The X-Files – S05E10, Chinga

Se dico Maine, che scrittore vi viene in mente? Avete indovinato! Stephen King! E un episodio che comincia con una bella inquadratura di una targa del Maine e in cui Scully indossa tutto il tempo una t-shirt turistica di quello stato non poteva che averlo scritto proprio lui, Stephen King (insieme a Chris Carter)!

Questo è un altro di quegli episodi in cui uno dei due protagonisti è in vacanza, in questo caso Duchovny, quindi ci pensa la Anderson a tirare avanti la baracca. Mentre Scully è in vacanza in Maine, si imbatte in un caso apparentemente inspiegabile: una bambina (Jenny-Lynn Hutcheson, già apparsa in Cuori di stoffa della stagione precedente), insieme alla sua orrida bambola, può far accadere cose terribili a chi le sta intorno, tanto che pure la madre (Susannah Hoffmann) ha paura di lei.

Onestamente non sono un esperto di King: ho letto solo Misery, che ho trovato splendido, e The Eyes of the Dragon (Gli occhi del drago), che essendo fantasy imnagino sia diverso dal resto dei suoi romanzi. Ho visto molti adattamenti cinematografici delle sue opere (come Christine, 1983, o The Shining, 1980, o Carrie, 1976), e adoro la sua collaborazione con Romero intitolata Creepshow (1982), ma nulla di più. Quindi in tutta onestà non so dirvi se questa storia di una bambola assassina sia una tipica storia kinghiana o meno.

Quello che posso dirvi è che se non avessi letto il nome dello scrittore di Portland (Maine) nei titoli iniziali, avrei pensato di trovarmi di fronte ad un tipico episodio di The X-Files nella (buona) media di questa quinta stagione. C’è un mistero che rimane praticamente irrisolto e il finale ci fa capire che l’orrore a cui abbiamo assistito si ripeterà molto presto. Tutto nella norma.

Ma forse proprio perché questa non eccezionalità dell’episodio era stata percepita, ecco che Carter (suppongo io) punta sull’umorismo della relazione Mulder – Scully e sull’assurdità di Scully che per una volta si trova invischiata in un caso paranormale ed è costretta a tirar fuori ipotesi che normalmente considererebbe strampalate.

I dialoghi tra Mulder e Scully sono a dir poco meravigliosi, specialmente quello iniziale in cui dopo che Scully dimostra un’approfondita conoscenza di casi di malocchio e possessione, Mulder le chiede, ironicamente, di sposarlo! Anche il finale in cui si dimostra come lei non possa staccare dal lavoro e di trovi invischiata sempre in X-Files vari, e lui sia perso senza di lei, è impagabile. Certo, nel copione di King lui volava da lei e i due avevano un dialogo abbastanza ammiccante, ma evidentemente Carter ha posto dei limiti…

Concludo qui, ribadendo come Chinga sia una storia onesta condita da ottime interazioni tra Mulder e Scully che gli danno una marcia in più. Ciao! 


Episodio precedente: Schizofrenia

Episodio successivo: Intelligenza artificiale

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10 risposte a "The X-Files – S05E10, Chinga"

  1. Nel 1993 avevo 19 anni e avevo letto quasi tutti i libri di King esistenti in lingua italiana, me ne mancavano forse quattro o cinque (tipo appunto la saga fantasy della Torre Nera, che citi, e qualche collaborazione). Poi ho smesso, ma dieci anni dopo ho scoperto che King aveva scritto due episodi di “X-Files” e sono stato vinto dalla curiosità: all’epoca onestamente non ci ho trovato proprio niente di kinghiano, e quando poi in tempi recenti ho rivisto l’intera serie mi sono pure scordato di questa collaborazione 😛
    Non leggo King da trent’anni quindi non faccio testo, ma tutti i suoi classici li ho amati profondamente: non ci ho visto niente in questo episodio.

    L’unica curiosità che all’epoca ho rilevato è che Scully ha un curioso libro sul comodino… un libro che non esiste! “Affirmation for Women Who Do Too Much” di Adrianna Carrillo, che sembra proprio un titolo cucito addosso a Scully.
    Non stupisce che l’episodio vanti lo stesso oggettista di scena che in precedenti puntate ha creato ricche biblioteche casalinghe, non ultima la scrivania di Mulder. Che però curiosamente ha libri normalissimi, con niente sugli alieni!

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  2. Non è una tipica storia kinghiana, è quello che King crede che funzioni su schermo, che invece purtroppo toppa tutte le volte. Mette più inquietudine la bambola del primo episodio di “Venerdi 13” https://ilzinefilo.wordpress.com/2022/11/06/venerdi-13-la-serie-1987-1/
    che quella di questo episodio.
    Lo salvo solo per i duetti tra i due, davvero irresistibili, per il resto è una puntata che ho detestato fin dalla visione.

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  3. E sicuramente “Chinga” è stata un’altra occasione per NON distinguersi in tal senso. Quanto però del risultato complessivo sia dipeso da lui in questo caso è difficile a dirsi, considerando le parecchie modifiche apportate da Carter: in pratica, alla fine King è ridotto ad essere uno specchietto per le allodole e davvero, se non fosse per i duetti fra Mulder e Scully, quest’episodio cadrebbe nell’oblio (bambola compresa, certo meno convincente della “collega” del pilot di “Venerdi 13”citata da Vasquez)…

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