The Limits of Control: recensione del film

Jim Jarmusch è uno dei registi che da sempre ammiro di più. Indipendente fino al midollo, la sua filmografia è interamente composta da film che si è scritto da solo e che ha girato per lo più con amici (di grande talento). Qui sul blog ho scritto di quasi tutti i suoi film già, e finalmente ne ho recuperato uno che non avevo visto…

The Limits of Control è un film del 2009 scritto e diretto da Jim Jarmusch. Isaach De Bankolé è il misterioso protagonista di questo film in cui tutto è avvolto nel… mistero. Messaggi cifrati, mille personaggi che appaiono per qualche minuto e poi scompaiono per sempre, nessuna reale trama di cui valga la pena parlare… 

Per lo più assistiamo a De Bankolé che cammina in silenzio, che fa tai chi (credo), che si riposa, che beve due espressi alla volta e che scambia una scatola di fiammiferi dopo l’altra. Diciamo che se molti credono che nei film di Jarmusch non succede niente“, è sicuramente a causa di esempi come questo. E lo dico da suo grande ammiratore! 

Tornando a The Limits of Control, nei suoi vari incontri casuali, il nostro protagonista viene esposto a brevi monologhi che cominciano tutti dopo che la persona di turno si è sincerata che lui non parli spagnolo. Ecco quindi pensieri sparsi su filosofia (Alex Descas e Jean-François Stévenin), musica (Luis Tosar), sesso (Paz de la Huerta), cinema (Tilda Swinton), scienza (Yûki Kudô), arte (John Hurt), droghe (Gael García Bernal)…

Tutto questo viene poi ripreso nel confronto finale con il personaggio di Bill Murray, ma onestamente tutto mi è sembrato più il frutto di un delirio che non qualcosa di realmente profondo. Che ci voleva dire Jarmusch? La vita non vale niente? La realtà è arbitraria? Secondo me non bastano tre o quattro frasi ripetute in contesti surreali per rendere profondo un film… 

Nonostante questo, ci sono cose che mi sono piaciute del film. La colonna sonora che si potrebbe definire come un rock psichedelico, per esempio. E poi mi è piaciuto vedere sullo schermo Madrid, Sevilla e la parte rurale di Almería. Suppongo che Jarmusch abbia voluto girare questo film anche per rendere omaggio ad un paese a cui evidentemente vuole bene.

Poco altro. Se lo chiedete a me, direi che è un film evitabile della filmografia di un regista che offre sicuramente di meglio, a partire da Ghost Dog: The Way of the Samurai (Il codice del samurai, 1999), che parte da premesse simili ma che è di tutt’altra fattura. 

Di fatto, Jarmusch ha dichiarato di aver voluto fare un esperimento, levando dal film tutte le cose che gli spettatori normalmente si aspetterebbero di trovare: una trama, dei personaggi, azione, essendo teoricamente un film d’azione… Ecco, se gli spettatori si aspettano di trovarci quelle cose in un film così, è perché ha senso che ci siano. Credo che come esperimento non avrebbe sfigurato come esercizio in una scuola di cinema, ma come film direi che lascia alquanto a desiderare… Ciao! 



8 risposte a "The Limits of Control: recensione del film"

  1. Come esperimento è intrigante, l’idea di un film-non-film che fa l’esatto contrario di quanto ci si aspetterebbe, però onestamente non mi ci metterei a vederlo 😛
    C’è stato un periodo, quand’ero giovane, che questi esperimenti mi facevano impazzire, ma temo di aver superato l’ardore giovanile.
    Tra parentesi, tempo fa ho digitalizzato da VHS l’edizione da pellicola italiana di “Taxisti di notte”, ma ancora devo decidermi a rivederlo.

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    1. Pure lì c’è De Bankolé! Bello Night on Earth, un altro pianeta rispetto a The Limits of Control, per quanto mi riguarda.

      Sullo sperimentare… a me va pure bene, ma un lungometraggio in questo modo mi si è fatto pesante. Apprezzabili gli intenti, ma preferisco leggerne che sorbirmi un’ora e cinquanta di roba (tra l’altro sul contenitore del DVD c’era scritto che durava un’ora e mezzo, bugiardi!).

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  2. In che senso il film dovrebbe essere di azione, però non ha azione?? che roba, va bene andare contro ogni cliché, ma qua si rasenta l’assurdo.
    Ma i tizi che gli parlano sincerandosi che lui non capisse lo spagnolo? Volevano essere il più liberi possibile di dire quello che pensavano?

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    1. Teoricamente è un thriller con un killer pagato per una missione, uccidere una persona protetta da molte guardie del corpo… ma non c’è niente in questo film in realtà.

      I dialoghi sono una semplice variazione sul tema, come se fosse uno standard jazz, cominciano tutti con la stessa domanda, poi sono parole in libertà su temi casuali… immagino ci fosse una sceneggiatura, non credo gli attori abbiano improvvisato, ma poteva essere scritta con un generatore casuale di parole e il risultato finale non sarebbe cambiato!

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