Lethal Weapon 4: recensione del film

Continuiamo a festeggiare su vengonofuoridallefottutepareti i trentacinque anni di Lethal Weapon (Arma letale) insieme a Nick di matavitatau parlando del quarto ed ultimo film della saga (dopo aver parlato del primo, del secondo e del terzo nelle scorse settimane)!

Lethal Weapon 4 (Arma letale 4) è l’ultimo film della saga, e dopo la morte di Richard Donner avvenuta il 5 luglio del 2021, credo (e spero) che non ci saranno ulteriori avventure di Martaugh e Riggs, almeno con gli ottuagenari Gibson e Glover. Certo,  sarebbe divertente (NO) seguirli mentre si imbattono in un traffico di sonniferi all’ospizio e sventarlo facendo esplodere cateteri e flebo, ma secondo me facciamo meglio ad accontentarci dei film usciti tra il 1987 (il primo) e il 1998 (questo quarto, appunto). 

Con tutto il bene che possiamo volere ai Lethal Weapon, credo sia soltanto onesto dire che le sceneggiature non siano il loro punto forte. È divertente quindi scoprire che anche il quarto film sia caduto vittima della maledizione della sceneggiatura perfetta (dicono) ma bocciata, in quanto dai toni troppo oscuri e col protagonista che muore alla fine. Stavolta però questo gramo destino non è toccato ad un lavoro di Shane Black, ma di Jeffrey Boam. E dire che avrebbe dovuto saperlo che non avrebbe funzionato, fu proprio lui ad essere chiamato a riscrivere la sceneggiatura di Black per il secondo film

Ma insomma, parliamo di Lethal Weapon 4. In poche parole, stesse caratteristiche del terzo, ma molto più godevole grazie ad un’azione più interessante tra arti marziali e esplosioni e inseguimenti che dimostrano che non si badò a spese. 

Funzionano benissimo Martaugh e Riggs come sempre, ma i comprimari non hanno ruoli ben definiti e spesso sembrano fuori luogo. Particolarmente pessimo Chris Rock che dimostra qui di non essere un Eddie Murphy: entrambi venivano dalla stand up comedy, ma Murphy fece un debutto bomba con 48 Hrs. (48 ore, 1982), mentre qui Rock è sempre sopra le righe e va ancora peggio quando ripete routine di stand up che potevano far ridere a teatro ma che non c’incastrano niente col film. Anche Joe Pesci, con tutto il bene che gli voglio, ha poco da offrire col suo personaggio che se guardiamo bene aveva un senso di esistere soltanto nel secondo film. 

Gli antagonisti, invece, per una volta sono riuscitissimi. Negli anni Novanta il nemico degli Stati Uniti era la Cina (insieme al Giappone), non più la Russia (come cambiano i tempi), e quindi ecco tanti cinesi esperti di arti marziali (un anno prima di Matrix!) e pieni di armi da fuoco per intrattenere i nostri eroi! Impressionante Jet Li, al debutto holywoodiano, ogni mossa che fa è un’opera d’arte, tanto da far risultare poco credibile il farsi sconfiggere dai due vecchietti (si fa per dire) Martaugh e Riggs che si urlano da soli che non sono troppo vecchi per queste stronzate. 

La trama come sempre è una serie di coincidenze incredibili una dietro l’altra. Martaugh e Riggs sono a pesca? Proprio di lì passa un cargo cinese su cui proprio in quel momento stanno giustiziando qualcuno. Martaugh decide di salvare una famiglia di immigrati clandestini (!), cinque persone su quattrocento? È proprio la famiglia del falsario che sta bloccando il lavoro di Jet Li e soci. La cosa è così palese che ci sono almeno un paio di battute di Riggs che la sottolineano (“Good detective work!“, “Buon lavoro investigativo!“, detto dopo aver scoperto l’ennesimo indizio per puro caso facendo altro).

Fondamentalmente, qui si nota come tutti, da Donner a Gibson e Glover, ma anche Joe Pesci e Rene Russo, volessero semplicemente fare una rimpatriata e divertirsi facendo esplodere cose. Si respira un’aria scanzonata (anche se come sempre non mancano momenti forti tra immigrazione clandestina e morti ammazzati) sottolineata dal finale con le foto da album di famiglia accompagnate da Why Can’t We Be Friends!

E sinceramente va benissimo così: Chris Rock a parte, questo è il classico film che puoi riguardare come per ritrovare un vecchio gruppo di amici e dire le stesse strullate di sempre, così, a cuor leggero. Sì, tutti invecchiano, fanno figli (splendida la scena in cui Riggs si gode Lorna incinta che pesta i mafiosi cinesi), sono meno in forma di prima, ma non gli puoi non voler bene. Come rewatch value, penso che per molti questo quarto film possa essere in cima alla lista tra i quattro film della saga. Forse soprattutto grazie a Jet Li! Ciao! 


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15 risposte a "Lethal Weapon 4: recensione del film"

  1. All’epoca della sua uscita ero fomentatissimo per la presenza di Jet Li, miracolato da questo film: persino il Paese che più al mondo odia il cinema marziale, cioè l’Italia, è stata costretta a importare alcuni passati film dell’attore, che all’epoca di questo quarto “Arma letale” era pressoché inedito in italiano, quando invece in tutto il mondo era un divo da quasi vent’anni.
    All’epoca anch’io ho disprezzato il ruolo di Chris Rock, e ancora oggi lo reputo un geniale comico da palco ma un attore decisamente poco convincente, però vorrei spezzare una lancia per il suo ruolo qui. Fermo restando che Rock non è un attore, malgrado abbia fatto (male) diversi film, è comunque da notare come in “48 Ore” Murphy fosse co-protagonista di peso, sarebbe stato impossibile per lui limitarsi a snocciolare qualche battuta del suo repertorio, dovendo sostenere una parte importante per tutto il film. In “Arma letale 4” a Rock danno cinque minuti di ruolo inutile, senza alcuno spessore né importanza: anche se fosse stato un grande attore (e non lo è) sarebbe stato molto difficile affrontarlo bene. Decisamente più apprezzabile in altri film, come “Bad Company – Protocollo Praga” (2002) o “L’altra sporca ultima meta” (2005). Ancora devo vederlo nell’ultimo SAW…

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    1. Verissimo ciò che dici su Rock. Non solo poco tempo, ma probabilmente girò alcune scene basate su un copione e altre basate su altre versioni del copione col suo personaggio che era gay, non era gay, era in una relazione con la figlia di Martaugh, non lo era… Difficile lavorare così.

      Jet Li invece… Un mostro!!!

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  2. Un ottimo capitolo/rimpatriata finale dove, in mezzo a dell’ottima action e spacconate varie (e Jet Li spacca, in tutti i sensi), traspare una punta di semi-malinconico realismo dato proprio dall’invecchiare dei protagonisti che, del resto, sono giustamente i primi a farci sopra dell’ironia (vedi appunto Riggs e Murtaugh poco prima di scontrarsi con il cattivo) 😉
    Parentesi Chris Rock a parte sulla quale concordo con Lucio, io ho apprezzato anche la presenza del personaggio di Joe Pesci, qui finalmente accolto in quella famiglia “allargata” che abbiamo imparato a conoscere man mano nei tre precedenti capitoli: nel quadro generale dell’invecchiamento dei protagonisti, ha senso che l’enorme solitudine capace di segnare la vita di Leo Getz fin da bambino (vedi il ricordo d’infanzia, di certo non meno triste nel suo macchiettismo, confidato a Riggs davanti alla tomba della moglie) abbia avuto finalmente termine. Parlo di termine, sì, perché anch’io considero la saga ormai conclusa, dopo tutti questi anni (ad un ulteriore sequel avrebbero dovuto pensarci molto prima, semmai)…

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    1. Con tutti i suoi difetti derivati da una mancanza di una sceneggiatura chiara, è un film che si lascia vedere molto volentieri e con un senso di amicizia/famiglia molto forte che fa stare bene, nonostante le scene più dure che come sempre in questa saga non mancano! E alla fine vogliamo bene pure a Leo Getz, nonostante la sua inutilità… X–D

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