Guns N’ Roses: un post musicale

I Guns N’ Roses sono uno dei gruppi che conosco da più tempo in assoluto, avendoli scoperti da pre adolescente nei primissimi anni Novanta grazie ad amici di due o tre anni più grandi di me che già li conoscevano e me li presentavano come degli dèi del rock, specialmente per la chitarra di Slash alla chitarra e la vpce unica di Axl Rose. Ho questo ricordo di ascoltare Don’t Cry (da Use Your Illusion del 1991) o Since I don’t Have You (da The Spaghetti Incident del 1993, un album di cover) affascinato un po’ dalla musica e un po’ dalla sensazione di stare ascoltando qualcosa “per bimbi grandi”.

Ne è passato di tempo da allora, e pur non avendo mai messo completamente da parte la musica dei Guns, non mi definirei un loro fan, e oggigiorno mi riesce difficile ascoltarne un intero album arrivando fino in fondo. Ammetto anche di aver superato il limite di ascolti possibili per varie delle loro canzoni, tipo Welcome to the Jungle o November Rain, che ormai mi risultano troppo note per poterle ascoltare attentamente per intero.

Eppure per qualche ragione i Guns sono anche uno dei gruppi di cui conosco più aneddoti, e di cui più ho parlato nel corso degli anni con amici: quante leggende (urbane?) sui loro concerti interrotti a causa di litigi tra i membri della band, o perché qualcuno di loro era troppo intossicato per poter suonare, o su ritardi di due ore sugli orari di inizio che facevano imbufalire il pubblico, e che discussioni su quella canzone in cui si sfogano contro un critico musicale secondo loro colpevole di lesa maestà (Get in the Ring)! E che dire del famigerato Chinese Democracy, album di cui si è parlato per anni e che alla sua tardiva uscita nel 2008 ha deluso, credo, praticamente tutti?

E pensare che alla fine i Guns hanno registrato pochissimi album in studio: Appetite for Destruction (1987), il brevissimo Lies (1988), i due Use Your Illusion del 1991, e il pessimo album di cover The Spaghetti Incident del 1993. Nonostante questo, è difficile non conoscere vari loro successi come Sweet Child ‘o Mine, Paradise City, Welcome to the Jungle, Patience, o Nightrain, visto che praticamente ogni loro album fu una miniera di singoli da classifica.

I Guns arrivarono al momento giusto con la musica giusta: uno hard rock per niente originale ma abbastanza diverso da quello che c’era in giro negli anni Ottanta da sembrare rivoluzionario e ottenere un successo di pubblico notevole. La vera rivoluzione del rock stava avvenendo a Seattle, col grunge che spazzò via il rock cotonato del tempo, ma i Guns in qualche modo riuscirono a stare pure loro sulla cresta di quell’onda lì. 

Nella programmazione delle poche radio che trasmettono rock in questa terza decade degli anni Duemila non mancano mai i Guns, e non mi sembra di esagerare nello scrivere che sono considerati dei mostri sacri del rock alla pari dei vari AC/DC, Kiss e Aerosmith. Come detto, personalmente non è che impazzisca per la loro musica, ma visto che da qualche tempo si sono riuniti per fare tour riempiendo stadi di nostalgici vogliosi di ascoltare i loro vecchi successi, quando hanno annunciato una data nella mia città il biglietto me lo sono preso senza esitare troppo.

Martedì 7 giugno 2022 (ma il concerto originariamente era previsto per l’anno del Covid-19) ecco quindi i Guns nello stadio Benito Villamarín di Siviglia, con Stanley Clarke Jr a supporto (un onesto bluesman che non sfigurerebbe al Pistoia Blues Festival). Della formazione originale c’erano Axl Rose alla voce (e al pianoforte per November Rain), Slash alla chitarra, e Duff McKagan al basso, affiancati da Richard Fortus alla seconda chitarra e Frank Ferrer alla batteria (entrambi hanno militato negli Psychedelic Furs), e poi due tastieristi francamente inutili (Dizzy Reed, con la band dal 1990, e la trentaduenne Melissa Reese).

A quasi sessant’anni suonati, i ragazzacci di Los Angeles sono ormai degli affermati professionisti sobri e rispettosi del loro pubblico. E questo me lo potevo aspettare. Quello che non mi aspettavo era che avrebbero suonato per tre ore consecutive correndo per tutto il tempo da una parte all’altra del palco e offrendo un repartorio ben più ampio della tipica selezione dei loro più grandi successi. Di fatto, il concerto è andato oltre i Guns, visto che si sono sentite canzoni dei Velvet Revolver di Slash, di Chinese Democracy del solo Axl, degli Stooges per far contento Duff, e mille altre sorprese.

La voce di Axl non è più quella di trenta anni fa, ma è ancora all’altezza della sua fama (l’avevo visto qualche anno fa a cantare per gli AC/DC ed ero sicuro che non avrebbe deluso nemmeno stavolta). E poi io sono una persona dai gusti semplici: mi farete felice dandomi un concerto rock con trecento assoli di chitarra, ritornelli da cantare a squarciagola, e musicisti che offrono uno spettacolo che va oltre la mera musica (Slash ha usato di tutto per fare soli inventivi, incluso suonare la propria voce tramite la chitarra, anzi le chitarre visto che ne ha usate una ventina; Axl ha cambiato 8 o 9 magliette durante il concerto because why not, e ha fatto una toccante dedica all’Ucraina durante Civil War; Duff ha suonato benissimo, fatto dei coro splendidi e ha pure cantato una canzone, e da bassista non posso non apprezzare una cosa del genere). Sì, i Guns mi hanno fatto felice.

Vi scrivo qui sotto la scaletta con link a video di Youtube di altri che come me si sono goduti il concerto quel sette giugno, e magari potete guardarne qualcuno per dirmi se secondo voi valeva la pena finanziare il pensionamento di questi personaggi. Io difenderò a spada tratta la qualità di questo concerto fino alla fine dei miei giorni! Ballate alternate a canzoni più dure, un bellissimo momento acustico in omaggio ai Beatles, cover inaspettate e “aspettate” (un amico scherzando ha detto che sono la più cara cover band del mondo), e praticamente tutti i più grandi successi li hanno suonati (mancava giusto Don’t Cry)! Non ci troverete la razzistissima One in a Million, tranquilli. Ciao!


10 risposte a "Guns N’ Roses: un post musicale"

  1. Sbaglio o a Siviglia passano molti più gruppi mitici che nell’intera Italia? 😀
    Io non frequento i concerti, ma in questi giorni è pieno di pubblicità di eventi estivi in grandi città italiane, pieno di nomi mai sentiti, cantanti che sì, magari sono famosi, ma sono nati due settimane fa e fra due settimane nessuno ricorderà che sono mai esistiti. Mi sa che le vere rockstar non ci passano da noi…

    Comunque provo lo stesso identico sentimento verso i Guns: li ho sentiti così tanti miliardi di volte che ora non ce la faccio a sentire un loro album intero! Però per esempio due o tre giorni fa parto in auto per andare a lavoro, che già mi rodeva perché dovevo appunto andare a lavoro, accendo lo stereo per far partire l’audiolibro… e bang, c’è l’accordo iniziale di “Sweet Child of Mine”. E che fai? Non ti metti sull’Aurelia a gridare a squarcia gola insieme ad Axl? “Suìt ciaaaaaaaaaaaaaald of mai-ai-ai-ai-ai-ai-ai-ai” 😀

    La scaletta che presenti è roba tanta, penso che da quel concerto sarei tornato a casa senza più corde vocali. Non sapevo poi della cover di “I Wanna Be Your Dog”, me la devo cercare assolutamente. (Peraltro quella canzone è l’unica cosa da salvare del film “Transporter 3”)
    Unica pecca: non vedo in lista “Sympathy for the Devil”!!!! ahiahiahi ^_^

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    1. Hai ragione, è mancata quella cover, anche se credo ne abbiano fatte abbastanza! Non mi posso davvero lamentare della scaletta che hanno fatto, e sto recuperando la voce soltanto adesso dopo il tour de force di concerti terminato giovedì coi Jethro Tull. :–D

      Con gli amici da concerti ho parlato molto di ciò che hai menzionato: chi riempirà gli stadi tra qualche anno? Questi dinosauri rock spariranno tra breve, e temo che siano gli ultimi concerti che mi rimangono, che tristezza…

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