Star Trek: Enterprise – S01E13, Caro dottore

Caro dottore (dall’originale Dear Doctor) ha una struttura simile allo splendido Data Day (dalla quarta stagione di TNG), con un personaggio secondario, in questo caso il dottor Phlox di John Billingsley, che narra alcuni eventi con molti voice over giustificati da una corrispondenza con un dottore umano in visita dai Denobulan.

Ecco quindi un modo per sviluppare un personaggio fino ad ora rimasto abbastanza sullo sfondo, e gli sceneggiatori André e Maria Jacquemetton lo fanno usando un tema decisamente delicato ma giustamente in linea con il ruolo di Phlox sulla nave. Nella storia secondaria, ecco sempre Phlox alle prese con le attenzioni della bella Cutler, interpretata dalla sfortunatissima Kellie Waymire, morta a 36 anni per un problema cardiaco mai diagnosticato.

La trama si può riassumere come segue: l’Enterprise NX-01 si imbatte in un astronave priva di capacità warp alla deriva, e salva due Valakian (di cui vediamo solo quello interpretato da Christopher Rydell, figlio di quella Joanne Linville vista in Incidente all’Enterprise in TOS) in missione per trovare qualcuno in grado di aiutarli a curare una pandemia che li sta decimando. Archer e T’Pol decidono di provare ad aiutare, visto che apparentemente i Valakian hanno già avuto contatti con altri alieni (Ferengi e M’klexa, sconosciuti ai vulcaniani, se crediamo alle parole dell’ufficiale scientifico dalle orecchie a punta).

A Phlox tocca quindi lavorare ad una cura. C’è un problema, però: la pandemia non è causata da un virus, ma da un problema genetico che, se la natura facesse il suo corso, porterebbe alla scomparsa dei Valakian e ad un cambio di specie dominante sul pianeta, visto che i Menk, altri umanoidi usati come forza lavoro dai Valakian, sono immuni al problema e si stanno rapidamente evolvendo, generazione dopo generazione, sia fisicamente che intellettualmente.

Quando Phlox trova la cura, quindi, si trova di fronte ad un dilemma drammatico: deve forse interferire col naturale corso degli eventi e decidere quale delle due specie umanoidi del pianeta dominarà l’altra? E se degli alieni avessero fatto lo stesso millenni prima sulla Terra decretando la fine dell’homo sapiens? Sarebbe stato giusto? Questo è lo Star Trek che mette la teoria dell’evoluzione davanti a tutto, davanti alla compassione, davanti all’istinto, e sicuramente anche davanti alla religione.

Archer infatti, più istintivo di Phlox, inizialmente reagisce negativamente a questi dubbi di Phlox, ma dopo una notte insonne capisce che la sua missione è esplorare, non “play God” (giocare ad essere Dio – incredibile come parlando di evoluzione non si possa fare a meno di menzionare qualcosa di religioso, no?). E invocando l’assenza di una futura direttiva (la Prima Direttiva, naturalmente!), tenta di prendere la decisione più giusta usando tutti gli elementi a sua disposizione. I Valakian prendono fin troppo bene il rifiuto di dar loro la tecnologia warp (che permetterebbe loro di cercare in maniera più efficiente una razza aliena capace di aiutarli), e l’Enterprise riparte per il suo viaggio.

Mi è piaciuto non solo come Phlox si fidi del suo capitano pensando che possa prendere la decisione giusta, ma anche come Archer chieda consiglio più volte a T’Pol, sia sul primo contatto coi Valakian, che sulla possibilità di passar loro la tecnologia warp. In questo caso, ammette anche che mai come prima d’ora aveva compreso le motivazioni dei vulcaniani nel loro rapporto coi terrestri: molto semplicemente, al momento del primo contatto questi ultimi non erano ancora pronti per usare la tecnologia warp che Cochrane aveva inventato, e ci sono volute decine di anni di assistenza per arrivare a questa prima missione che sta dimostrando quanto ci sia ancora da imparare.

Ho letto che nella prima versione del copione il dottor Phlox non avrebbe rivelato al capitano di aver trovato la cura, e l’avrebbe confidato soltanto al suo collega umano a decine di anni luce di distanza. Pare che i produttori chiesero un cambio per evitare un conflitto tra due membri dell’equipaggio. Io trovo ottime entrambe le versioni del finale: quella non girata mi sembra più in linea con lo spirito DS9 di Star Trek, che naturalmente veniva vista come la bestia nera da NON imitare, per qualche ragione che non comprenderò mai.

In ogni caso, c’è un altro dialogo che mi è sembrato fondamentale per l’episodio, in cui Archer chiede a Phlox come possa prevedere l’evoluzione per i prossimi secoli e millenni di due razze in un pianeta praticamente a lui sconosciuto. Credo che la cosa avrebbe meritato di essere approfondita un po’ di più, in effetti: non so se si possa considerare l’evoluzione come pianificata, qui sembra quasi che i Menk siano destinati al dominio del pianeta, tanto che Phlox e Archer lasciano morire gli attuali dominatori del pianeta per non cambiare questo futuro. Ma molte cose potrebbero compromettere questo destino, no? Il meteorite che pose fine alla vita dei dinosauri sulla Terra non era sicuramente previsto dal destino, o dall’evoluzione, dei dinosauri stessi, credo. Quindi ha senso che Phlox non voglia curare un difetto genetico sulla base di ciò che potrebbe succedere da qui a secoli dopo? Non so, il ragionamento sembra avere senso se si accetta l’assoluta certezza di Phlox sul futuro di Valakian e Menk, ma se si hanno dei dubbi… allora l’intera teoria crolla come un castello di carte, e la decisione finale di Archer non è necessariamente quella giusta. O sbaglio? Ciao! 

PS: In questo episodio viene usata bene anche Hoshi Sato come amica e confidente di Phlox, oltre che nel suo ruolo di traduttrice. Sta anche imparando il Denobulan, e lo parla… decentemente!  


Episodio precedente: Nemico silenzioso

Episodio successivo: Una nave alla deriva


4 risposte a "Star Trek: Enterprise – S01E13, Caro dottore"

  1. La struttura dell’episodio è abbastanza simile a “Data Day” da far pensare a un omaggio voluto, direi 😉
    Quanto alle certezze del Dottor Phlox e alle conseguenti decisioni di Archer, il tutto in effetti sembra basarsi più su di un azzardo calcolato che altro. A meno che i Denobulani non avessero sviluppato una capacità di previsione dei processi evolutivi tale da ridurre al minimo il fattore imprevisto ma, nel caso, lo si sarebbe dovuto almeno accennare nel corso della storia… Resta ancora la possibilità di una scelta narrativa voluta, per mostrare quanto fosse imperfetto e rischioso il modus operandi antecedenti la nascita della Prima Direttiva (e, quindi, quanto risultasse indispensabile arrivare a introdurla il prima possibile).

    Piace a 1 persona

    1. Quello di sicuro! La Prima Direttiva è una regola indispensabile, e soprattutto serve agli sceneggiatori per dare il “la” a mille storie (o meglio, la sua violazione è la scusa per mille storie di Star Trek)! :–)

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