The Evil Dead: recensione del film

The Evil Dead (inspiegabilmente tradotto come La casa) è un film del 1981 scritto e diretto da Sam Raimi, qui al suo primo lungometraggio. Costato pochissimo, sui 375mila dollari, ne guadagnò più di dieci milioni, aggiungendosi così alla nutrita lista di film horror indipendenti e campioni di incassi dell’epoca.

Anche se non avete mai visto questo film, la trama la conoscete di sicuro: cinque giovani amici vanno a passare qualche giorno in una capanna sperduta in un bosco, e muoiono orribilmente uno ad uno. È quindi una specie di slasher, che erano la moda del momento (chiedere a John Carpenter o Sean Cunningham per conferme), ma qui ci sono di mezzo delle possessioni demoniache, non un mostro/assassino ben preciso.

L’influenza di The Evil Dead è innegabile, un po’ per aver lanciato la carriera di un regista geniale come Sam Raimi, un po’ per la trilogia sui generis a cui ha dato vita, un po’ per aver regalato al mondo Bruce Campbell (qui pure produttore esecutivo), e infine per l’influenza sul genere horror tutto (non dovete credere a me, basta chiedere a Drew Goddard). E fin qui non ci piove. Ma che dire del film, a più di 40 anni dalla sua uscita?

Che è tuttora un gioiello da vedere e rivedere, naturalmente! Il film è dinamico, divertente, cattivissimo, violento, teso… La telecamera di Raimi non conosce pace, si muove sempre e sempre nel modo giusto, e anche i movimenti degli attori sono sempre organici e ben pensati. Ed è a dir poco geniale la trovata della soggettiva degli spiriti malvagi che si muovono a forte velocità nella foresta (ottenuta facendo correre due operatori che tenevano la telecamera all’altezza del suolo). E l’ho detto che l’assistente al montaggio era Joel Coen (uno dei due fratelli Coen, naturalmente)? 

La violenza c’è ed è esageratissima, così come il sangue finto, e col senno di poi è facile dire che i film successivi della saga seguirono un percorso chiaro sin dall’inizio (il terzo capitolo, Army of Darkness, L’armata delle tenebre, del 1992, è un film comico, non dell’orrore). Particolarmente raccapricciante la scena dello stupro fatto dai rami degli alberi ai danni di Cheryl (Ellen Sandweiss), scena di cui Raimi si è pentito invecchiando ma che secondo me è perfettamente inserita nello spirito del film e nasce dalla voglia di fare tipica di giovani strapieni di talento e di idee esposti ai film horror del periodo. 

Ma The Evil Dead propose qualcosa di nuovo, non era una semplice derivazione da film dello stesso genere che uscivano in quegli anni (leggetevi Lucius su Il Zinefilo per scoprire che comunque da qualcosa effettivamente fu derivato…). Il film di Raimi è considerato uno dei film splatter più influenti della storia, anche se naturalmente non fu il primo, onore che spetta probabilmente a Jigoku di Nobuo Nakagawa del 1960, o Blood Feast del 1963 (ma ci sono molti altri esempi anteriori al 1981 venuti anche da registi nostrani come Fulci e Argento, per non menzionare Maniac del 1980 col giovanissimo Tom Savini agli effetti speciali).

Ma insomma, qualche difetto ce lo trovo in The Evil Dead? Diciamo che si notano gli strati di gomma che dovrebbero rappresentare la carne putrescente delle vittime degli spiriti maligni, inutile negarlo, ma comunque mi affascina notare il basso budget e l’inventiva dei creatori per fare qualcosa di buono nonostante la mancanza di mezzi.

E come posso non amare il finale del film così carpenteriano, come carpenteriano è l’assedio nella casa, anche se siamo distanti anni luce dai sottotesti politici che volendo si possono leggere nei film di zio John?

Insomma, Raimi esordì con un gioiello del cinema e con la sua carriera pluridecennale ha dimostrato più volte il suo innegabile talento, così come ha dimostrato la sua grande amicizia con Bruce Campbell riusandolo spesso e volentieri nei suoi film, anche fosse solo per un breve cameo. The Evil Dead, signore e signori, da vedere e rivedere! Ciao! 



15 risposte a "The Evil Dead: recensione del film"

  1. Grazie mille per avermi citato. Ammetto che se non fosse stato per questo non sarei riuscito a leggere la tua recensione (non capisco perché WP non mi avverta nonostante tutto). In ogni caso non posso far altro che concordare con quello che hai scritto. The Evil Dead è un film che riesce a reggere benissimo anche oggi, sa inquietare e disgustare e inoltre fu un’opera cruciale per il mondo del cinema. Giustamente i difetti che hai citato sono legati più che altro a un budget veramente misero ma anche in questo caso sono riusciti a rendere il tutto molto bene. Ottima recensione!

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    1. WP fa sempre le bizze, io ho smesso di chiedermi perché, ormai! :–/

      Grazie mille per i complimenti, doveroso citarti (e ora ti ho anche commentato), e continuiamo a diffondere amore per questo cult assoluto! :–)

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  2. Pensa che sto leggendo un libro su “Evil Dead” proprio in questi giorni, quindi questo tuo post ha del tempismo, anche perché quello chalet non l’ho mai abbandonato e ci torno ogni volta che posso, sono peggio di Ash 😉 Ottima recensione ci voleva stamattina! Cheers

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  3. Gli si vuol sempre bene a questo film, pensa che il mese scorso ho comprato il DVD pieno di speciali e commento audio 😛 Non si finisce mai di studiare Evil Dead…
    E pensa che è un film che, come i migliori, è stato apprezzato solo molto dopo. Addirittura nessuno voleva distribuirlo, e il giovane Stephen King scrisse un pezzo in cui si rammaricava di questo, considerandolo un gran filmone: sperando di far cosa gradita, linko l’articolo di King che ho tradotto per il ZInefilo 😉

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    1. Grazie mille, fai naturalmente cosa gradita, credo che me l’ero perso quel post!

      Bisogna sempre parlare (e riguardare) The Evil Dead! :–D

      Ed essendo rivoluzionario, a suo modo, non mi sorprende che all’inizio avesse trovato difficoltà a trovare un audience…

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  4. Pochi soldi ma tantissima passione per un horror giustamente entrato nel mito, dove si vedeva bene quanto il giovane Raimi e il non meno giovane Campbell avessero già tutte le carte giuste per sfondare 👍
    Certo si nota, ovvio, l’inevitabile e perdonabilissimo aspetto grezzo del make-up… e pensa che, per risparmiare sui costi di materiali più professionali, si è fatto uso di varie sostanze alimentari tra cui anche la crema di formaggio (se non ricordo male, contribuiva a rendere credibile il rapido processo finale di putrefazione dei posseduti) 😉

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