Star Trek: Enterprise – S02E01, Onda d’urto (seconda parte)

Shockwave Part II (Onda d’urto (seconda parte)) fa almeno tre cose benissimo: ha un finale molto bello, con un altro, ennesimo momento topico per T’Pol; mi ha lasciato a bocca aperta per la scelta di non cancellare gli eventi catastrofici che aprivano Shockwave Part I; e ha delle ottime scene d’azione che vedono protagonisti Reed, Hoshi, Trip e la stessa T’Pol

Allo stesso tempo, ha delle trovate di trama che ho trovato davvero poco riuscite usate per risolvere l’impossibile cliffhanger che aveva chiuso la prima parte (e la prima stagione tutta). Normalmente non mi lamento troppo delle tecnobaggianate, le prendo per quelle che sono, espedienti di trama che danno un tocco di pseudo fantascienza alla serie. Stavolta però le ho trovate davvero tirate per i capelli, l’equivalente di McGyver che grazie ad un ago, una ciocca di capelli e la gravità lunare riusciva a recuperare il relitto del Titanic dal fondo dell’oceano!

Che succede, in due parole? L’Enterprise è alla mercé dei Suliban, e Archer è perso nel futuro devastato. Il secondo riesce a tornare nel suo tempo, e salva pure la sua nave il cui equipaggio aveva fatto molto per recuperare la libertà ma stava venendo sopraffatto dalle navi Suliban.

E come fa? Daniels (Matt Winston), dopo aver distrutto la linea temporale con il suo provvido salvataggio di Archer, usa il comunicatore e lo scanner di quest’ultimo insieme ad altre cianfrusaglie trovate nella Terra distrutta 600 anni nel futuro per comunicare con T’Pol direttamente nel suo alloggio il giorno della sua sparizione (come se io usassi un aratro medievale, dell’inchiostro e una piuma d’oca per fare una videochiamata con qualcuno di cui non ho nemmeno il contatto). Che precisione! E, colmo dei colmi, come prima cosa le chiede dove sta! Ma come ha fatto a localizzarla con tale precisione, se nemmeno lui sa dove si trovi l’Enterprise (che in effetti è stata portata alla Helix dei Suliban vista in Prima missione)? Mistero.

E poi tutto serve a far recuperare a Reed uno strano marchingegno nella stanza di Daniels che poi, azionato in maniera casuale da Silik (John Fleck), magicamente trasporta Archer nel suo tempo! Mah…

Sorvolando su questi mcguffin davvero goffi, la storia continua a portare avanti il concetto della Guerra fredda temporale e continua anche a mantenere il mistero su chi sia il losco personaggio che dà ordini a Silik (dopo questo ulteriore fallimento come lo punirà?).

E soprattutto è la scusa per un ennesimo confronto tra terrestri e vulcaniani. I primi presentano le prove che il massacro della colonia di Paragaan II è stato causato dai Suliban, non dalla loro negligenza. I secondi però vogliono la testa di Archer, accusato di generare disastri su disastri, tra conflitti armati con civiltà aliene e interventi in conflitti esistenti come quello tra Andorian e vulcaniani.

Archer si difende con una metafora, quella di un cucciolo di gazzella che poche ore dopo essere nato già è in grado di correre insieme al branco. Gli umani non sono così, hanno bisogno di più tempo e di imparare dai propri errori. E lì T’Pol interviene in pieno disaccordo con l’ambasciatore Soval (Gary Graham) dicendo che pure i vulcaniani fanno errori, e che nascondere un punto di osservazione militare sotto il sacro monastero di P’Jem non era stata di certo una scelta saggia. Soval comunque la prende bene: esce dalla stanza a passo svelto senza dire una parola. Come era quella cosa dei vulcaniani che controllavano le emozioni?

A chiudere la puntata, una visita notturna di Archer a T’Pol per ringraziarla. E quando lei gli dice che comunque non crede ancora ai viaggi nel tempo (“I still don’t believe in time travel“), lui le risponde con un sardonico “The hell you don’t” (“Sì, come no“)! Fantastico, e fantastici i cambiamenti in T’Pol durante questi mesi passati a bordo dell’Enterprise NX-01. Ciao!

PS: continuano a fallire miseramente i momenti erotici infilati a caso negli episodi. Hoshi rimane senza maglietta dopo aver sudato negli stretti cunicoli della nave per un’azione di guerriglia, e T’Pol viene torturata in cannottiera dai Suliban. Nonostante sia la Park che la Blalock siano a dir poco delle ragazze affascinanti, Star Trek secondo me mal si presta a questi tentativi di rendere tutto più piccante. 


Episodio precedente: Onda d’urto (prima parte)

Episodio successivo: Carbon Creek

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8 risposte a "Star Trek: Enterprise – S02E01, Onda d’urto (seconda parte)"

  1. Temo che a parte la forma dei seni di TPol, in costante mutazione (sarà mica una muta-forma che si finge vulcaniana?) non hanno mai prestato molta attenzione ad altre dinamiche 😀
    Scherzi a parte, io ricordo solo una costante caduta di interesse e regolare scomparsa di sceneggiature anche solo interessanti (a parte felici eccezioni), quindi aspetto te per sapere se invece trovi un guizzo che secondo te faccia risollevare la serie ^_^

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    1. Io i seni di T’Pol li vedo sempre molto in evidenza, magari mi sbaglio! Anche le vulcaniane usano i push up? :–D

      A me continua a piacere questa Enterprise… non so se è l’effetto “è l’ultima serie dello Star Trek pre-JJ che mi rimane”, però!

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      1. In parte potrebbe esserlo, sì, ma comunque troverai certo molti altri episodi che ti piaceranno (come già dissi, è dalla seconda stagione che si cominciano ad avere idee un po’ più chiare sul da farsi) 😉
        Quanto alla Guerra Fredda Temporale, quest’episodio è emblematico di quello che continuerà ad essere da qui in poi, e cioè una buona idea di fondo (anche migliore di quanto la prematura conclusione della serie possa averla fatta apparire) non sempre però pienamente sorretta da trovate all’altezza…

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        1. L’impressione (magari errata) è che non avessero ben chiaro cosa fare con questa guerra temporale, anche perché i viaggi nel tempo si prestano a storie bellissime ma è anche facile andare fuori dai binari e fare disastri pazzeschi…

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          1. Tanto per sottolineare l’importanza che i viaggi nel tempo avrebbero potuto davvero raggiungere all’interno della serie, se solo quest’ultima non fosse stata cancellata prematuramente, nel 2005 si era pensato di organizzare nientemeno che un cross-over con il Doctor Who di allora (Christopher Eccleston, il primo Dottore delle nuove stagioni della storica serie)… Purtroppo “Enterprise” chiuse proprio in quell’anno, e ovviamente non se ne fece più nulla.

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