Compagni di scuola: recensione del film

Carlo Verdone è uno dei registi ed attori più noti nel panorama italiano. Dopo il suo esordio nel 1980 con Un sacco bello, in quella decade uscì ogni anno (eccetto il 1985) con un film scritto e diretto e pure con lui come protagonista. Il film a cui è dedicato questo post è il suo ottavo film da regista: Compagni di scuola (1988), ispirato, dice lui, a una sua esperienza personale (probabilmente si riferisce semplicemente all’aver visto The Big Chill, Il grande freddo, film del 1983 di Lawrence Kasdan).

La trama si può riassumere brevemente: a 15 anni dall’esame di maturità, i compagni di un quinta liceo si ritrovano tutti invitati nella lussuosa villa dove vive una di loro. Si tratta quindi di un film corale con un cast numeroso e pieno di volti noti dell’epoca: oltre a Verdone nelle vesti del Patata, ci sono una bellissima (e giovanissima!) Nancy Brilli, un già insopportabile Christian De Sica, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti dei Giancattivi, Angelo Bernabucci qui al suo esordio, e moltissimi altri.

E cosa succede a questa festa? Fondamentalmente una cosa: nonostante gli sforzi per apparire tutti come delle persone felici della propria vita, piano piano ognuno degli invitati si dimostra un fallito, chi economicamente, chi moralmente, e chi socialmente.

Ecco quindi la psicologa piena di lavoro ma con nessuno con cui confidarsi, lo showman decaduto, il politico drogato, corrotto e tendente alla violenza sessuale, il professore in una scuola di second’ordine che ha una relazione extraconiugale con una sua giovanissima studentessa, l’arricchito rozzo e burino, la bella che vive della ricchezza del compagno ma che ha perso da tempo la voglia di fare qualunque cosa, i due compagni di classe che si erano sposati ma che si stanno separando, quelli che invece sembrano fatti l’uno per l’altro ma hanno preso strade divergenti…

Insomma, credo che ci siamo intesi. Il film ha una cosa da dire e la ripete in ogni momento usando tutti i suoi personaggi: da giovani eravamo tutti belli e pieni di speranze e da vecchi siamo tutti ridotti a degli stracci umani, con i sogni infranti contro la durezza della vita. Ci sono tanti momenti in cui Verdone (e gli altri due sceneggiatori Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi) ribadiscono questo messaggio sotto più punti di vista: chi si è fatto una famiglia con figli deve mettere da parte i sentimenti e l’amore per tirare avanti e sopportare la propria vita da incubo, chi è diventato rispettato e conosciuto l’ha fatto a costo della propria onestà, e chi ha seguito ostinatamente i propri sogni si è rovinato e non ha possibilità di salvezza.

Ecco, se qualcuno vi dicesse che Compagni di scuola è una commedia drammatica, potete tranquillamente rispondere da parte mia che di commedia c’ho visto poco, visto che il tono è decisamente drammatico dall’inizio alla fine. Il povero Fabris (Fabio Traversa) che viene preso di mira da tutti all’inizio dà adito a qualche battuta che strappa un sorriso, ma giustamente se ne va presto dalla festa! E non so se il personaggio di Benvenuti dovrebbe far ridere, ma temo che la sua caratterizzazione di una persona con problemi sia invecchiata un po’ male e visto con gli occhi di oggi mi è parso abbastanza imbarazzante.

Un’altra delle cose invecchiate male del film è la coppia formata da Valeria e Luca (Eleonora Giorgi e Piero Natoli) in cui chiaramente il secondo abusa della prima, ma il suo comportamento così tossico non viene riconosciuto come tale da nessuno. Naturalmente erano altri anni, non ne faccio una colpa a nessuno, ma sentire lei che si lamenta del fatto che lui non le dia i documenti per permetterle di divorziare, con lui che le risponde “Certo che no, perché io voglio tornare con te!” fa storcere la bocca: siamo di fronte ad una violenza, pur se non fisica! E, sempre a proposito di cose invecchiate male, la violenza sessuale ai danni della minorenne (interpretata dalla ventunenne Natasha Hovey) viene presa fin troppo sotto gamba dal gruppo di amici!

Ma naturalmente questo fa un po’ parte del gioco di dover accettare elementi tipici dell’epoca per riuscire a godere a pieno del prodotto. Di fatto, la cosa più grande che dovrebbe stupirci è questo dipinto di trentatreenni, trentaquattrenni della fine degli anni Ottanta che già erano arrivati alla crisi di mezz’età: tutti con un lavoro fisso, con famiglie e figli, e già in cerca di dare una scossa alle proprie vite che vedevano senza via d’uscita. Questo oggi succede ai cinquantenni! Ho vari colleghi di lavoro (devo dire tutti maschi) che alla soglia dei cinquant’anni hanno lasciato le proprie famiglie (con figli adolescenti o più grandi) e che si sono trovati ragazze molto più giovani di loro (e alcuni adesso stanno di nuovo cambiando pannolini come avevano fatto venti anni prima).

Una cosa che invece non è cambiata è la fortissima voglia di apparire vincenti e mascherare tutte le proprie debolezze in una società che fa presto a giudicare una persona a seconda del lavoro che fa, o delle amicizie che ostenta. Compagni di scuola offre un commentario molto intelligente su entrambi questi fenomeni, e in questo lo giudicherei un film riuscitissimo.

Certo, dura quasi due ore e il tono è sempre lo stesso, martellante, cupo, e del tutto asservito al messaggio che diventa ben presto chiaro nella mente dello spettatore. In questo senso, avrei certamente preferito un film più breve (di almeno mezz’ora), cosa sicuramente fattibile tagliando qualcuno dei personaggi (ma non Postiglione, Luigi Petrucci, forse l’unico elemento comico davvero riuscito del film). E magari questo avrebbe permesso anche di avere delle performance più omogenee, visto che in un cast così vasto è inevitabile avere elementi più forti ed elementi più deboli…

Già che ci sono, lasciatemi dire che il missaggio audio mi è parso abbastanza debole (con le voci in evidenza su tutto il resto in stile Bane di The Dark Knight Rises, Il ritorno del cavaliere oscuro, 2012), un vero peccato visto che nella colonna sonora spiccano ottime canzoni di band come Creedence Clearwater Revival, Procol Harum e I Giganti, ma si sentono a fatica. È tutto!

Concludo consigliando sicuramente la visione di Compagni di scuola che fa una fotografia impietosa di una generazione semidistrutta da una società che premia apparenze ed arrivismo sopra ogni altra cosa (erano gli anni Ottanta, e in Italia quel sistema sarebbe arrivato ad un punto di rottura notevole nel 1992 con Tangentopoli e la fine della cosiddetta Prima Repubblica). Il finale, almeno per il Patata, lascia intravedere una speranza, con quella sigaretta fumata finalmente con un po’ di tranquillità. Temo che film così, capaci di intrattenere (pur coi suoi difetti) e con qualcosa da dire siano diventati merce rara nel cinema italiano più recente. Ciao!



23 risposte a "Compagni di scuola: recensione del film"

  1. L’ho visto che andavo a liceo quindi suonava strano, perché teoricamente stavo vivendo la “parte bella” sognata dai protagonisti, in contrasto con la mezza età triste, invece mi pareva tutto tranne che bella, quella parte.
    Non ho mai capito le risate sperticate, a sentirsi male, che i miei amici dell’epoca facevano su questo film, che ho sempre trovato non solo drammatico ma anche forzatamente triste. “Il grande freddo” è un film triste, scritto maledettamente bene e con grandi attori in stato di grazia che sanno dosare la tristezza: “Compagni di scuola” è pieno di “musoni” che esagerano una tristezza che suona quindi posticcia.
    Non ho mai amato particolarmente questo film, forse proprio perché tifavo a occhi chiusi il film di Kasdan 😛

    Piace a 1 persona

    1. Siamo in due ad aver odiato la scuola superiore, io non vedevo l’ora di finirla e andarmene, infatti quando fu fatto un timido tentativo di cena di classe 10 o 15 anni dopo l’esame di maturità, io non risposi nemmeno all’invito.

      Non sono infatti riuscito ad immedesimarmi in nessuno dei personaggi del film, ma ho facilmente rivisto nei loro panni quei compgni di classe con cui ero costretto a condividere spazi tutti i giorni mio malgrado.

      Piace a 1 persona

  2. Il confronto con the big chill è impietoso. Se posso permettermi, hai scritto bene che bisogna guardare il film con gli occhi degli anni 80. Io negli anni 80 ho avuto tra i 3 e i 12 anni, e ricordo molto bene la seconda parte di quel decennio. Sei andato un po’ giù duro sul personaggio di Benvenuti. Io li ricordo i tipi alla Benvenuti. Esistevano e facevano scherzi molto pesanti ed esagerati. Tra gli amici dei miei genitori o dei miei cugini più grandi erano veramente insopportabili e non erano in una comitiva dei casi isolati.. avevano sempre i loro sodali (come nel caso di Ferrini nel film) per usare un termine francese per indicare uno humor di fango di quel tipo, erano : grave. Il suo personaggio è invecchiato male solo perchè i personaggi alla Benvenuti sono via via (per fortuna) scomparsi. E il concetto dell’amore tossico o delle amicizie tossiche (di queste se ne parla pochissimo anche oggi) è salito alla ribalta alla fine degli anni 90. Non so che età tu abbia, ma ricordo bene, nonostante fossi piccolo: salvare la coppia ad ogni costo, quello che dicono gli amici è importante etc… E nonostante i concetti di amore ed amicizie tossiche siano oggi patrimonio fino ai settimanali da bar, vediamo bene coma anche oggi ci siano donne che si fanno circuire da uomini manipolatori emotivi, uomini che si fanno manipolare da donne infingarde interessate al solo benessere economico di alcuni uomini (le tipe alla Nancy Brilly sono scomparse.. direi proprio di no, anzi) e “amici” che con la scusa dell’amicizia andata dei tempi che furono fanno ricatti emozionali (come il personaggio alla De Sica, vogliamo dire che siano scomparsi?… direi proprio di no, anzi, sono diventati più furbi e truffano di più e meglio). Ed oggi, in una riunione di comitiva, nonostante ce ne si renda conto di queste situazioni, in quanti interverrebbero, specie in maniera “pubblica”? Direi, con beneficio di inventario, nessuno, oppure uno che si piglierebbe come minimo il: dai non fare il moralista/benpensante/politicallycorrect/radicalchic/professorone… Per il resto credo che anche se meno poetico del film nordamericano e più monotono sulle corde de: quando eravamo giovani eravamo mejo, ora famo schifo.. sia un film che rispecchiava i personaggi che in quegli anni giravano e girano ancor oggi con grande concentrazione tra le varie contrade italiche, e che come giustamente hai scritto, oggi arrivano a quei “traguardi” solo perchè la generazione a cui appartengo (quella dei 45-55 anni oggi, figlia dei protagonisti di quel film), ha prolungato l’adolescenza fino ai 25 anni (avendo dei genitori di quel tipo), e la società ci ha precarizzato fino a 35 anni di età il lavoro (al sud anche oltre). Certo il film manca di una parte che calchi sui sentimenti più intimi, sulle lacerazioni psichiche dei protagonisti, di visioni sociali (parliamo comunque di Verdone, simpatico, ma non siamo a livelli di Petri), di tante cose, ma secondo me se l’obiettivo era: dare una fotografia dei 35enni di allora, ci ha preso almeno al 75% pur non facendo ridere.. anche perchè da ridere non c’era granchè.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie mille del tuo splendido commento! Hai ragione da vendere sul fatto che molte delle problematiche e molti dei tipi di individui rappresentati nel film siano ancora rilevanti. Il filtro anni 80 serve un po’ per attualizzarli, e un po’ per capire le cose che invece sono scomparse (come i tizi alla Benvenuti), ma come fotografia di una certa generazione funziona benissimo. E funzionano altrettanto bene le tristi considerazioni su di essa, e sulla generazione successiva che hanno generato, naturalmente.

      Piace a 1 persona

  3. mai amato particolarmente Verdone, visto alcuni suoi film di diversa natura, ma a parte qualche bella scena anche grazie ai comprimari non l’ho mai trovato il genio tanto celebrato

    scommetto che de sica era o il politico molestatore o il marito con l’amante, vero?

    Piace a 2 people

  4. Verdone, un po’ come per il suo amico Antonello Venditti, sono innamorati del periodo liceale (indirizzo classico) e considerando che l’ultimo anno per il regista risale al 1968, anno in cui il movimento studentesco stava per mettere piede anche in Italia, i sogni di molti di loro si sono infranti negli anni di piombo. Gli anni ottanta sono stati un falso risorgimento per tutto il paese, un momento in cui tutti noi credevamo di essere ricchi.
    Verdone ci ha raccontato uno spaccato di quella generazione (che piaccia o meno) a modo suo, fra risate amare e uno squallore telefonato.
    Nel cast si può assistere al passaggio di attori e cani prestati al cinema, sicuramente una notevole difficoltà per la questione montaggio/minutaggio per attore, ma è uno sforzo enorme per un attore che all’epoca aveva 37 anni e che ha dovuto sellare un cast enorme e farlo amalgamare con una storia semplice ma composta da microdrammi.
    Mai stato fan di Verdone ma questo film è secondo me un film assolutamente valido.

    Piace a 1 persona

    1. Hai ragionissima sulla bravura di Verdone nel dirigere un cast così grande e così eterogeneo! E la fotografia di quell’Italia lì arriva tutta dal film, in questo più che apprezzabile!

      Comunque beati Verdone e Venditti che si sono divertiti così tanto alle superiori… :–D

      "Mi piace"

  5. Forse rischio di andare controcorrente, ma questo io lo considero un (se non IL) capolavoro di Verdone: ogni personaggio del film, anche quelli all’apparenza più deboli, è una stilettata, capace di riassumere perfettamente i motivi per cui odio anche solo il semplice concetto di rimpatriata, miserabile e ipocrita iniziativa alla quale peraltro nemmeno io ho MAI voluto partecipare. E’ pur vero che con il comico e regista romano parliamo di ex-liceali di quasi una generazione precedente alla mia, visto che il liceo l’ho frequentato e finito negli anni ’80, ma certe dinamiche tendono a ripetersi come, ad esempio, i falsi ricordi di anni migliori che per molti invece migliori non sono stati affatto (per vari motivi e non solo scolastici) o ancora gli inutili nonché spiacevoli confronti fra il “come eravamo” e “come siamo diventati”. Commedia drammatica? Va fatta una doverosa precisazione: se con questa definizione intendiamo un film dove si ride (quando si ride) MOLTO amaro allora sì, certo, Compagni di scuola” è una commedia drammatica con tutti i crismi. E, pure se a molti potrà suonare come una bestemmia, è un qualcosa che sento più vicino a me rispetto a un altro capolavoro quale è quello di Lawrence Kasdan…
    P.S. Il personaggio di Benvenuti? Un insopportabile bullo goliardico ritratto con grande realismo, del tipo che ho avuto la sfortuna di conoscere (e subire) personalmente…

    Piace a 2 people

    1. Indubbiamente Verdone qui ha azzeccato tante cose, e in realtà ci sono varie differenze col film di Kasdan… Compagni di scuola è ottimamente calato nella realtà italiana! A me è piaciuto, ma forse non mi può piacere troppo perché mi ricorda un periodo che non ho apprezzato quasi per niente (come, mi sembra di capire, tanti altri!). :–)

      "Mi piace"

      1. Se ti ha provocato quella sensazione, vuol dire che ha fatto il suo dovere (del resto, come mai potrebbero fare i ricordi del liceo ad essere piacevoli, a meno di non essere stato un bullo o comunque uno di quei compagni/e stronzi/e che giustamente non sopportavi?) 😉

        Piace a 1 persona

        1. È tristemente così. Mi ricordo sempre un’intervista a Trey Parker e Matt Stone in cui dicevano che avevano odiato la scuola superiore dove loro ovviamente subivano le angherie degli altri, i vincenti. “Ora i vincenti vendono assicurazioni porta a porta, e noi facciamo South Park.”

          La scuola spesso funziona al contrario di come poi va la vita successiva… Se guardo ai miei ex compagni di classe, per quei pochi di cui so qualcosa, è così.

          "Mi piace"

          1. Io ricordo di un ex-bullo (particolarmente infame e vigliacco, non ho mai dimenticato niente di quello che ha fatto) diventato manager di una multinazionale… Dal bullismo alla managerialità era una strada quasi obbligata, direi.

            Piace a 1 persona

              1. (Assolutamente sì! Infatti nemmeno il raggiungimento di quella posizione lo considero un successo, trattandosi in pratica dell’inevitabile coronamento della stronzaggine congenita del tipo in questione) 😉👍

                "Mi piace"

  6. Compagni di scuola è forse il mio film di Verdone preferito, della serie che so quasi tutte le battute a memoria. Pochi anni fa sono stato ad un ritrovo di quelli nati nel mio anno del mio paese e l’atmosfera era più o meno la stessa, un misto fra tristezza e imbarazzo, e con chi faceva lo scemo a tutti i costi. Comunque, non vorrei fare il precisino, ma quando Verdone racconta che il film nasce da una sua esperienza personale parla proprio di quando una volta partecipò ad una di queste cene fra compagni di classe, fra momenti di imbarazzo e scherzi dei soliti “bulli”. E si ripromise di non partecipare mai più a cose del genere! Lo so perché avrò visto 200 interviste di Verdone 😀

    Piace a 1 persona

    1. Si si, la mia era una battuta, un’ispirazione c’è, ma il film è effettivamente diverso da quello di Kasdan. Compagni di scuola è un buon ritratto realistico di una generazione che ha fallito nonostante le belle speranze covate in gioventù, in un Paese che ha fallito tanto che poco dopo vide la fine di un’era (la cosiddetta Prima Repubblica).

      "Mi piace"

  7. Pur non amando Verdone, lo trovo un film riuscitissimo: e sarà che sono di altri tempi ( classe 77) ma a me certe scene oggi politicamente scorrette fanno sbellicare, come quando Verdone parla di Benvenuti al telefono definendolo “un tronco umano” e questi si mette a piangere.
    C’è anche molta amarezza come già detto, e questo è un merito di Verdone, che ci presenta degli anni 80 fatti di italiani tristi, falliti, annoiati e fustrati , altro che quella “festa continua” che molti ricordano, quando descrivono quel particolare decennio.
    Qualcuno qui ha detto che gli amici , da ragazzi , ridevano vedendo il film ; io gli credo, perché solo da ragazzo, cioè quando sei fuori dalla logica dei protagonisti, puoi ridere di loro.
    Da adulto, possono solo farti empatia e tristezza ( e se non succede, complimenti, vuol dire che hai avuto ben più successo nella vita di loro).

    Piace a 1 persona

    1. Non ci separano troppi anni, solo cinque…

      In effetti è bene vedere film come questo perché ti fanno mettere in prospettiva tutta questa immotivata nostalgia per gli anni Ottanta, una nostalgia che dimentica tutti i lati negativi di un’epoca che non era certo, come hai scritto giustamente, una festa continua.

      "Mi piace"

  8. Sono uno di quelli che, guardando “Compagni di scuola” si è sbellicato dalle risate. Ma io son fatto così: “la battuta me piace” (cit.).
    Non saprei davvero cos’altro aggiungere visto che hai già detto tutto tu e i commentatori che mi hanno preceduto. Verdone (che adoro) ha una capacità inspiegabile di infilare comicità in un film drammatico e di infilare drammaticità in un film comico. Pochi al mondo, se non giusto il grande Troisi, sono stati camaleontici al punto dal riuscire a catturare l’attenzione di platee anche diametralmente diverse.
    “Compagni di scuola” è uno di quei film che rivedo sempre volentieri anche se siamo d’accordo che non è perfetto. Non è perfetto proprio per l’enorme numero di partecipanti che, oggi, troviamo invecchiati in maniera diversa. Verdone è ancora modernissimo, così come il povero Bernabucci o il Musy (suocero del patata). La Giorgi invece, tanto caruccia all’epoca, è stata consegnata di forza alla generazione godereccia di vanziniana memoria e non ha ragione di esistere al di fuori da quello stereotipo.
    Momento da brivido: il maggiordomo che recita la celebre poesia di Lorenzo il Magnifico “Chi vuol esser lieto, sia!”…..

    Piace a 1 persona

    1. Eh si, la Giorgi ha un curriculum veramente altanelante tra commediacce italiane inguardabili e titoli di ben altra caratura (ma per cui probabilmente verrà ricordata meno).

      Concordo con te su Verdone, è infatto un autore che mi ha sempre attratto e non mi dispiacerebbe parlarne di più sul blog, vediamo se ci riuscirò.

      E il personaggio del tristissimo maggiordomo in Compagni di scuola è molto bello, hai fatto benissimo a ricordarlo!

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...