.
      Nessundove è bello pure lui, urban fantasy con un mondo “parallelo” molto particolare.

      A fumetti, ovviamente, non ci si può esimere dal leggere il suo Sandman, saga epica sull’entità che governa i sogni e la sua particolarissima famiglia.

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      1. Sottoscrivo aggiungendo dosi di entusiasmo ad ogni complimento già fatto dal conte. E consiglio pure i brevi The Ocean at the End of the Lane e The Graveyard Book, per me ogni romanzo scritto da Gaiman è un gioiello!

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            1. Se l’hai letto in inglese, può starci che tu non conosca il titolo italiano, che è pure molto diverso, non è la traduzione letterale 😉
              A me è venuto il dubbio e ho dato un’occhiata in rete, sennò non me ne sarei accorto 🤔

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    1. Io l’ho divorato in pochissimo, mi ha catturato il suo stile! Ti posso dire che le tre parti del libro sono diverse tra loro, ma non so se considererai la seconda e terza parte migliori o peggiori della prima… :–)

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  1. Sono lettore di Bradbury sin da giovanissima età, ma preferivo i suoi racconti: questo romanzo in particolare non ho mai trovato la voglia di leggerlo. Poi un paio d’anni fa, in piena pandemia, ho visto recensire molto bene il film e addirittura per non so più che anniversario il “Texone” annuale presentava la versione Bonelli, cioè in pratica il romanzo ma con in più Tex ad “indagare” su questo popolo dell’autunno.
    Con questa tua recensione sono ormai circondato: prima o poi dovrò leggere il libro ^_^

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    1. Io l’ho adorato e letto velocissimamente! Ha una prosa ipnotica e una storia articolata in capitoli molto diversi tra loro, una cosa che all’inizio mi ha un po’ spaesato ma che poi ho capito di apprezzare non poco!

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