The Funhouse: recensione del film

The Funhouse (Il tunnel dell’orrore, 1981) comincia con Tobe Hooper che si diverte ad omaggiare prima l’inizio di Halloween (Halloween – La notte delle streghe, 1978) e poi la scena della doccia di Psycho (1960), oltre a mostrare di passaggio il Dracula di Bela Lugosi e il mostro di Frankenstein di Boris Karloff. Cosi, per far capire in che genere stiamo! E a dirla tutta comincia anche con un paio di tette della diciannovenne Elizabeth Berridge, perché un film horror degli anni Ottanta aveva bisogno di un po’ di nudità oltre che violenza (ma di violenza ce n’è poca, ci torno più avanti su questo)!

Ciò che succede dopo è ovvio: quattro amici adolescenti vanno in un posto dove succederanno loro delle cose orribili (oltre a Amy, il personaggio della Berridge, ecco il suo ragazzo Buzz e un paio di amici: il trentenne (!) Cooper Huckabee, Largo Woodruff e Miles Chapin). D’altronde consumano droghe leggere e vivono nel peccato! E aggiungiamoci anche il fratellino Joey (Shawn Carson), che in realtà già si guadagna sin dall’inizio sedute dallo psicologo a vita dopo l’incontro con quel mattacchione sul furgone che lo minaccia con un fucile senza nessuna ragione.

Per farla breve, The Funhouse pare seguire tutte le regole del suo genere: i protagonisti muoiono uno ad uno fino, alla fine rimane la scream queen / final girl da sola a lottare contro il mostro, ci sono vari jump scare disseminati lungo tutto il film… Ma contrariamente a quanto si potrebbe pensare, si vede poco sangue, perché gli omicidi non sono particolarmente efferati e per lo più le vittime muoiono semplicemente strangolate.

Forse è per questo che il mondo sembra essersi dimenticato di questo film? È solo un altro elemento del mucchio genericamente definito horror anni Ottanta e celebrato dall’occasionale documentario? Forse sì, ma siccome Tobe Hooper era di quelli bravi, The Funhouse è girato splendidamente (in un formato anamorfico Panavision stupendo), a tratti fa davvero paura e conunque è tesissimo tutto il tempo, ha dei set e un senso dell’azione notevoli, e ha delle luci spettacolari (alla fotografia ecco Andrew Laszlo, che aveva lavorato con Walter Hill in The Warriors, I guerrieri della strada, 1979). 

E poi fa già il 50% del lavoro ambientando tutto in un luna park. Non so voi, ma a me quei posti hanno sempre fatto paura… In quello di The Funhouse c’è pure una famiglia non troppo diversa da quelle di Leatherface (The Texas Chainsaw Massacre, Non aprite quella porta, 1974) o di The Hills Have Eyes (Le colline hanno gli occhi, 1977), con tanto di mostro deforme (interpretato da Wayne Doba e col make up fatto da Rick Baker). Tra parentesi, sono abbastanza sicuro che almeno a Rob Zombie questo film piaccia non poco!

Personalmente sono contento di essermi visto The Funhouse dal suo bel Bluray, però suppongo che possa attrarre solo gli interessati al cinema di Hooper, e a questo tipo di horror. Da parte mia lo consiglio senza dubbio, ciao! 

PS: C’è anche Kevin Conway che si diverte a fare tre ruoli diversi da strilloni nel circo. Mi ci è voluto un po’ per capire che era sempre lui, lo ammetto! 



5 risposte a "The Funhouse: recensione del film"

  1. Sicuramente se l’avessi visto negli anni Ottanta mi sarebbe piaciuto, ma così è stata una visione abbastanza deludente. Non per colpa dell’autore, ma perché il film usa con il pilota automatico idee e temi già “bruciati” da prodotti molto più famosi, e onestamente molto più di impatto. Se fosse uscito quando era previsto, avrebbe battuto tutti e oggi lo definiremmo il capostipite del genere splatter, slasher o come lo si voglia chiamare, ma avendo fatto tardi ne risulta solo un imitatore. E gli effetti speciali devono vedersela con i grandi maestri dell’epoca in azione, uscendone con le ossa rotte.
    Mi è piaciuto farci uno speciale e mi è piaciuto leggermi l’ottimo romanzo di Koontz, ottimo perché si inventa di sana pianta quella sceneggiatura che nel film è totalmente assente.

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    1. Il tuo speciale è interessantissimo, come sempre! Secondo me c’è tanto da apprezzare in questo film di Hooper, ma capisco le tue critiche e soprattutto la delusione dopo aver letto il been più corposo romanzo…

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