Star Trek: Enterprise – S01E20, Oasi

Oasis (Oasi) è un episodio che dalla sua ha due guest star eccezionali come Rene Auberjonois (Odo di Deep Space Nine) e la bellissima Annie Wersching, delle nuove scenografie davvero notevoli, e tanti bei dialoghi ben scritti dagli sceneggiatori Rick Berman, Brannon Braga e Stephen Beck.

D’altra parte, ricorda molto da vicino episodi venuti prima come The Survivors (I sopravvissuti) di The Next Generation e anche Shadowplay (La valle delle illusioni) di DS9. Quindi, ancora una volta, eccoci con Enterprise che affronta un argomento già visto provando ad aggiungere qualcosa di nuovo. Ci riesce? Io direi di sì, anche se ho trovato la prima parte dell’episodio un po’ troppo ovvia, e di conseguenza la rivelazione del mistero non mi ha entusiasmato particolarmente.

L’Enterprise NX-01 esplora il relitto di una nave da trasporto in un pianeta disabitato e ci trova un gruppo di sopravvissuti che i sensori non rilevavano. Tra di loro, ecco l’ingegnere Ezral (Rene Auberjonois) e sua figlia Liana (Annie Wersching). Trip è inevitabilmente attratto verso di lei, e T’Pol è lesta nell’ironizzare ricordando cosa era successo in Inatteso.

Purtroppo è palese come tutti i sopravvissuti stiano nascondendo qualcosa, e dopo un po’ si intuisce cosa sia. Alla fine, tutto si risolve con le scelte di Ezral che per il bene di sua figlia ha agito in modo impulsivo in passato, forse causando egli stesso il catastrofico incidente alla sua nave. E in preda ai sensi di colpa continua ad imporre la sua volontà forzandola a stare in isolamento su questo pianeta.

Ezral è quindi un personaggio tormentato, perfettamente interpretato da Aubrejonois, che ha fatto errori e che continua a farne, anche se per noi osservatori è talmente ovvio cosa dovrebbe fare una volta in contatto con Archer che ci risulta difficile pensare che continui per la sua strada nel finale. Davvero possiamo pensare che un uomo intelligente come lui creda che sua figlia possa vivere un’intera vita isolata su un pianeta disabitato circondata da ologrammi? O che sia la cosa giusta per lei?

In questo senso, il monologo finale di Ezral non può che avere un’unica conclusione, ed infatti ci arriva pure da solo, senza che Archer proferisca parola. Toglie questo forza all’episodio? No, o almeno non del tutto: il suo dramma umano è comprensibile, e possiamo intuire che non sia del tutto lucido quando pensa di fare il bene suo e di sua figlia. 

Ed è un po’ questo il punto dell’episodio, che invece dal punto di vista della trama / tecnobaggianata lascia un po’ a desiderare: si capisce perché i sensori non vedano le due forme di vita reali nella nave dall’esterno, ma una volta dentro com’è possibile che i sensori manuali non si rendano conto del fatto che Ezral e Liana sono diversi dal resto delle persone (Memory Alpha mi dice che si chiamino Kantare)? Ma sono dettagli, come detto Oasis porta a casa il risultato specialmente per la bravura di Auberjonois e della coppia Connor Trinneer e Annie Wersching. Ciao!

PS: molto divertente Trip che ironizza sull’esistenza di un dottore olografico, certamente una battuta legata al personaggio di Robert Picardo in Voyager!


Episodio precedente: Acquisizione

Episodio successivo: Prigionieri

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6 risposte a "Star Trek: Enterprise – S01E20, Oasi"

  1. Può essere che i sensori manuali del XXII secolo non fossero abbastanza sofisticati da rilevare ologrammi alieni capaci magari (è solo una mia ipotesi) di simulare anche i parametri vitali, inducendo gli strumenti a registrarli come esseri viventi veri e propri? Ad ogni modo, dettagli a parte, non si può non amare un episodio con protagonisti di questo calibro (Auberjonois in testa) 😉

    Piace a 1 persona

    1. Effettivamente, anche io con un cast così sono pronto a perdonare molto. A occhio sto perdonando tanto a Enterprise, perché praticamente ogni episodio riesce a lasciarmi soddisfatto! In vecchiaia sto diventando un mollaccione buonissimo… X–D

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