The Hunt: recensione del film

The Hunt è un film d’azione del 2020 diretto da Craig Zobel e scritto da Nick Cuse e Damon Lindelof, ragion per cui se l’avessi saputo prima non l’avrei nemmeno guardato, vista la mia opinione su tutto quanto abbia sfornato Lindelof e che abbia avuto la sfortuna di vedere. Ma non essendomi accorto di questo dettaglio, The Hunt me lo sono guardato e vi dirò, mi ci sono pure divertito.

La trama non è particolarmente originale e si può riassumere come segue: dodici statunitensi tra cospirazionisti, omofobi, suprematisti bianchi, amanti delle armi da fuoco, e chi più ne ha più ne metta, vengono portati in una tenuta in Croazia per essere uccisi per sport da un gruppo di ricchissimi facenti parte dell’elite tanto odiata dai suddetti cospirazionisti.

Il film si diverte a prendere in giro questi ultimi, con persone che difendono il diritto di avere più armi da fuoco proprio mentre altri che evidentemente credono in quello stesso diritto stanno provando ad ammazzarle. E naturalmente non viene risparmiata nemmeno l’elite che fa di tutto per essere politically correct ma risulta completamente ridicola, con filantropi che vanno ad Haiti per aiutare la popolazione mettendo in cinta giovani ragazze locali nel frattempo, e prendendo decisioni importanti sulla base di messaggi Twitter o Whatsapp (a Hollywood vari attori e registi hanno perso il lavoro ultimamente a causa di roba simile).

Tutto resta molto ma molto superficiale, in ogni caso, praticamente poco più di una scusa per strappare qualche sorriso in quella che è una serie di omicidi efferati con armi di ogni tipo: fucili, pistole, archi, bombe, trappole di vario genere… Ce ne sono vari ben costruiti, e soprattutto un lungo combattimento tra i personaggi di Hillary Swank e Betty Gilpin è davvero ben costruito, anche se fin troppo in debito del cat fight in cucina di Kill Bill (2003), con tanto di riccona che comincia un pippone sull’importanza di fare bene un panino, pippone che viene giustamente interrotto per dare il via alla lotta senza esclusione di colpi.

Divertente anche il gioco iniziale a scovare il protagonista, con morti inaspettate che fanno attendere l’arrivo della final girl. Ci sono tantissimi attori ed attrici quindi, anche se la maggior parte resta viva una quantità molto limitata di tempo a causa delle circostanze violentissime.

Concludo dicendo che mi sono divertito abbastanza guardando The Hunt perché l’azione è ben girata e i dialoghi sono simpatici, anche se fin troppo on the nose, per non dire sempliciotti/semplicistici. Ho letto di polemiche riguardo al contenuto del film che sinceramente non capisco, visto che la satira c’è ma non è niente di così tagliente, come detto a me è sembrata più una scusa per fare due risate che non una reale critica sociale (a cosa poi? Non basta mettere due riferimenti a Animal Farm di George Orwell per elevare intellettualmente un film). In ogni caso, se fanno per voi la violenza finta e il sangue a fiotti (per lo più in CGI, ma qualche caro vecchio blood squib io l’ho intravisto), guardatevi questo film, son 90 minuti che meritano la visione! Ciao!

PS: carino come la protagonista racconti la sua versione della lepre e della tartaruga e poi la interpreti fino al dettaglio di mangiarsi il panino preparato dalla Swank


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10 risposte a "The Hunt: recensione del film"

  1. Ero molto scettico, perché di solito non nutro fiducia nei film che sollevano polemiche, mezzo usato per vendere prodotti che altrimenti non starebbero in piedi da soli, invece mi sono ricreduto: è un intrattenimento che fa il suo lavoro, con esagerazione e sospensione di ogni plausibilità, e mi sono divertito fino alla fine. Non lo rivedrei ma sono contento di averlo visto.
    E poi sento ancora un certo presidente americano che bercia contro le armi da fuoco, come se non conoscesse di che pasta è fatta la propria gente 😛

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    1. Le armi da fuoco ce le hanno nel DNA, son secoli che le trattano come un diritto fondamentale…

      Si, è un film divertente e da vedere, anche se pure per me ha poco replay value. Però ce ne fossero!

      (mi ha aiutato arrivarci senza alcuna notizia sulle polemiche che aveva sollevato)

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    1. Mica ce l’ho con lui personalmente! È che di solito ciò che scrive mi interessa poco, diciamo…. :–)

      Questo è certamente un prodotto degno di essere visto, siamo d’accordo!

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  2. Leggendo la sinossi mi è venuto in mente di averlo captato, un po’ di tempo fa, ma non mi aveva interessato abbastanza per effettivamente guardarlo; male, a quanto pare, perché sembra divertentissimo! La satira purtroppo non sempre riesce bene, soprattutto quando appare così buttata in faccia allo spettatore come in Don’t Look Up, maè giusto provarci: magari, a forza di dai e dai, qualcosa di buono esce!
    Non ho mai visto Lost ed effettivamente molti dei prodotti di Lindelof sono piuttosto dimenticabili, ma io gli voglio bene perché ha creato The Leftovers, una serie che quasi nessuno si è filato ma a me è piaciuta moltissimo.

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    1. Ma sì, dai, è divertente. Come satira non la trovo molto pungente, perché, come si dice da noi, dà un colpo al cerchio e uno alla bottr, quindi alla fine deride la situazione colpendo entrambe le parti in ugual misura. Però, anche così, oltre a far ridere in più occasioni alla fine ti forza a pensare alle questioni che menziona, quindi male non fa. :–)

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