The Social Network: recensione del film

The Social Network è un film di David Fincher e narra la storia vera di come Mark Zuckerberg creó Facebook tra il 2003 e il 2004 mentre era studente universitario a Harvard. Per i ventenni di oggi forse Facebook non significa niente, ma circa 15 anni fa rivoluzionò il mondo di Internet e fu il primo vero e proprio social come lo intendiamo oggi.

Fincher, da maestro quale è, tratta la storia come un vero e proprio thriller con una struttura temporale non lineare che salta dai giorni in cui Zuckerberg (un Jesse Eisenberg perfetto per la parte) creò la prima versione del sito ai processi che qualche anno dopo lo videro chiamato come imputato da ex colleghi universitari ed ex amici vari, su tutti Eduardo Saverin (Andrew Garfield), e i fratelli Winklevoss (Army Hammer e Josh Pence) insieme a Divya Narendra (Max Minghella – attore di origini italiane che interpreta una persona di origini indiane, chissà poi perché).

Praticamente assistiamo a come questi (odiosi) ragazzi di famiglie benestanti si sono arricchiti in maniera spaventosa sfruttando la voglia di noi tutti di rendere pubbliche le nostre informazioni private, cosa che ormai nel 2022 è diventata la norma, anche se Facebook non sembra essere più il mezzo preferito per farlo, almeno tra i più giovani. Ah, al gruppo di cui sopra va aggiunto Sean Parker (Justin Timberlake), ovvero il fondatore di Napster, altro nome che ai giovani dirà poco ma che a noi più anziani permise di ottenere tanta bella musica dal 1999 in avanti.

The Social Network ha un ritmo indiavolato, una ferrea sceneggiatura di Aaron Sorkin (basata sul libro di Ben Mezrich The Accidental Billionaires, Miliardari per caso), degli attori diretti stupendamente da Fincher, e delle splendide musiche di Trent Reznor dei Nine Inch Nails e Atticus Ross.

Personalmente, questo film mi ha generato una certa inquietudine e anche un po’ di rabbia verso il me 25enne che nel 2007 si iscrisse a Facebook, cosa normale per tutti gli italiani all’estero (al tempo studiavo a Dublino), e cominciò a condividere dati e pensieri su una piattaforma privata posseduta da persone a cui non avrei affidato nemmeno una penna per cinque minuti. Col tempo ho smesso di usare il sito e non mi troverete né su Instagram né su altri social del genere, ma ammetto di pentirmi un po’ per essermi prestato a questo gioco in cui gli unici vincitori sono proprio questi studenti di Harvard che vediamo confrontarsi nel film di Fincher. E il colmo è che il fondatore di Facebook fosse una persona con più dita della mano che amici!

In ogni caso, non bisogna dimenticare che il film non riporta i fatti così come sono andati realmente, quindi bisogna tentare di non dare giudizi frettolosi sulle persone coinvolte basandosi su ciò che si vede sullo schermo. Non ho dubbi che Sorkin sia riuscito a riprodurre bene le personalità di tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno contribuito a far nascere Facebook, ma lui stesso ha detto che si è preso molte libertà per rendere la storia avvincente. 

Insomma, se lo scopo di Fincher era inquietare gli spettatori, con me c’è riuscito. Durante la visione del film, e anche un bel po’ dopo, ho riflettuto molto sulla facilità con cui tutti noi condividiamo informazioni personali riservate su siti privati senza nemmeno provare a tutelarci da eventuali brutte conseguenze. Sarà per questo che Quentin Tarantino lo considera il miglior film dal 2000 ad oggi? Non lo so, ma di sicuro merita una visione! Ciao!


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14 risposte a "The Social Network: recensione del film"

  1. Jesse Eisenberg è perfetto nel ruolo dell’odioso spocchioso che vorresti picchiare con un giornale arrotolato, il problema è che poi farà sempre lo stesso personaggio in ogni altro suo film, e infatti lo odio in ogni film 😀
    Scherzi a parte, all’epoca ero così distratto dal mio profondo odio verso l’attore protagonista che mi ha colpito molto poco il film, una di quelle false biografie che sono appunto così false che non può mettere in guardia nessuno. Fermo restando che non c’è nessuno da mettere in guardia.
    Sono felice che Q lo consideri il miglior film, così sono autorizzato ad odiarlo ancora di più 😀

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    1. Eisenberg è davvero incastrato in quel ruolo lì, spero per lui che riesca ad uscirne prima o poi!

      La biografia è falsa nel senso di non aderente alla realtà, ma a me ha fatto comunque pensare non poco (e l’ho trovata girata in un modo incredibile).

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  2. In pratica Fincher ha usato la nascita di Facebook per fare una critica sociale davvero molto intelligente, critica di queste persone per aver sfruttato l’idea e arricchirsi ma anche mostrando come le persone vogliano sapere tutto degli altri, vogliono conoscerne i segreti. È un film davvero intelligente e interessante.

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  3. La coppia Fincher-Sorkin con questo film ha dato vita ad un classico istantaneo. Non è proprio una cronaca veritiera dei fatti, perchè comunque prende una posizione forte rispetto agli stessi, rispetto al protagonista della vicenda. Certo è che la lucidità della narrazione, lo stile visivo e il ritmo, trasformano il film in un’opera unica e magnifica. Più di qualcuno lo ha definito un film troppo di mestiere o su commissione, se questi sono i lavori di “mestiere” allora spero che il cinema si popoli di almeno una dozzina all’anno di titoli così.

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    1. Sono con te! Gran film davvero, non pretende di essere un documentario e confeziona una storia che pur se solo ispirata alla realtà fa molto pensare (e mantiene incollati allo schermo).

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  4. Mi piace sempre molto questo film, malgrado il cast abbastanza odioso sono tutti perfetti, mai interessato nulla della genesi del Faccialibro ma ogni volta questo film mi incolla allo schermo, arrivo alla canzone finale dei Beatles pensando, già finito? Avercene di biografie dirette così 😉 Cheers

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