Sleepers: recensione del film

Sleepers è un film del 1996 scritto e diretto da Barry Levinson e basato su un libro autobiografico di Lorenzo Carcaterra. Tra cast stellare (ci sono, tra gli altri, Robert De Niro, Dustin Hoffman, Kevin Bacon e Brad Pitt), colonna sonora di John Williams, fotografía di Michael Ballhaus e, in generale, una produzione da grandi occasioni, è senza dubbio un grande classico degli anni Novanta.

La trama, apparentemente una storia vera anche se c’è stato del dibattito in merito, è la seguente. Quattro grandi amici appena adolescenti (Joe Perrino, Brad Renfro che poi è morto male a soli 25 anni, Geoffrey Wigdor e Jonathan Tucker) vivono a Hell’s Kitchen, New York. Un giorno combinano un guaio più grosso del solito e finiscono in riformatorio, dove subiranno degli abusi che cambieranno le loro vite per sempre per mano di alcune guardie capitanate da Kevin Bacon.

Il film tratta di un tema molto pesante, e Levinson non esagera con la violenza gratuita, che comunque la cosa fa impressione anche senza dover mostrare niente in maniera esplicita. Anzi, la macchina da presa letteralmente scappa via dal luogo del misfatto correndo lungo un corridoio angusto e tetro. La prima parte del film, quindi, narra questi terribili fatti, mentre la seconda, ambientata qualche anno più tardi, ci racconta l’improbabile vendetta dei quattro amici a cui il destino inaspettatamente dà una chance di rifarsi contro i loro aguzzini.

Sleepers ha tutte le carte in regola per potermi piacere assai, eppure ammetto che non mi abbia convinto a pieno.

La prima parte, quella con i protagonisti giovanissimi, è secondo me la più riuscita, mentre la seconda l’ho trovata confusionaria e mal sviluppata, con molte cose chiuse in maniera affrettata e non soddisfacente. Ma un problema che mi ha afflitto per tutto il tempo è la noiosissima voce narrante che mi ha dato l’impressione di non star mai zitta. Chiaramente non è così, però innumerevoli volte mi sono trovato a pensare che quello che mi stava dicendo la voce narrante già lo stavo vedendo sullo schermo, oppure sarebbe stato sufficiente un piccolo sforzo in piu a livello di regia per mostrarmelo.

Mal sopporto i narratori, e quello di Sleepers mi ha realmente sfiancato. Capisco la voglia di riportare quanto più possibile del libro sullo schermo, ma a volte sarebbe meglio tagliare per favorire il mezzo cinematografico invece di appesantirlo con espedienti che mal si sposano con esso. Show, don’t tell (mostrare, non raccontare), questa è la mia massima di riferimento nel cinema, e qui Levinson l’ha ignorata del tutto, purtroppo per me (ma lui la usa tanto anche in un suo film che adoro, Young Sherlock Holmes, Piramide di paura, 1985).

E a proposito di pesantezza, il film dura due ore e mezzo. Eccessive, di sicuro, ed inoltre paradossali visto che molti fili di trama si chiudono male o semplicemente non si chiudono affatto. Questo non ha scusanti, secondo me, perché con quel minutaggio si sarebbe potuto fare molto meglio, incluso con una mezz’ora in meno.

Che bisogno c’era di mostrare quattro aguzzini se poi la vendetta contro tre di essi avviene in tre scene da un minuto l’una con elementi tirati fuori dal nulla? Non sarebbe stato meglio concentrarsi sul personaggio di Bacon, arrivare a far luce sugli abusi, e poi lasciare la persecuzione del resto dei criminali come una risoluzione del finale del film?

Le storie di tre di questi quattro criminali vengono chiuse con rapide scene poco credibili in cui il personaggio di Brad Pitt ha prove schiaccianti della corruzione di uno di loro, un altro viene lasciato alla vendetta del fratello di un altro ragazzino abusato nel riformatorio (basandosi sulle parole di uno sconosciuto), e il terzo si rovina da solo arrivando a confessare in tribunale durante un processo che era su tutt’altro argomento.

Senza considerare il fatto che il finale ci viene raccontato dal narratore nei primi cinque minuti di film, quando dice che due dei suoi grandi amici diventarono degli assassini che morirono prima di compiere trenta anni, e che uno era un brillante avvocato ma che da anni e anni non esercitava più. Questo toglie moltissimo al film, secondo me, perché per due ore e trenta si sa più o meno dove si andrà a parare, e la cosa diventa lampante specialmente durante il processo, che semza incertezze perde molta della sua potenziale forza. 

Poi ci sono tanti altri aspetti zoppicanti, come per esempio il personaggio di Carol (Minnie Driver) che non si capisce come mai stia insieme ad uno dei quattro diventato un poco di buono mentre lei è di tutt’altra pasta, ma sono dettagli. Diciamo che è solo uno di tanti elementi di trama poco sviluppati e di cui magari si sarebbe potuto fare a meno per snellire un film non particolarmente agile. È forse il segnale di un tentativo di creare un film epico quando invece il materiale di partenza era quello giusto per un “semplice” thriller processuale? Non so quali fossero le intenzioni degli autori, ma a giudicare dalla produzione messa in campo sembra un’ipotesi credibile. Il film incassò quattro volte il suo budget, quindi alla fine i produttori vinsero la loro scommessa, ma secondo me siamo lontani da film epici in stile The Godfather (Il padrino, 1972) o Once Upon a Time in America (C’era una volta in America, 1984). Ciao! 

PS: Vittorio Gassman è inarrivabile!



12 risposte a "Sleepers: recensione del film"

  1. Condivido in pieno. Del film ne ho sentito parlare tantissimo ma l’ho visto solo in tempi recenti su IRIS, provando le stesse cose: dopo una lunga e durissima prima parte era plausibile aspettarsi una seconda parte con lo stesso equilibrio, invece abbiamo solo una roba sbrigativa buttata là, dove tutto è assolutamente implausibile.
    Perché soltanto dopo dieci anni o più (non ricordo) i nostri decidono di fare qualcosa? E perché decidono di farla così male e in modo sbrigativo? Bacon è stato un personaggio totalmente sprecato, per non parlare del tanto lodato Brad Pitt che invece è un ruolo totalmente inutile e superficiale.
    La seconda parte rovina completamente la storia, scritta malissimo, e se non fosse per la scabrosità del tema trattato mi sa che all’epoca non avrebbe avuto tutto il successo (immotivato) che ha avuto, almeno in quella metà dei Novanta.
    P.S.
    Ti ringrazio per il link: giuro, non ricordavo minimamente di aver scritto quel post 😀

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    1. L’avevi rimosso, tanto avevi apprezzato il film! X–D

      Secondo me ha proprio un problema grosso di sceneggiatura, le due metà del film non sono affatto equilibrate, la trama è faticosa da seguire e quando la si capisce non sembra avere molto senso… peccato! Levinson comunque ne ha fatti parecchi di film in questa maniera, cioè potenzialmente epici – fatti per gli Oscar – ma che hanno limiti abbastanza evidenti.

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  2. Lo vidi al cinema con mio padre, lui lo apprezzò molto, io ero ancora troppo ragazzo per capirlo appieno. Negli anni l’ho rivisto perché questi “drammoni” corali esercitano su di me un certo fascino, ma sostanzialmente concordo con te, troppo prolisso e senza validi motivi. “Sleepers” ha il potenziale per diventare un classico, ma alla fine si accontenta di essere un buon film, niente di più, niente di meno.

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  3. Grazie per il link al mio post. Concordo sull’eccessiva lunghezza e su una seconda parte mal assemblata e poco scorrevole. Ma nel complesso resta un film che ogni tanto mi piace rivedere, soprattutto per gli attori.

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