Lethal Weapon 2: recensione del film

Continuiamo a festeggiare su vengonofuoridallefottutepareti i trentacinque anni del primo Lethal Weapon parlando del secondo film della saga insieme a Nick di matavitatau

Shane Black non ha avuto una carriera lineare. Studiò teatro alla UCLA, fece un po’ di spettacoli di stand up comedy caratterizzati da un senso dell’umorismo nero, ma aspirava a diventare un attore. Qualcosa fece pure: è uno dei soldati trucidati dal Predator di John McTiernan del 1987, e ha un cameo inspiegabile in As Good As It Gets, Qualcosa è cambiato, 1997. Alla fine fece fortuna vendendo a prezzi sempre più alti sceneggiature come Lethal Weapon (Arma letale, 1987), The Last Boy Scout (L’ultimo boy scout, 1991), Last Action Hero (1993), e The Long Kiss Goodnight (Spy, 1996), intascando quattro milioni di dollari per quest’ultimo lavoro soltanto.

In pratica è a lui che dobbiamo molto del cinema d’azione hollywoodiano di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, oltre che a registi come John McTiernan e Richard Donner, produttori come Joe Silver, e attori come Bruce Willis e Mel Gibson. Da giovanissimo Shane Black stava coi cosiddetti Pad O’Guys, un gruppo di giovani cineasti e aspiranti tali da cui uscirono vari altri talenti (come Ed Solomon e David Silverman, per nominarne giusto due), ma il successo non fece del tutto bene a Black che si perse per vari anni tra droghe e alcool. 

Grazie a Joe Silver tornò a un progetto importante con Kiss Kiss Bang Bang nel 2003, dove utilizzò altri due che stavano avendo non pochi problemi personali e lavorativi come Robert Downey Jr. e Val Kilmer. E poi grazie al primo dei due ricominciò a lavorare più stabilmente prima ritoccando la sceneggiatura del primo Iron Man (2008) e dopo arrivando alla regia di film come Iron Man 3 (2013) e The Predator (2018). Pare che dal 2008 abbia pure messo finalmente una pietra tombale sui suoi problemi di alcolismo.

Tutto questo per dire che sembra che la prima sceneggiatura di Lethal Weapon 2 (Arma letale 2, 1989) sia uno di quegli oggetti mitici di Hollywood perché considerata strabiliante ma mai realizzata. La scrisse in sei mesi Shane Black (con l’amico Warren Murphy) durante uno dei vari periodi oscuri della sua vita e apparentemente era durissima, piena di scene di violenza estrema tra torture e omicidi, e terminava con la lenta e sofferta morte del protagonista. Richard Donner non volle portare sullo schermo una storia così, e i produttori furono d’accordo con lui, tanto che il credito di Black e Murphy è per la storia, ma la sceneggiatura del film è firmata da Jeffrey Boam. Del lavoro di Black lui dice che è rimasta solo la scena in cui Riggs demolisce una villa multimilionaria con un’auto, scena costata mezzo milione di dollari! 

E finalmente parliamo un po’ del film, che superò gli incassi del primo, sfiorando i 150 milioni di dollari soltanto negli Stati Uniti. Stavolta Riggs (Mel Gibson) e Martaugh (Danny Glover) sono alle prese con dei trafficanti di droga particolarmente temibili, e sono inaspettatamente aiutati da Leo Getz (Joe Pesci), un criminale nel programma protezione testimoni invischiato pure lui nella vicenda. 

Non entro nei dettagli della trama, limitandomi a dire che è intrisa di (giusto e condivisibile) astio verso il governo sudafricano di bianchi razzisti con la loro politica di apartheid e che è condita da tanta azione come nel primo film. Il senso dell’umorismo è forse un po’ più accentuato, invece (penso alla pubblicità di profilattici della figlia maggiore di Martaugh, Traci Wolfe). Sono tantissime le scene impresse nella memoria, come quella in cui Riggs si libera della camicia di forza slogandosi una spalla, la bomba nella tazza del cesso di Martaugh, e tutti i momenti con Joe Pesci (che meno male interpretò il suo personaggio diversamente da come inizialmente concepito: da effeminato come doveva purtroppo essere, fortunatamente ne è uscito un tizio dalla parlantina facile). 

Ho parlato di senso dell’umorismo, ma Lethal Weapon 2 rimane un film d’azione zeppo di omicidi e esplosioni: particolarmente d’impatto è la serie di attentati che fa fuori molti colleghi di Riggs e Martaugh, e due di essi sono interpretati dai mitici Jenette Goldstein e Dean Norris (non potevo fare a meno di menzionarli, mi scuserete). Gli antagonisti poi sono cattivi fino al midollo e hanno le facce poco rassicuranti di Joss Ackland, Derrick O’Connor e Mark Rolston (ho nominato la Vasquez, potevo non nominare il suo amichetto Drake di Aliens?). 

Insomma, vi ho già dato molti motivi per amare questo film, direi! Eppure, se devo essere onesto, non è il film che preferisco della saga perché ogni volta che lo riguardo (cosa successa già una decina di volte) la trama mi risulta forzatissima e le azioni degli antagonisti le trovo prive di senso: ho capito che esiste l’immunità diplomatica, ma ci saranno dei limiti, no? Qualcosa dovrà succedere se ti beccano a mettere bombe per la città, a sparare a chiunque capiti a tiro con tanto di testimoni, a commerciare enormi quantitativi di droga… insomma, non mi sembra credibile la cosa. E c’era bisogno di renderli anche responsabili della morte di Riggs avvenuta prima degli eventi del primo film? 

E poi per tutto il film nessuno può fare niente ai criminali sudafricani per la loro immunità diplomatica, giusto? Quindi come risolvono il caso Riggs e Martaugh? Ammazzandoli tutti, naturalmente! Questo non dovrebbe far sorgere un lieve problema diplomatico tra i governi sudafricano e statunitense? Per quanto orribile potesse essere il governo Afrikaner del tempo (e di sicuro lo era), non credo che il governo statunitense avrebbe permesso che dei suoi poliziotti ne sterminassero l’intera ambasciata! Certo, probabilmente non avrebbe nemmeno permesso che dei diplomatici di quel governo seminassero morte e distruzione in una delle loro città più importanti senza fare della seria pressione diplomatica…

Detto questo, se penso alla saga di Lethal Weapon moltissime delle scene che mi vengono in mente arrivano da questo film perché Gibson e Glover insieme hanno un’energia impressionante (e Joe Pesci fa benissimo quello che deve fare) e Donner alla regia confeziona ancora una volta un prodotto visivamente eccellente, coadiuvato alla fotografia da Stephen Goldblatt. Quindi che dire… è sicuramente un film da vedere, un tassello fondamentale nella saga di Lethal Weapon, ma sinceramente dato il tono così esageratamente oscuro e violento di molte scene non è quello che riguardo più volentieri. Di fatto, il tono cambia di molto a partire dal terzo film, molto più leggero e comico nonostante continui ad essere un action movie, ma ci arriveremo… ciao!

PS: la maggior parte delle notizie su Shane Black le ho prese da un articolo di Loren Kantor su medium.com, che ho condito con altre cose che sapevo su di lui ottenute qua e là. 



14 risposte a "Lethal Weapon 2: recensione del film"

  1. Altro classicone, e Patsy Kensit all’epoca era degna di nota: ricordo che con dei compagni di liceo convenimmo che la sua presenza era motivo più che bastante per vedere questo film 😀
    Ricordo anche con piacere uno degli scontri finali, con Riggs che deve affrontare un artista marziale: erano argomenti a cui ero molto sensibile.

    Piace a 1 persona

    1. Concordo con te e i tuoi amici da giovani su Patsy Kensit, davvero meraviglioso in questo film! Le arti marziali sono quasi sempre presenti nei Lethal Weapon, non mi stupisce che ti abbiano attirato! :–)

      "Mi piace"

  2. Già, purtroppo però non saranno film come “The Predator” ad aiutarlo a rimanerci (alla luce)… 😟
    Tornando al film di Donner, credo che il tono oscuro e violento (pur dopo aver “moderato” la crudele sceneggiatura originale di Black) fosse funzionale a una più convincente e mirata caratterizzazione dei cattivi: malvagi a tutto tondo, senza alibi o concessioni a ironie e macchiettismi vari (esclusivo appannaggio di Riggs, Murtaugh e Getz), come sarebbero dovuti apparire degli schifosi razzisti a maggior ragione in un anno fondamentale per la lotta all’apartheid quale fu il 1989. Azzardo una definizione: action movie che, pur negli ovvi limiti e nelle regole imposti dal genere di appartenenza, cerca di essere allo stesso tempo un film di denuncia (il che sarebbe coerente con la cupezza del tono adottato)… Comunque sia, un degno secondo capitolo, e ricordo ancora il pienone fatto in sala ai tempi 😉

    Piace a 1 persona

    1. Si, si, ma infatti è giusto caratterizzarli così odiosi quei cattivi lì, sono d’accordo! Si vede che era un tema che stava a cuore ai realizzatori del film. :–)

      Eh si, The Predator non un grande successo…

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...