Star Trek: Enterprise – S01E05, Inatteso

Unexpected (Inatteso) è un episodio che si prende il suo tempo per instillare nello spettatore il giusto senso di meraviglia provato dall’equipaggio dell’Enterprise alle prese con le prime esperienze con degli alieni sconosciuti. Visti gli usuali ritmi forsennati di Voyager e l’epica di Deep Space Nine, le altre due serie del brand prodotte più o meno negli stessi anni di Enterprise, la cosa mi ha colto di sorpresa in maniera assolutamente positiva.

La trama dell’episodio, di fatto, si riassume in tre parole. L’Enterprise entra in contatto con una nave Xyrillian, una specie aliena tecnicamente avanzata con dispositivi di occultamento e sale ologrammi comparabili a quelle viste per la prima volta nell’Enterprise D di Jean-Luc Picard. Trip Tucker sale a bordo della nave per aiutare a riparare un guasto ma i suoi contatti con l’ingegnere Ah’Len (Julianne Christie) hanno un effetto imprevisto…

Prima di tutto si rompe con un classico cliché di Star Trek: una specie che sembra inizialmente amichevole si rivela… amichevole per davvero! Incredibile! E poi è molto ben fatta tutta la prima parte con Trip che si deve adattare all’atmosfera aliena in una nave finalmente davvero diversa da quelle a cui siamo abituati (ottima in questo la regia di Mike Vejar).

A metà episodio, però, la storia sembra arenarsi un po’ e serve un completo cambio di marcia per arrivare in fondo, con un altro incontro coi Klingon dopo quello nell’episodio pilota. In questo caso è il capitano Vorok (Christopher Darga) a ricordare a tutti l’aggressività del suo popolo, e sta a T’Pol rimetterlo in riga ricordando come Jonathan Archer abbia salvato il Klingon High Council appena poche settimane prima.

In ogni caso, prima di tutto è sempre bello vedere un K’t’inga-class battlecruiser sparare su una nave della Flotta Stellare. Secondo, ci vuole del coraggio a prendere il personaggio più macho e prima farlo vedere impaurito che vuole abbandonare la missione a lui affidatagli, e poi renderlo… madre! Certo, la cosa finisce rapidamente con l’aiuto dei Xyrillian, ma è divertente rendere così vulnerabile Trip che appare normalmente così sicuro di sé.

E poi con questo quinto episodio si continua a presentare gli ufficiali con storie che comunque fanno lavorare un po’ tutti. Qui per esempio si vedono abbastanza anche Archer e il dottor Phlox. Insomma, un inizio di stagione solido, che continua anche a sottolineare l’importanza del traduttore universale e gli inghippi tecnici delle prime esperienze spaziali terrestri, vedi la doccia del capitano prima della sigla. Ciao! 


Episodio precedente: Strani, nuovi mondi

Episodio successivo: Terra Nova


9 risposte a "Star Trek: Enterprise – S01E05, Inatteso"

  1. Ricordo che mi è piaciuta la resa con cui si è fatto capire il senso di profondo disagio che prova un umano a stare nella nave di quegli alieni, che fa da contraltare con la tranquillità della sala olografica.
    Inoltre l’episodio è il primo in cui viene mostrata la passione di Archer per i vecchi libri cartacei (che anticipa quella di Kirk, ma solo nel secondo film, e soprattutto quella di Picard) e per la prima volta appare il “supporto informatico” con cui ci si passa dati nella galassia, una sorta di piccolo chip che poi durante la serie crescerà in dimensione, forse per anticipare i “quadratoni” di TOS. Curiosamente però quel chip assomiglia di più a quelli che appariranno nella tarda TNG.

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    1. Per adesso sto trovando Enterprise una serie ben fatta sotto molto punti di vista, non ultimo questo tentativo di rendere l’esplorazione spaziale “meravigliosa”, anche se alla fine gli alieni quasi sempre sono tutti umanoidi e ci ri riesce a comunicare perfettamente dopo pochi minuti per ovvie esigenze di trama e budget…

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      1. A pensarci Star Trek è figlia di un’epoca in cui tutti nella galassia parlavano inglese, quindi non è mai nata l’esigenza di rendere plausibile la comunicazione inter-specie. Invece la deliziosa “Farscape” ha trovato un’idea geniale: nella prima puntata, nel momento esatto in cui l’umano protagonista entra a bordo di una nave aliena gli viene impiantato una sorta di “babel fish” (per dirla come Douglas Adams) e da quel momento capisce tutti gli alieni che incontrerà nella serie, avendo quell’impianto sottopelle. A volte anche con pochi soldi si può ovviare al multuculturalismo 😛

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          1. Ma ben vengano le ristrettezze di budget, quando per merito loro si partorisce uno dei marchi distintivi di una mitica serie 😉
            E quanto al partorire, qui tocca nientemeno che al buon Trip sperimentare di persona la maternità (questa è senz’altro una delle idee azzeccate di cui ti avevo parlato)… oltre alla tecnologia dell’ancora a lui sconosciuto ponte ologrammi, che nei secoli successivi ritroveremo di serie sulle navi della Federazione 🙂

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