Witches Abroad: recensione del libro

Progress just means bad things happen faster.”
(Progresso significa che le cose vanno male più in fretta)

In Witches Abroad (Streghe all’estero) le solite Nanny Ogg e Granny Weatherwax devono risolvere un altro problema non da poco, stavolta lontano dal loro amato Lancre come in Wyrd Sisters. Infatti, devono arrivare fino all’esotica Genua (una specie di New Orleans con un po’ di magia disneyana in più). In realtà, sarebbe Magrat Garlick a dover risolvere quel problema perché la fata madrina Desiderata Hollow in punto di morte ha lasciato a lei la sua bacchetta magica, e quindi la responsabilità di impedire ad una giovane chiamata giovane Emberella di sposare un fantomatico Duc (scritto così invece che Duke perché Pratchett non si fa sfuggire nessuna buona occasione per un pun1). Ma la povera Magrat non può impedire che le due streghe con più esperienza di lei vadano in viaggio con lei, e probabilmente era proprio ciò che voleva Desiderata!

Quindi dopo una prima parte a Lancre con numerosi dettagli molto divertenti sulla famiglia Ogg e sul modo di Granny di vedere il mondo, la seconda parte è un viaggio divertentissimo attraverso terre mai viste che offrono a Pratchett la scusa di giocare con storie fantasy (e non) più o meno conosciute (un po’ in stile The Colour of Magic ed Eric, se vogliamo). E quindi ecco nani che vivono in regni chiuse da porte con inscritte magiche rune invisibili (c’è pure un cameo di Gollum), uno sfortunato vampiro che dopo aver terrorizzato per anni un villaggio isolato incontra Greebo, l’adorabile gatto di Granny, il regno della Bella Addormentata, la foresta di Cappuccetto Rosso, Oz (moltissimo Oz!)… 

Infine, la terza parte del libro arriva alla storia principale, una storia in cui una strega molto potente (Lilith de Tempscire) ha deciso di usare persone e animali per mettere in scena storie, noncurante della volontà di quelle stesse persone e quegli stessi animali. Lo scontro con Granny Weatherwax è inevitabile, anche perché quella strega è legata a lei in maniera molto profonda… 

La narrazione scorre piacevolmente costellata dalle divertenti lettere che Nanny scrive al suo Jason, anche se è impossibile notare come la prima metà del libro sia un insieme di avventure in qualche modo (labile) legate tra loro più che una storia organica dall’inizio alla fine. 

Ma quando si arriva al punto, non mancano personaggi eccezionali. Tra gli antagonisti spicca sicuramente Lilith, naturalmente, con colpo di scena annesso che alla seconda lettura conoscevo già. In compenso, mi sono divertito molto notando gli indizi lasciati da Pratchett qua e là prima della rivelazione. Tra i buoni, oltre alle protagoniste, fa la sua prima apparizione nel Discworld il mitico nano Casanunda, grande latin lover (!). E poi ci sono i personaggi più belli, più misteriosi, cioè Mrs. Gogol e Saturday (una specie di Baron Samedi) che sin dai primi incontri con Granny e le altre dimostrano di essere complessi e sfaccettati, e nel gran finale hanno ruoli di tutto rispetto. 

Una cosa da sottolineare senza dubbio è quanto funzionino bene le tre streghe insieme. Granny e Nanny sono così diverse eppure così perfette in coppia, con talenti complementari tra loro. Le doti sociali di Nanny in questo libro danno adito a più di una scena ben congeniata, per la disapprovazione di Granny (che dal canto suo non riesce a raccontare nemmeno una battuta su un sandwich al coccodrillo). D’altra parte, Granny fa sfoggio di doti magiche che vanno ben oltre la sua famosa headology

E in tutto questo Magrat ne esce come una strega meno potente, sì (una wet hen, come la definisce Granny, un pulcino bagnato), ma con un arco narrativo assolutamente soddisfacente, visto che nel finale del libro prende le redini della situazione ridicolizzando il Duc e trasformandosi nella protagonista della storia orchestrata da Lilith.

Si nota come la prima metà del libro sia praticamente un’altra cosa rispetto alla seconda metà, anche se chiaramente tutte le piccole avventure del viaggio delle streghe servono un po’ a presentare Lilith, e un po’ ad introdurre i temi del libro2. Però è indubbio che questo faccia perdere organicità alla storia, togliendo anche spazio ad un’ambientazione davvero ben pensata come Genua (e questo è un peccato). Ed inoltre è forse un po’ deludente lo scontro finale con Lilith, visto che in realtà nel climax ha praticamente più importanza Mrs. Gogol di lei!

Ma di che mi lamento? Witches Abroad è un libro divertentissimo da leggere, e quando decide di arrivare al punto lo fa usando benissimo tutti i suoi personaggi. È il modo perfetto di continuare con le avventure delle streghe di Lancre, e di continuare a posizionare il Discworld rispetto al resto della narrativa fantasy: saldamente al centro, ma prendendosi gioco di tutto il resto!

E poi, come in praticamente tutti i libri di Terry Pratchett, anche in questo ci sono riferimenti a qualunque cosa tra letteratura3, film4, e perfino TV (con il Samedi Nuit Mort che tradotto diventa Saturday Night Dead invece che Live) e giochi5, ed è una gioia leggere e scoprirli (anche se immagino di averne riconosciuti meno della metà)! Ciao!

PS: ho riso un sacco anche con la seguente battuta: Oh, well. Just twist the first thing you can grab, as the High Priest said to the vestal virgin. This is the last line of a Discworld joke lost, alas, to posterity. Peccato, è un joke che vorrei conoscere!


1. Intraducibile in italiano, tra Duc (Duca scritto male) e Duck (Papera), il tutto per arrivare a Duck pond (stagno).

2. E un po’a fare battute splendide, tipo il seguente passaggio: ‘I likes it out here,’ said Granny. ‘I LIKES IT OUT HERE, THANK YOU,’ she repeated. Granny Weatherwax’s approach to foreign tongues was to repeat herself loudly and slowly. (‘Mi piace qui’, disse Granny. ‘MI PIACE QUI’, ripeté. L’approccio di Granny Weatherwax alle lingue straniere era di ripetersi parlando più forte e più lentamente).

3. Il mago di Oz è ovunque in questo libro, sia a livello macro con intere scene a lui ispirate, sia con dettagli più piccoli come questo succoso dialogo: “‘What some people need,’ said Magrat, […], ‘is a bit more heart.’ ‘What some people need,’ said Granny Weatherwax, […], ‘is a lot more brain.’ […] What I need, thought Nanny Ogg fervently, is a drink.” (‘Certe persone’, disse Magrat, ‘avrebbero bisogno di più cuore’. ‘Certe persone’, disse Granny Weatherwax, […] ‘avrebbero bisogno di più cervello’. Io, pensò Nanny Ogg, ho un forte bisogno di qualcosa da bere.)

4. Il mio amato The Blues Brothers di John Landis! “Are you the taxgatherers, dear?’ ‘No, ma’am, we’re –‘ ‘– fairies,’ said Fairy Hedgehog quickly.” (con esattori delle tasse invece di polizia, e fate invece di musicisti). 

5. “The witches flew along a maze of twisty little canyons, all alike.” Questo si riferisce ad un messaggio nell’avventura testuale ADVENT della Crowther & Woods: “You are in a maze of twisty little passages, all alike.


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8 risposte a "Witches Abroad: recensione del libro"

  1. sembra molto interessante e la copertina è molto bella

    “una storia in cui una strega molto potente (Lilith de Tempscire) ha deciso di usare persone e animali per mettere in scena storie, noncurante della volontà di quelle stesse persone e quegli stessi animali”
    non ti ricorda WandaVision? LOL

    Piace a 1 persona

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