Brokeback Mountain: recensione del film

04 aprile 2022, Heath Ledger avrebbe compiuto oggi 43 anni, se non ci avesse lasciato nel gennaio del 2008. Su vengonofuoridallefottutepareti lo si festeggia parlando di uno dei suoi film più famosi…

Brokeback Mountain (in Italia conosciuto come I segreti di Brokeback Mountain) è un film del 2005 diretto da Ang Lee che fece molto scalpore alla sua uscita. Vinse molti premi, tra cui tre Oscar, e molti ammirarono l’interpretazione di Heath Ledger, che a soli 25 anni già sembrava un attore navigato, effettivamente. Soprattutto, credo io, fu il tema del film a sconvolgere Hollywood. Basato su una storia breve di Annie Proulx, infatti, tratta dell’amore tra due rudi cowboy che vivono e lavorano tra Tennessee, Wyoming e Texas tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Non si tratta del primo film hollywoodiano a portare sullo schermo una relazione omosessuale tra due uomini: per esempio, My Own Private Idaho (Belli e dannati) uscì nel 1991, e The Birdcage (Piume di struzzo) nel 1996, e non furono i primi nemmeno quelli. Ma è probabilmente tra i primi esempi di un film romantico che mostra una relazione così senza nessuna riserva.

Come al solito sono arrivato tardi alla festa e l’ho visto da poco per la prima volta. In realtà sono contento di averlo fatto lontano dal clamore suscitato all’uscita e dalla valaga di premi portati a casa da Ang Lee e compagnia. Mi sono quindi goduto un film che narra una storia interessante e lontana dagli stereotipi tipici del mondo dell’omosessualità visto dalle telecamere di Hollywood.

I due protagonisti Jack (Jake Gyllenhaal) e Ennis (Heath Ledger) sono due giovani cowboy con mogli e figli, e le mogli sono niente meno che Michelle Williams e Anne Hathaway. Eppure nelle lunghe giornate passate insieme da diciannovenni a fare la guardia alle pecore di Joe Aguirre (Randy Quaid) nasce un amore tra i due che va oltre l’accettabile dalla società che li circonda, e pure oltre i loro stessi pregiudizi.

Ma mentre Jack è pronto a lasciare tutto per stare con Ennis, quest’ultimo non ha il coraggio di andare fino in fondo, anche a causa di un trauma infantile sull’intolleranza della società in cui viveva verso gli omosessuali. Quindi, i due si vedono solo per pochi giorni l’anno per un paio di decadi. Comprensibilmente, le loro storie con altre persone vanno a rotoli, cosa ovvia data la toccante scena durante l’ultimo incontro in cui si confessano l’uno con l’altro un amore fortissimo ma che non sono riusciti a far sbocciare in una vita insieme.

Il finale è drammatico e toccante, con Ledger che, pur interpretando un personaggio di pochissime parole incapace di esprimere davvero i propri sentimenti, riesce a trasmettere tantissime emozioni con la sua interpretazione. Bella anche la scena della sua telefonata a Lureen, moglie di Jack, in cui lei gli dice dell’incidente in cui questi ha perso la vita, incidente a cui Ennis non crede nemmeno per un secondo. Lureen sa della relazione che il marito aveva con Ennis? E davvero crede che il marito sia morto così come lo descrive al telefono? Apparentemente non lo sapremo mai, visto che la Hathaway ha rivelato di aver girato la scena due volte: in una, il suo personaggio sapeva della storia tra Jack e Ennis e mentiva sulla morte del marito, ucciso perché omosessuale. Nell’altra, non aveva idea della relazione e pensava che il marito fosse davvero morto in un incidente. La scena che si vede nel film è un montaggio di entrambi i ciak, quindi c’è dell’ambiguità voluta (da regista e montatore) sul ruolo del personaggio della Hathaway, cosa che rende la scena intrigante e tesa.

Più in generale, secondo me il film funziona, porta sullo schermo personaggi credibili, sfaccettati, e una società realistica che dimostra quanto fosse difficile vivere da omosessuali negli Stati Uniti dei cowboy e dei rodeo (e probabilmente lo è tuttora). La grandezza del film però va oltre il ristretto mondo che mette in scena, perché manda un messaggio universale sul mostrare la fragilità, le insicurezze e la sessualità di persone che non riescono ad essere sé stesse a causa di una società opprimente e fatta su misura di una normalità che per molti non ha niente di normale. Ciao! 


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