A Nightmare on Elm Street: recensione del film

2 agosto 2022: se fosse ancora vivo, Wes Craven avrebbe di fronte a sé una torta con 83 candeline. Lo festeggiamo qui sul blog insieme a Lucius de Il Zinefilo e Cassidy de La bara volante!

A Nightmare on Elm Street (per l’Italia: Nightmare – Dal profondo della notte) è uno dei più famosi film horror anni Ottanta. Scritto e diretto da Wes Craven, uscì nel 1984 e guadagnò quasi sessanta milioni di dollari al box office a fronte di un budget di poco meno di due, aprendo quindi la strada ad una saga che come tante altre in quel periodo perse di vivacità e qualità molto in fretta (e salvò anche la New Line Cinema dalla bancarotta). 

Questo fu il quinto film per Craven, che già aveva dato una scossa al genere horror dodici anni prima col suo esordio The Last House on the Left (L’ultima casa a sinistra) a cui aveva fatto seguire cinque anni dopo The Hills Have Eyes (Le colline hanno gli occhi). Dopo due film considerati dei mezzi passi falsi (Deadly Blessing, Benedizione mortale, 1981 e Swamp Thing, Il mostro della palude, 1982), eccolo tirar fuori un mostro diventato parte dell’immaginario moderno come Freddy Krueger in un film eccezionale come, appunto, Nightmare.

Partiamo da un accenno di trama, anche se credo che siano in pochi a non conoscerla. Una giovane adolescente, Tina (Amanda Wyss), sogna di essere perseguitata da un uomo sfigurato con coltelli al posto delle dita di una mano (Robert Englund). La notte del giorno dopo viene trovata orrendamente mutilata, e l’unico indiziato è il suo fidanzato Rod (Jsu Garcia), che viene prontamente arrestato. Solo che poi pure lui muore in circostanze misteriose…

La protagonista del film è in realtà Nancy (Heather Langenkamp), che aiutata dal suo ragazzo Glen (Johnny Depp al suo debutto cinematografico), è la prima a capire cosa stia succedendo e a tentare di fermare il vendicativo Freddy Krueger. La formula può quindi sembrare simile a quella di Halloween (Halloween – La notte delle streghe, 1978): si tratta di un film slasher in cui giovani adolescenti vengono uccisi uno dopo l’altro, specialmente se hanno fatto sesso tra di loro, e il finale è aperto e segna una vittoria del villain.

In realtà bisogna dare atto a Craven di aver cambiato abbastanza la formula da non aver prodotto una mera copia del capolavoro di Carpenter (al contrario di Friday the 13th, Venerdì 13, 1980). Non solo Krueger è un antagonista dalle caratteristiche decisamente diverse da quelle del silenzioso Michael Myers, ma la protagonista del film non prova semplicemente a scappare da lui, bensì prova ad attaccare!

Il fatto che Krueger agisca nei sogni fa anche aprire a Craven un interessante discorso su cosa sia reale e cosa no, e su come la percezione delle cose cambi a tutti gli effetti le cose stesse (per esempio, è la paura provata dalle vittime che rende Krueger capace di portare a termine le sue efferatezze). Inoltre, da un punto di vista meramente commerciale, un villain che uccide nei sogni può farlo in mille modi, al contrario di Myers che va lentamente verso le sue vittime con coltellacci vari, quindi teoricamente la saga aveva più probabilità di riuscire a produrre dei seguiti interessanti. Tutto potenziale sprecato, naturalmente.

Tornando al film, un altro tema sviscerato da Craven è quello dell’incomunicabilità tra genitori e figli. A meno che non pensiamo che tutti gli adulti del film abbiano un quoziente intellettivo esageratamente basso (la madre di Nancy, Ronee Blakley, ha pure un serio problemo di alcolismo che certamente non l’aiuta), si nota come i due gruppi di persone non si capiscano, siano su due piani differenti (un po’ come il sogno e la realtà), a simboleggiare una delle difficoltà più grandi dell’adolescenza. È quello il periodo in cui la differenza d’età coi nostri genitori si fa sentire di più, probabilmente.

E come se non bastasse la profondità della storia e della sceneggiatura di Craven, Nightmare è anche un film horror fatto benissimo, violentissimo, e con le scene oniriche che risaltano per messa in scena e per essere girate con fantasia e maestria. Non posso consigliarlo abbastanza, ciao!

PS: interessante anche la genesi della storia, derivata dalle misteriose morti nel sonno di profughi cambogiani ancora terrorizzati dai crimini del regime di Pol Pot (ciò che fu chiamato Asian Death Syndrome). 



26 risposte a "A Nightmare on Elm Street: recensione del film"

  1. Dico sempre che questo film contiene tutto quello che vorrei sempre trovare in un Horror: la critica sociale, la cura per i personaggi, l’impronta del regista, un cattivo come si deve e poi, una storia che mette fifa, dettaglio dato un po’ per scontato con gli Horror. Per il compleanno di Wes ci voleva uno dei suoi massimi capolavori 😉 Cheers

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  2. Quanto manca Wes, quanto manca. In passato ero talmente terrorizzata da Nightmare che il primo, meraviglioso episodio della saga sono riuscita a guardarlo solo arrivata all’università. Ne è valsa la pena aspettare!!

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  3. Uno dei miei horror preferiti, principalmente per l’atmosfera sinistra e spettrale che lo permea e che su di me vince sempre! Come Cassidy, anche per me Nightmare ha tutto quello che mi piace trovare un horror, e principalmente un villain ben caratterizzato e interessante e dei protagonisti, come hai sottolineato, attivi, che prendono in mano la situazione invece di aspettare, terrorizzati, di essere macellati uno alla volta. Quest’anno se ne è tornato a parlare molto grazie a Stranger Things, mi farebbe solo piacere se tornasse rilevante a livello popolare e venisse riscoperto anche dai più giovani.

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    1. Si parla più dei prodotti che scopiazzano che degli originali scopiazzati… Siamo in un’epoca così, che ci vogliamo fare? Io continuo a godermi questi horror d’annata! :–)

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      1. Eccezione più che meritata, visto il regista e il film di cui si parla (con un villain da incubo nel vero senso del termine, grazie ad un inimitabile Robert Englund) 😉
        P.S. Wes ci manca da sette anni ormai, mentre è solo da ieri che ha iniziato a mancarci una colonna portante di Star Trek… Hai saputo di Nichelle Nichols?

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  4. ed ecco alla fine la recensione di un’altro classico dello slasher 😀

    tanta roba il film, e anche i seguiti alcuni sono belli: basti pensare al 4 o al 5; poi la qualità scende ma alcune trovate rimangono molto belle; piccolo spoiler: durante l’anno tratterò la saga per una festa dell’anno e stilerò pure la mia classifica di gradimento dei capitoli ^^

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    1. Guarda, ho il cofanetto di bluray con tutta la saga e non vedo l’ora di guardarli con calma e recensirli, ma come al solito i miei desideri si scontrano con la dura realtà… :–/

      A Halloween ti leggerò sul blog, allora! ;–)

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  5. Son sincero: non mi è mai piaciuta la saga di Nightmare ne mi è mai stato “simpatico” Freddy, anzi l’ho sempre trovato irritante e forzatamente troppo invincibile.
    Ho provato l’anno scorso a rivedere questo primo film con l’idea di chi lo vede per la prima volta (ovvero ignorando completamente l’esistenza di seguiti e cose varie), ma non c’è verso: io e questa saga siamo incompatibili.

    Premesso questo va detto che Craven e Englund hanno creato qualcosa di veramente distintivo e che si è meritata la fama ed il successo che ha avuto: anche se la gestione non mi garba tanto, è oggettivamente incontestabile che le varie idee messe insieme per creare Nightmare siano fantastiche e da un punto di vista creativo, degne di tutto rispetto. Bravi veramente.

    Concordo in pieno sul discorso del gap generazionale coi genitori, però voglio sottolineare anche un dettaglio che solitamente vedo sfuggire: i genitori pur con tutti i loro difetti, a conti fatti arrivano ad uccidere (nello specifico Freddy) pur di proteggere i propri figli. Questo è un aspetto positivo che passa sempre un po’ in sordina.

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    1. Hai ragionissima sui genitori che fecero fuori Freddy! Certo è che poi covarono questo segreto con risultati disastrosi, tanto è vero che quando tornò non furono capaci di fare niente di costruttivo…

      I gusti non si discutono: personalmente io tenderei a giudicare il primo capitolo come cosa a sé stante, visto che fu concepito così e non come capostipite di una saga, ma in ogni caso se non ti piace nemmeno in quel modo, c’è poco da fare! :–)

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