Lethal Weapon: recensione del film

Esattamente trentacinque anni fa usciva nelle sale Lethal Weapon (Arma letale), un film di quelli che ha lasciato il segno nel genere action e specialmente nel sottogenere buddy cop movie, ovvero quello dei film con una coppia di poliziotti (solitamente a prima vista incompatibili) come protagonisti. Su vengonofuoridallefottutepareti si festeggia questo anniversario insieme a Nick di matavitatau con una serie di post del venerdì a partire da oggi. Ecco quindi qualche considerazione su Lethal Weapon (1987)!

Scritto da Shane Black, ma con la sceneggiatura rivista da Joel Silver e Jeffrey Boam, il film fu diretto da Richard Donner ed ebbe come protagonisti Mel Gibson (uscito dai Mad Max di George Miller) e Danny Glover (fresco di The Color Purple, Il colore viola, 1986).

E, come si dice, il resto è storia, nel senso che di Lethal Weapon ne sono stati fatti altri tre negli anni successivi, e la sua influenza si fa sentire ancora oggi in moltissimi film che provano a ricrearne l’essenza riuscendoci soltanto in rarissimi casi.

Come nacque Lethal Weapon? Prima di tutto, come detto sopra, da un copione di Shane Black, che negli anni Ottanta e Novanta era considerato uno dei talenti più grandi di Hollywood e riusciva a piazzare qualunque cosa scrivesse per cifre importanti (questo copione gli fruttò 250mila dollari). Fortunatamente, il risultato finale si scosta parecchio dall’idea originale di Black (anzi, dalle sue varie idee, visto che egli stesso riscrisse più volte il copione), grazie all’umorismo e ai momenti più leggeri inseriti da Donner. Certo, rimane un film che tratta di suicidi, omicidi, torture e droga, ma ci sono anche vari momenti divertenti e battute simpatiche che alleggeriscono non poco il tono del film. Intendiamoci: ci troviamo a tifare per due poliziotti che trucidano praticamente chiunque incontrino, in un ruolo da giustizieri/punitori che viene dritto dritto dagli anni Settanta e che Lucius de il Zinefilo analizza benissimo nel suo ciclo Death Wish. D’altronde i buddy cop movie anni Ottanta erano così, sin dal primo di Walter Hill (48 Hrs., 48 ore, 1982) e addirittura anche nel predecessore Freebie and the Bean (Una strana coppia di sbirri, 1974). Nel 2022, dobbiamo passare sopra a un po’di cose che fanno storcere la bocca, e vale la pena farlo per godersi un prodotto cinematografico sopraffino.

Torniamo al film accennando un attimo la trama. Riggs (Mel Gibson) è un poliziotto che dopo la morte della moglie in un incidente stradale sta pensando seriamente al suicidio. Viene affiancato al più anziano Martaugh (a Danny Glover, quarantenne, toccò interpretare un cinquantenne vicino alla pensione) ed entrambi lavorando ad un caso di trafficanti di droga ex-CIA ritroveranno la voglia di andare avanti, superando i contrasti iniziali dovuti alle marcate differenze caratteriali.

Sono riuscito a fare un riassunto capace di far sembrare Lethal Weapon noioso, cosa che non è minimamente. Scusatemi.

Il film ha ritmo, offre varie scene d’azione tutte ben pensate, ben girate, e ben inserite nella trama, la chimica tra Gibson e Glover è incredibile, i dialoghi funzionano tutti perfettamente, e ci sono degli stunt notevolissimi tra esplosioni, cadute da altezze vertiginose, scontri a fuoco e combattimenti in corpo a corpo. Per esempio, nell’ultimo scontro tra i personaggi di Mel Gibson e Gary Busey c’è un po’ di tutto, tra capoeira, 52 Hand Blocks e jiu-jitsu brasiliano, cortesia del coordinatore degli stunt Bobby Bass, che era stato davvero nelle Forze Speciali statunitensi proprio come Riggs!

Lethal Weapon ogni volta che lo rivedo mi riconquista. È sicuramente datato e grida “anni Ottanta” ad ogni fotogramma (vogliamo parlare del mullet di Mel Gibson? O della colonna sonora di Michael Kamen?), ma allo stesso tempo risulta più fresco del 99% dei film d’azione moderni che vengono dimenticati il giorno successivo alla loro uscita. È un film d’azione che, a ben guardare, ha molti più momenti di riflessione e di crescita dei personaggi che scene a cervello spento con gente che si spara o si mena. Di fatto, alla fine del film da una parte Riggs trova in Martaugh un amico per cui continuare a vivere, e dall’altra quest’ultimo ripensa alla sua decisione di andare in pensione per godersi la famiglia e decide invece di continuare a lavorare al servizio della giustizia.

Black voleva portare sullo schermo un western urbano con due poliziottti sfigati che, alla ricerca di qualcosa di nobile come la giustizia, in realtà vengono mostrati mentre lavorano in condizioni orribili per portare a casa una paga miserrima. Il risultato finale non è di certo una commedia, ma non ha nemmeno un tono così dark e triste come originariamente pensato.

Certo, volendo si potrebbe criticare una certa mancanza di originalità di una sceneggiatura che non solo rispetta tutti i canoni del genere (ma alla fine è un genere che ha contribuito a definire), ma che a ben guardare fa acqua da tutte le parti… In particolare sono gli antagonisti a risultare un po’ carenti e poco credibili. Davvero dei trafficanti di droga si possono permettere di attaccare ville con un elicottero alla luce del sole a Los Angeles? E perché torturare Riggs e Martaugh? Tutta quella parte sembra fatta solo per aumentare lo shock value del film… Ma la cosa che mi piace meno ad ogni visione è in realtà il combattimento finale tra Gibson e Busey, perché davvero trovo privo di senso che decine di poliziotti li lascino picchiarsi così quando la cosa più naturale del mondo sarebbe stata quella di arrestare il secondo e fine (tra l’altro l’arresto si conclude con la morte del sospetto, direi che l’operazione non è stata un grande successo!).

Ma… Sì, c’è un “ma”. C’è qualcosa di inspiegabile nel fascino di Lethal Weapon che sinceramente non so spiegare con argomenti diciamo oggettivi. Nonostante tutti i difetti a cui posso pensare, il film funziona alla grande, intrattiene benissimo e ti si stampa nella memoria, riesce a intrattenere in ugual misura con scene in famiglia, sparatorie, o dialoghi sempre ritmatissimi. “I’m too old for this shit“, “Sono troppo vecchio per queste stronzate“, è una frase epica. O Martaugh che chiede a Riggs se ha mai conosciuto qualcuno che poi non ha ucciso, e quello che gli risponde che ancora non ha ucciso lui!

Più in generale, la coppia Gibson – Glover è epica. E niente funzionerebbe così bene senza la direzione di Richard Donner, che secondo me è un regista che troppo spesso viene dimenticato ma che ha firmato film indimenticabili come The Omen (La profezia, 1976), The Goonies (1985), Scrooged (S.O.S. fantasmi, 1988), Ladyhawke (1985)… nessuno può arrivare ad avere un curriculum così per caso!

Comunque, per dire di che tempi stiamo parlando, l’anno successivo a Lethal Weapon uscì un altro buddy cop movie ambientato a Natale di cui avreste potuto sentir parlare, ma con Bruce Willis protagonista.. Alla produzione, guarda caso, c’era anche lì Joel Silver, che già aveva prodotto oltre a Lethal Weapon, pure Predator (nello stesso anno!), e 48 Hrs. (48 ore, 1982), cioè il primo buddy cop movie (anche se con predecessori importanti, anche senza tirar fuori un Akira Kurosawa del 1949)! Ciao! 

PS: se guardate bene nel film c’è pure il papà di Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers


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26 risposte a "Lethal Weapon: recensione del film"

    1. Film intoccabile! Sì, Shane Black è riuscito a mantenere lo spirito di ciò che aveva pensato, di sicuro più che nel secondo capitolo che invece fu cambiato radicalmente. Tra una settimana parlerò un po’ più approfonditamente del buon Black…

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  1. Grandissimo, e ottima idea celebrare la nascita di questo cult! Non è un film che guardo a ripetizione, ma quando capita lo rivedo sempre volentieri – e mi diverto ogni volta, cosa non scontata.
    Tra l’altro spulciando la filmografia di Richard Donner è straordinario quanto fosse eclettico e su quanti generi abbia spaziato con successo nel corso della sua vita; sono talenti speciali che poi fanno sentire la loro mancanza quando se ne vanno.

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    1. Grazie mille! Donner è secondo me ingiustamente sottovalutato, non sarà stato un auteur, ma ha saputo fare del gran cinema nella sua carriera e ha firmato film che se si facessero oggi grideremmo al miracolo… Di sicuro a me manca molto il buon Donner!

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    1. Io credo che nel campo sia riconosciuto, però si è un po’ devastato la carriera (e la vita) da solo. Ora sembra essere tornato, più o meno, ma sulla cresta dell’onda come in quegli anni lì penso sia impossibile! :–)

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