The Blue Lagoon: recensione del film

The Blue Lagoon (Laguna blu) è un film del 1980 diretto da Randal Kleiser basato su un libro di Henry de Veere Stacpoole di inizio Novecento. L’ho visto per la prima volta a quarantadue anni dalla sua uscita e probabilmente avrei potuto farne anche a meno, diciamo la verità.

La storia è la seguente: naufraga una nave nel Pacifico e due bambini (Elva Josephson e Glenn Kohan) si ritrovano su un’isola deserta insieme ad uno dei marinai (Leo McKern). Quello insegna loro tutto ciò che sa prima di morire affogando una notte dopo essersi ubriacato. Passano anni e i due (ora interpretati da Brooke Shields e Christopher Atkins) sono adolescenti bellissimi che passano dall’adolescenza all’età adulta nel paradiso naturale ed evidentemente privo di pericoli dove sono capitati anni prima. Fanno pure un figlio prima di essere ritrovati dal padre di lei (William Daniels) che non ha mai perso le speranze e ha passato la vita in barca a cercarli.

Questo film è talmente ridicolo che quasi non serviva la parodia all’interno di Top Secret! (1984), visto che quasi ogni scena sembra già girata con intenti comici. La messa in scena è quanto di più artefatto possibile, niente di ciò che vediamo risulta minimamente credibile. I due protagonisti sono dei modelli sempre pronti per una sessione fotografica quando come minimo dovrebbero essere malnutriti e bruciati dal sole.

Poi con tutte le cose che potrebbero andare storte (da un infortunio fino ad una malattia o un’infezione) non c’è un attimo di tensione in tutto il film, e nemmeno i cannibali che stanno dall’altra parte dell’isola risultano essere una minaccia per i nostri eroi che per di più vivono in un bungalow di lusso che farebbe invidia ad un qualunque turista voglioso di passare qualche settimana su un’isola caraibica.

Il film si concentra sulla storia d’amore di questi due beoti sempre sorridenti e i cui dialoghi risultano molto più stupidi di quelli di due ragazzini di sette anni. Ho capito che sono cresciuti isolati per anni, ma che è successo al loro quoziente intellettivo? Ma niente paura, riescono comunque a sopravvivere ad un parto nella foresta, e mantengono vivo il loro pargolo per almeno un anno, un anno e mezzo, fino a quando decidono di suicidarsi con delle bacche velenose appena prima di essere salvati dal padre di lei, che tempismo!

In generale, le scene sono pensate male e girate peggio, con errori dappertutto. Per esempio inizialmente il marinaio sembra morire su degli scogli in un certo punto dell’isola, ma poi viene ritrovato su una spiaggetta da un’altra parte. Dell’isola stessa non riusciamo mai a farci una mappa mentale, il luogo dei sacrifici umani sembra a mezzo metro di distanza dai due ragazzi, ma in realtà se così fosse i cannibali li troverebbero senza fatica… Insomma, ho capito che il film vuole soprattutto parlare della storia d’amore e della fine dell’adolescenza, ma se è ambientato in un’isola deserta un minimo di credibilità all’ambientazione andava data, no? In sette o otto anni di isolamento totale possibile che l’unico guaio capitato a questi due sia un po’ di febbre per lei avvelenata da delle spine di un pesce?

Forse la cosa migliore del film è la serie di immagini di animali da National Geographic che intervallano le sessioni fotografiche dei due modelli… Apparentemente fu così che fu scoperta una specie di iguana fino a quel momento mai catalogata. Film da vedere solo per apprezzare ancora di più Top Secret!, per quanto mi riguarda. Ciao! 

PS: comunque… ‘sti due son cugini. Per dire.



16 risposte a "The Blue Lagoon: recensione del film"

      1. Vorrei poter dire che è così ma, per quanto mi riguarda, nemmeno da giovanissimo ci ho mai perso la testa: avevo già altri gusti più “fantastici” in fatto di cinema, regolarmente incompresi (e sbeffeggiati, spesso in modi assai poco simpatici) in primis proprio dai vari amanti di “Laguna Blu”, “Il tempo delle mele” e altre dimenticabili amenità del genere… valida ragione in più per non provare nessun effetto nostalgia, quindi. Molto, molto meglio la versione di “Top Secret”, decisamente 😉

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