Everything Everywhere All at Once: recensione del film

Lo scorso giovedì mi è saltata la solita partita di calcetto e quindi per consolarmi sono andato al cinema e ho visto…

Everything Everywhere All at Once è un film del 2022 scritto e diretto da Dan Kwan e Daniel Scheinert, due giovani cineasti che già si erano fatti notare per aver usato Daniel Radcliffe come un cadavere scorreggione in Swiss Army Man (2018).

Di che tratta questo loro nuovo film di 140 minuti di durata? Lo si potrebbe descrivere in molti modi. Per esempio, è una specie di Little Miss Sunhsine (2006) in quanto storia di una famiglia con svariati problemi che dopo vicissitudini strane riesce a trovare la forza di andare avanti unita. Però dentro c’è anche una grossa parte in cui il film si trasforma in The Matrix (1999) con gente in una realtà alternativa che prova a salvare una prescelta di un’altra realtà perché il destino del multiverso sta nelle sue mani (volendo quel pezzo è vicino anche a Inception, 2010).

E c’è tanto umorismo. Per esempio ci sono tante scene con le persone con salcicce al posto delle dita. Sì, funziona il riferimento a 2001: A Space Odyssey, 2001: Odissea nello spazio, 1968, ma le altre trecentomila scene basate sulla stessa gimmick annoiano velocemente. Anche la gente che salta per infilarsi nel sedere i premi di impiegato dell’anno dell’ufficio imposte non mi ha fatto sganasciare dalle risate, ecco. E poi un sacco di kung fu, un’azzeccatissima parodia di Ratatouille (2007) in cui al posto del topo c’è un procione… Non so come definire tutto questo, sarò sincero. So che non ho riso quasi per niente, quindi posso dire che non è un senso dell’umorismo che io personalmente trovi particolarmente grazioso.

Detto questo, ci sono molte cose da apprezzare in Everything Everyone All at Once. Il cast è quello delle grandi occasioni: Michelle Yeoh, Ke Huy Quan (Data in The Goonies, 1985), James Hong (David LoPan in Big Trouble in Little China, Grosso guaio a Chinatown, 1986), Jamie Lee Curtis (troppi film da ricordare, ma… qualcuno ha detto Halloween, 1978?)…

Ci sono tantissime trovate, e anche se la maggior parte a me non è arrivata, non si può non ammirare la fantasia dei creatori, e anche la voglia di mettersi in gioco creando un prodotto che straborda di idee, soprattutto visive (in questo l’ho trovato simile al secondo me più riuscito Scott Pilgrim Vs the World, 2010). Bello anche come si tratti di diversità con naturalezza, con una famiglia cinese negli Stati Uniti come protagonista, con una figlia lesbica (Stephanie Hsu), e con la lingua che passa dal mandarino all’inglese e vice versa senza alcuna forzatura. 

E poi il film sembra contare su un budget molto più alto di quello che ha avuto in realtà: miseri 25 milioni di dollari che sullo schermo rendono molto ma molto di più di tutte le baracconate Marvel e DC che usano almeno dieci volte tanto denaro! Tra parentesi, per adesso gli incassi sfiorano i cento milioni nel mondo, quindi credo si possa apertamente parlare di successo economico per i produttori.

E perché allora non mi è piaciuto tantissimo Everything Everywhere All at Once? Non lo so, forse sono semplicemente troppo vecchio per queste cose, come mi ha suggerito un amico uscito con sensazioni simili dal cinema. Nonostante tutti questi aspetti positivi, la visione mi ha sfiancato, il messaggio del film secondo me arriva trenta o quaranta minuti prima della fine e quegli stessi minuti mi si sono fatti eterni, così come la seconda parte che arriva dopo aver svelato (e sfruttato a dovere) il giochino dei salti da un universo all’altro.

A proposito, carina l’idea del multiverso: ha un senso pensare che niente abbia importanza se tutto e il contrario di tutto stanno accadendo in ogni caso. Così come è divertente dare valore ad una vita in cui tutto è andato storto perché significa che tutto è anche a portata di mano, basta capire come raggiungerlo (e probabilmente bisogna fare qualcosa di strambo ed inaspettato per riuscirci).

Insomma, sulla carta sono un grande stimatore di questo film. Però non chiedetemi di riguardarlo a breve, perché non ho la forza di farlo. Ciao! 


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8 risposte a "Everything Everywhere All at Once: recensione del film"

    1. Grazie mille! Curioso che tutti nel mio circolo, pur avendolo visto separatamente, abbiamo fatto le stesse considerazioni (che sono pure sovrapponibili al 99% con quelle di RedLetterMedia). Secondo me l’età qui è un fattore fondementale…

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  1. I film moderni pieni di umorismo sul kung fu mi fanno stridere i denti, quindi il film fa di tutto per non essere visto da me, malgrado siano gli autori di “Swiss Army Man” che considero uno dei film più belli di sempre. E’ incredibile come si possa cadere delle stelle alle stalle 😛

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  2. Per me è già film dell’anno. L’ho adorato dall’inizio alla fine, ho riso, mi sono stupita, ho pianto tantissimo. Non vedo l’ora di poterlo riguardare sul grande schermo anche se sono terrorizzata dall’adattamento e dal doppiaggio italiani.

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    1. Oddio il doppiaggio italiano sono contento di averlo abbandonato una quindicina d’anni fa…

      Probabilmente se avessi visto sto film a 20 anni lo citerei continuamente! :–D

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