Roald Dahl’s Book of Ghost Stories: recensione del libro

Roald Dahl’s Book of Ghost Stories (per l’Italia, Roald Dahl – Il libro delle storie di fantasmi, edito da Salani) è una collezione di quattordici storie di altrettanti autori a tema fantasmi, come suggerisce il titolo, originariamente pubblicata nel 1983. L’altra cosa che hanno in comune, è che sono storie che son piaciute molto a Dahl, che apparentemente per selezionarle lesse quasi 750 racconti, o almeno così sostiene nella sua introduzione.

Interessante, quest’ultima. Lo scrittore britannico (di origini norvegesi) fa trasparire un certo disappunto verso il fatto che gli scrittori di storie per giovani lettori non siano considerati come dovrebbero, visto il loro compito fondamentale non solo di intrattenere, ma anche di infondere la passione per la lettura nell’età fondamentale perché possa far presa nelle persone. E poi si lancia in un elogio alle scrittrici secondo lui così capaci di generare bellissime storie di fantasmi (ma poi nella sua selezione meno della metà dei racconti è firmato da donne).

In ogni caso, che dire di questa raccolta (che ho letto nella sua traduzione spagnola)? Come è inevitabile, ci sono picchi di qualità e storie meno brillanti, o almeno che mi sono apparse tali. Essendo una raccolta tematica, secondo me alcuni di questi racconti perdono una parte del loro fascino a causa del colpo di scena anticipato ancor prima di cominciare a leggere: sappiamo già che prima o poi apparirà un fantasma! Va detto comunque che non tutte puntano sull’effetto sorpresa, e quelle che non lo fanno forse risultano più efficaci nel contesto di questa selezione fatta da Roald Dahl.

Per esempio, nello splendido La cuccetta superiore di F. Marion Crawford, un personaggio comincia a raccontare una storia dicendo “Vi racconterò di quella volta che ho visto un fantasma“, e l’autrice è così brava da rendere comunque tesissimo un racconto la cui parte fondamentale viene rivelata in partenza.

Particolarmente pauroso anche il racconto di Jonas Lie intitolato Elias e il Draug, che usa il folklore nordico in una tragica storia familiare che ha un finale dolce, ma che per il resto è come minimo angosciante: difficile da dimenticare, nonostante le poche pagine di lunghezza.

E a proposito di lunghezza, per qualche strana ragione mi sono sembrati più riusciti i racconti più brevi e fulminei di quelli che si prendono il loro tempo per descrivere situazioni e personaggi: penso all’agridolce Il telefono (di Mary Treadgold), o al tristissimo Sulla strada di Brighton (di Richard Middleton, la cui storia personale è altrettanto triste, visto che si suicidò a 29 anni). Fa però eccezione L’ultimo rintocco di Robert Aickman, che per quaranta pagine ci fa entrare in un mondo allucinante di una cittadina inglese sul mare a metà tra la Hobb’s End di In the Mouth of Madness (Il seme della follia, 1994) e il mondo morto di Ubik di Philip K. Dick.

Insomma, non posso che consigliare questi racconti di fantasmi selezionati da Dahl, e, se posso permettermi, credo sia meglio gustarselo poco a poco, perché leggere i racconti uno dopo l’altro senza dar loro la possibilità di entrarci dentro e provocarci una qualche angoscia equivale a non gustarseli a pieno. Senza contare che essendo tutti accomunati dallo stesso tema, potrebbero venire a noia se letti tutti insieme. Ciao! 

PS: ecco Roald Dahl!

La breve biografia di Roald Dahl insieme ad una sua foto all’interno del libro

11 risposte a "Roald Dahl’s Book of Ghost Stories: recensione del libro"

  1. Avendone letto e riletto l’edizione italiana già da diversi anni, non posso che concordare con la tua recensione e consigliarlo a mia volta (lettura da centellinare, per dar tempo agli spettri di fiatarti gelidamente sul collo) 😉

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    1. Questo è il classico libro a cui sono arrivato troppo tardi, l’avessi letto da bimbo credo che lo amerei alla follia. Ora lo posso apprezzare freddamente, ma non è la stessa cosa… i miei complimenti per averlo scoperto nel momento giusto della vita! :–)

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      1. Considerando che l’autrice è stata -giustamente- inserita nella selezione, io ti consiglierei anche “Ghosts” di Edith Wharton, un’antologia di racconti spettrali da lei scritti fra il 1909 e il 1937 (tra l’altro, ne esistono svariate edizioni italiane sotto il titolo “Storie di fantasmi”). Fuor di selezione, ed è abbastanza curioso che Dahl non l’abbia preso in considerazione, vale la pena leggersi l’antologia di racconti “Fantasmi e altri orrori” (edizioni Newton Compton) il cui autore non ha bisogno di presentazioni, trattandosi del grandissimo M.R. James… 😉

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  2. Roald Dahl ha spesso un marcato lato oscuro nei suoi libri, che sebbene rivolti ai bambini hanno sempre un elemento inquietante o sinistro, per cui non mi sorprende che abbia voluto curare un’antologia di storie di fantasmi! E ha ragionissima parlando della considerazione per gli autori di libri per bambini/ragazzi: svolgono un lavoro fondamentale, e troppo spesso questa letteratura è sottovalutata e trascurata nonostante gli dobbiamo l’amore che ancora oggi nutriamo per i libri e la lettura: saremmo persone molto diverse se quel giorno di tanti anni fa il libro giusto scritto dalla persona giusta non ci avesse incontrati nel momento giusto.
    E’ un genere che amo tantissimo, per cui sarei curioso di leggerlo, anche per vedere quali sono le storie preferite di Dahl.

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    1. Verissimo ciò che dici, insieme a Dahl, sulla narrativa per ragazzi, condivido al 100%. Di fatto adoro scrittori come Gaiman e Pratchett perché riescono ad essere affascinanti sia per adulti che per giovani lettori, non è semplice e sono in pochi a farcela. E sarà un caso ma pure loro, come Dahl, sono ben più profondi di quanto non possa sembrare ad una lettura superficiale…

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  3. mi piacciono le storie di fantasmi, sono sempre molto eleganti
    concordo, io mi sono rovinato Poe perke metà dei suoi colpi di scena nei decenni sono stati così abusati che li ho trovati irritanti

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  4. Sono cresciuta con i libri di Roald Dahl, compresi i suoi racconti che tanto per bambini non sono (mi pare il titolo fosse “Storie Impreviste”) e sono sicura che se lui dice che questi racconti sono intriganti allora vale proprio la pena di leggerli, grazie!

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