Trigger Warning: recensione del libro

Trigger Warning – Short Fictions and Disturbances è un libro scritto da Neil Gaiman pubblicato nel 2016. Per la precisione, è la sua terza raccolta di racconti brevi, dopo Fragile Things e Smoke and Mirrors. Come in questi ultimi, ogni racconto è accompagnato da una breve prefazione (o postfazione) che ne spiega la genesi, o che aggiunge un aneddoto legato alla sua creazione o ai temi che tratta. 

Adoro lo stile di Neil Gaiman e provo a leggere tutto ciò che scrive, cosa molto difficile perché definirlo prolifico non arriva minimamente a spiegare quanto sia produttivo quell’uomo. Però almeno posso dire di aver letto tutti i suoi romanzi, e anche tutti i suoi racconti brevi, che è già qualcosa! 

A me in generale piace molto il formato del racconto breve, e le raccolte secondo me hanno il pregio di offrire quasi sicuramente almeno qualcosa che possa piacere, se non altro per la legge dei grandi numeri. Tratttandosi di Gaiman, qui troverete sicuramente alcuni racconti che dimenticherete in fretta, ma per la maggior parte io c’ho trovato storie che mi terrò nella memoria per un po’, credo. Seguono pensieri sparsi su alcune di queste storie… 

The Thing about Cassandra è una storia interessante che tratta del potere della nostra immaginazione, un tema abbastanza tipico nei libri di Gaiman in cui spesso ci sono personaggi (magari giovanissimi) capaci di vedere cose precluse agli altri, o addirittura di crearle… 

Orange è un peculiare esperimento di una storia narrata esclusivamente attraverso le risposte ad una serie di domande fatte da un ufficiale di polizia, domande che non possiamo leggere ma che immaginiamo leggendo le risposte (così come immaginiamo la storia che narrano mano a mano che leggiamo). Geniale. 

The Case of Death and Honey è una storia apocrifa di Sherlock Holmes, ed è semplicemente affascinante. Che bello scoprire che anche uno dei tuoi autori preferiti (Gaiman) si è letto tutti i racconti di un altro dei tuoi autori preferiti (Doyle)! E poi è un caso da 300 pipe, di non facile soluzione!

A Calendar of Tales, dodici piccoli racconti (uno per ogni mese dell’anno) uniti dall’ispirazione arrivata da utenti di Twitter, mi ha colpito solo per October Tale, che ha la stessa trama di Three Thoudand Years of Longing (Tremila anni di attesa, 2022)! Mi è sembrato una mezza occasione sprecata, però, perché mi sarei aspettato un collegamento tra le dodici storie che in realtà non c’è, quindi rimangono un gioco creativo che secondo me non sfrutta tutto il talento del creatore. 

Click-Clack the Rattlebag è un racconto del terrore, e Neil Gaiman scrive divinamente i racconti del terrore… A Lunar Labyrinth e The Truth is a Cave in the Black Mountains sono altri ottimi esempi (anche se sono più d’atmosfera e di tensione che del terrore), così come Feminine Endings, anche se apparentemente quest’ultimo è quanto di più vicino ad una lettera d’amore Neil Gaiman sia capace di scrivere (e ha funzionato con sua moglie Amanda!).

An Invocation of Incuriosity è una splendida storia che apre una finestra sul Dying World di Jack Vance, così interessante che mi son comprato la trilogia di Vance e non vedo l’ora di leggermela… Lo stesso vale per The Man Who Forgot Ray Bradbury, che riesce a citare tanti scritti di questo autore così tanto amato da Gaiman (lessi Something Wicked This Way Come imbeccato da un’intervista di Gaiman…). E The Return of the Thin White Duke ci fa immaginare David Bowie in una storia che spiazza come può spiazzare tentare di capire l’evoluzione artistica del Duca Bianco

Divertente Weep, Like Alexander, con un titolo altisonante ma solamente formato da poche pagine per sorridere un po’ con le storie assurde di Obediah Polkinghorn, uninventor (disinventore).

Nothing O’Clock è probabilmente considerabile come il piatto forte della raccolta, dato l’amore inglese per Doctor Who. Io non lo conosco, ma Gaiman ha fatto un ottimo lavoro per scriverne una storia godibile anche per chi non conosca affatto la serie televisiva più lunga della storia.

Diamonds and Pearls: A Fairy Tale è la dimostrazione che Gaiman, come il suo amico Terry Pratchett, sappia che le fiabe cosiddette per bambini non sono affatto per bambini. Lo stesso di può dire di The Sleeper and the Spindle, una storia in cui Gaiman ha immaginato di unire quelle di Biancaneve e della Bella Addormentata.

Chiude il libro Black Dog, il secondo racconto legato ad American Gods, forse il libro più importante scritto da Gaiman fino ad ora (il primo racconto spin-off si intitola The Monarch of the Glen, e si trova in Fragile Things). Shadow Moon, protagonista di American Gods, qui si trova in Inghilterra e si imbatte in una brutta storia che lo porta a scoprire un omicidio accaduto qualche anno prima… C’è del soprannaturale, naturalmente, ed è evidente come Gaiman sia rimasto colpito dallo scoprire che nel Medio Evo venissero murate persone vive (e altre creature varie) negli edifici in costruzione per assicurarne la stabilità (anche il brevissimo racconto In Relig Odhráin tratta di ciò). La storia in sé è affascinante e scritta benissimo, e ritrovare Shadow è un po’ come ritrovare un vecchio amico, quindi credo che Trigger Warning non potrebbe avere chiusura più degna.

Concludo dicendo che se vi piace la speculative fiction, Neil Gaiman è uno degli autori viventi che non dovete farvi scappare. E se volete immergervi un po’ nel suo mondo, questa collezione di racconti brevi può essere un buon modo per decidere se vorrete fermarvi lì o continuare ad esplorarlo. Nell’ultimo caso, avete solo l’imbarazzo della scelta tra The Sandman, American Gods, Neverwhere, Good Omens (Buona apocalissse a tutti, scritto con Terry Pratchett)… Ciao! 

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10 risposte a "Trigger Warning: recensione del libro"

  1. L’ho trovato per caso in biblioteca qualche settimana fa, conto di prenderlo appena finisco l’ultimo mattonazzo di Stephen King e leggerlo, finalmente!
    Però ho già letto Nothing o’ Clock, diversi anni fa, quando ho recuperato tutto Doctor Who (la serie nuova, quella classica è veramente troppo lunga). Secondo me è un universo che si sposa perfettamente con l’immaginario di Neil Gaiman, soprattutto durante la gestione di Steven Moffat, che l’ha reso un po’ più dark e un po’ più sinistro, e questo racconto incapsula perfettamente quelle che sono state le avventure dell’Undicesimo Dottore e di Amy (quanto mi manca Amy, quando ha lasciato la serie è stata una ferita mai del tutto rimarginata).
    Mi piace moltissimo che continui a usare il personaggio di Shadow per ampliare l’universo di American Gods; The Monarch of the Glen mi era piaciuto molto, sono sicuro che mi innamorerò anche di Black Dog.
    Prima di iniziare Stephen King ho finito la rilettura di Nessundove, che non ricordavo quasi per niente se non per le grandi linee della trama; mi ha fatto sentire la mancanza di un nuovo romanzo di Neil Gaiman!
    Hai visto che hanno rinnovato Sandman per la seconda stagione? A me la prima aveva lasciato molto tiepido, ma ammetto di essere curioso di vedere come tratteranno Stagione delle Nebbie e Il Gioco della Vita – e chi sceglieranno per completare il cast degli Eterni!

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    1. Moffatt! Quello di Sherlock!

      Bellissimo Neverwhere, ogni volta che torno a Londra mi perdo a fantasticare sulle stazioni della Tube, ed evito sempre Blackfriars, naturalmente! X–D

      Non ho visto la serie di Sandman, però. Non so cosa potrebbe darmi più del fumetto, che sto rileggendo proprio per goderne a pieno, tentando di ragionarci su e di capire perché sia il fumetto che più mi ha dato (insieme ad altri, principalmente di Alan Moore). Tra l’altro in giro ho visto giudizi tiepidi, come mi confermi, quindi per adesso credo che resterò a distanza…

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      1. No, più del fumetto non dà niente, anzi: ci sono alcuni momenti molto ben fatti, soprattutto quando riprende pari pari le scene del fumetto (il momento all’inferno in cui Sogno rivede Nada mi ha messo i brividi, e ho adorato l’episodio diviso tra Morte e Hob Gadling), ma in generale mi unisco ai giudizi tiepidi. L’adattamento di Casa di Bambola, soprattutto, l’ho trovato fiacco da morire. Continuerò a seguirlo perché sono curioso, ma il fumetto rimane infinitamente superiore.

        Evitare Blackfriars è molto saggio, così come tenersi alla larga da Shepherd’s Bush: probabilmente è stata la mia location preferita, quando ho capito cosa stesse succedendo sono impazzito!

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