Rec 4: Apocalipsis: recensione del film

Rec 4 Apcalipsis (per l’Italia uscito col titolo inglese di Rec 4: Apocalypse) è (per adesso) l’ultimo capitolo della saga cominciata nel 2007 dai registi Paco Plaza e Jaume Balagueró. Insieme firmarono il seguito nel 2009, ma si divisero i compiti per i successivi due film: di Plaza il terzo, del 2012, e di Balagueró questo quarto. 

Dopo la deriva comica surrealista del terzo, la saga rientra saldamente nei binari dello horror gore che ne aveva caratterizzato gli esordi riuscendo anche a seguirne gli eventi in maniera convincente. Dopo un’introduzione ancora una volta nel famoso edificio infestato di Barcellona, l’azione si sposta su una nave dove il dottor Ricarte (Héctor Colomé), scortato da una dozzina di militari armati fino ai denti, sta provando a sintetizzare un vaccino per l’infezione (ogni riferimento al Covid-19 è puramente casuale). Per farlo ha bisogno dei pochi sopravvissuti ai due outbreak conosciuti: la reporter Ángela Vidal (Manuela Velasco), due dottori militari (Paco Manzanedo e Críspulo Cabezas), e una signora presente al matrimonio di Rec 3 (María Alfonsa Rosso). Quanto ci mette la situazione a sfuggire di mano? Pochissimo, 30 minuti, per essere esatti.

Che dire di questo Rec 4? Balagueró, come Plaza prima di lui, non ripete l’espediente del found footage e gira in maniera convenzionale il film usando un sacco di camera a mano. Rimane l’attenzione per le telecamere di sicurezza e addirittura per la registrazione fatta dalla telecamera della reporter, tra l’altro cruciale per capire la natura dell’infezione.

Di umorismo ce n’è poco, tutto affidato all’anziana signora completamente spaesata, e di azione e momenti spaventosi ce ne sono a bizzeffe. Ammetto che con me questa saga ha fatto centro, io me la sono goduta tutta, incluso questo ultimo film. Certo, niente di originalissimo, e il finale si intuisce praticamente subito, ma mi sono divertito tanto che sono riuscito a passare sopra addirittura agli orribili effetti speciali degli spari delle armi da fuoco fatti in digitale.

Alla fine ci sono tanti infetti, l’ambientazione è claustrofobica, e la trama sembra uscire fuori da un racconto di Lovecraft (basta cambiare i riferimenti al cristianesimo con quelli ai Grandi Antichi). Io sono una persona semplice, con questi ingredienti sono felice!

È divertente ritrovare la Velasco, anche se la sua interpretazione mi è sembrata meno convincente di quella offerta nei primi due film (ma ha un outfit che con me fa centro per forza, con la cannottiera in stile Ripley di Aliens, Aliens – Scontro finale, 1986), i personaggi secondari funzionano tutti (in particolare il capitano, Mariano Venancio, e il nerd, Ismael Fritschi), e credo che il film sia una degna conclusione di una delle saghe horror per me più riuscite di sempre. Ciao! 



9 risposte a "Rec 4: Apocalipsis: recensione del film"

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