The X-Files – S04E15, Fango

Era solo questione di tempo prima che The X-Files rivisitasse un mito classico come quello del Golem. D’altronde abbiamo già visto vampiri (Fobie assassine), chupacabra (Enzima mortale), il diavolo del Jersey (episodio omonimo), fantasmi (Come un’ombra), lupi mannari (Metamorfosi)… alla fine questo di rivisitare creature del folklore e della mitologia lo potremmo quasi classificare come un sottogruppo degli episodi monster-of-the-week!

E per vedere un Golem in salsa The X-Files eccoci con Kaddish (Fango) a New York in una comunità di ebrei ortodossi vittima di episodi di violenza perpetrati da estremisti di destra che si rifanno al nazismo. Quando i giovani assassini di Isaac Luria (Harrison Coe) muoiono uno ad uno, Mulder e Scully tentano di svelare il mistero di quelle morti nonostante la comunità ebraica non li accolga esattamente a braccia aperte, diciamo.

Fango rappresenta un ritorno alla routine della serie dopo i terribili sviluppi di Il male oscuro con una Scully che sembra condannata a morte certa a causa di un cancro incurabile. La sua scelta di non sottomettersi a cure debilitanti che non farebbero che ritardare di poco la sua finela riporta alle indagini con Mulder, e qui deve dare fondo a tutte le possibili spiegazioni scientifiche implausibili per non vedere quello che a Mulder è chiaro quasi sin dall’inizio. Qualcuno ha creato un essere, un Golem, per perpetrare una vendetta!

L’episodio funziona benissimo, con le indagini che si rivelano avvincenti e il colpo di scena finale che riesce a sorprendere. Brave le guest star, su tutti la bella Justine Miceli e l’esperto David Groh, ottime le musiche di Mark Snow con archi onnipresenti che ben si sposano con le atmosfere del folklore ebraico, e sempre solido il lavoro alla regia di Kim Manners.

La storia ha parecchi elementi di interesse. Per esempio, è curioso che Mulder e Scully vengano trattati come degli intrusi dai facenti parte della comunità ebraica della storia, una comunità evidentemente non del tutto integrata nella società newyorkese. Non è la prima volta che The X-Files tratta di comunità chiuse (Passione omicida, Vite precedenti), e bisogna ammettere che ne sono sempre uscite storie accattivanti. D’altronde gruppi di persone che non si aprono all’esterno ben si prestano a misteri e storie oscure… 

Ma soprattutto è evidente come lo sceneggiatore Howard Gordon, lui stesso di origini ebraiche, abbia voluto parlare della forza delle parole con la sua storia. Il focus infatti è sia sulle parole false e razziste dei nazisti stampate sui volantini, che su quelle che danno vita al Golem (e che gliela tolgono nel finale). Volendo, si potrebbe vedere in questo anche un voler sottolineare il potere dello sceneggiatore, la cui unica arma è la parola stessa.

Insomma, Fango è l’ennesimo esempio solidissimo di una formula monster-of-the-week collaudata che in più offre anche degli interessanti spunti di riflessione su almeno un paio di argomenti non banali. Che volete di più? Ciao! 

PS: certo, se si parla di Golem a me inevitabilmente viene in mente il libro Feet of Clay di Terry Pratchett!


Episodio precedente: Il male oscuro

Episodio successivo: Ufficialmente morti


9 risposte a "The X-Files – S04E15, Fango"

    1. La maggior parte dei fan di The X-Files preferisce i monster-of-the-week, è più difficile seguire una mythology sparsa su tanti episodi qua e là, soprattutto perché non è una trama orizzontale particolarmente coerente con sé stessa…

      Piace a 1 persona

  1. Quando si parla di Golem a me invece viene in mente l’opera del regista Paul Wegener (“Golem – Come venne al modo”, film muto del 1920) di cui “Kaddish” potrebbe benissimo essere visto come remake televisivo attualizzato e adattato al “monster-of-the-week” di “The X-Files.”..
    Condivido la tua riflessione sul potere della parola: non ha forse lo sceneggiatore un potere simile a quello del rabbino Loew (nel nostro caso è Ariel) che, a seconda dell’uso che fa della parola, può tanto dare la vita a una serie quanto togliergliela? 😉
    P.S. Ricordo anche i golem atlantidei dall’aspetto più che umano visti in Martin Mystère, um misto di antica ipertecnologia e magia cabalistica…

    Piace a 2 people

  2. Quando si parla di Golem a me invece viene in mente l’opera del regista Paul Wegener (“Golem – Come venne al modo”, film muto del 1920) di cui “Kaddish” potrebbe benissimo essere visto come remake televisivo attualizzato e adattato al “monster-of-the-week” di “The X-Files.”..
    Condivido la tua riflessione sul potere della parola: non ha forse lo sceneggiatore un potere simile a quello del rabbino Loew (nel nostro caso è Ariel) che, a seconda dell’uso che fa della parola, può tanto dare la vita a una serie quanto togliergliela? 😉
    P.S. Ricordo anche i golem atlantidei dall’aspetto più che umano visti in Martin Mystère, um misto di antica ipertecnologia e magia cabalistica…

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    1. È vero, il mito del Golem lo aveva esplorato anche MM, e come poteva essere altrimenti? Comunque sei andato subito altissimo con Der Golem del 1920, alla faccia! È una leggenda affascinante e si presta a rielaborazioni cinematografiche e letterarie, credo che ne saranno fatte almeno finché campiamo. :–)

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