Scott Pilgrim vs. the World: recensione del film

Scott Pilgrim vs. the World (letteralmente, Scott Pilgrim contro il mondo) è un film del 2010 diretto (e scritto, insieme a Michael Bacall) da Edgar Wright, un regista sempre apprezzato tra queste fottute pareti. Il film si basa su una serie di fumetti uscita tra il 2004 e il 2010 del canadese Bryan Lee O’Malley e il protagonista è Scott Pilgrim, un ventenne musicista a tempo perso che si innamora di una ragazza, ma per averla deve sconfiggere i suoi sette ex-fidanzati cattivissimi.

Se questa trama vi suona strana, è perché lo è. Il film (e il fumetto, ma qui si parla del film) è un omaggio alla cultura 8 bit (sin dal logo e tema musicale della Universal!), un viaggio nell’adolescenza e nella post-adolescenza, e Wright c’ha infilato anche un sacco della sua cultura musicale in maniera molto naturale, vista la sua abilità nel fare film che a tratti sembrano musical o videoclip.

Per intenderci sin da subito, secondo me qui stiamo parlando di uno dei migliori cinefumetti della storia del cinema, nel senso che la trasposizione ad un altro media non ha snaturato la fonte originale. Il film trasmette un’energia incredibile, è cinetico al punto giusto nella regia e nel montaggio, ha delle scene d’azione volutamente esageratissime, e ha un casting a dir poco perfetto.

Scott Pilgrim è interpretato da Michael Cera, la sua bella Ramona è Mary Elizabeth Winstead coi capelli colorati nei modi più assurdi, e tutti i comprimari sono eccellenti nel mettere in scena uno habitat basato sulla musica indie rock dei primi Duemila in una Toronto presa in giro non poco per la sua mancanza di vitalità.

Il film mescola cultura pop proveniente da mille fonti differenti tra videogame (da Legend of Zelda a Final Fantasy), cartoni animati, musica, cinema, sit-com e fumetti, e lo fa adottando un linguaggio cinematografico perfetto e arricchito da elementi presi da tutti gli altri media citati. Il rischio è che ne venisse fuori un caos totale, e invece Wright ha saputo confezionare un prodotto incredibilmente ben strutturato e coerente con sé stesso e coi messaggi che vuole veicolare.

E fondamentalmente la storia di Scott Pilgrim è una storia d’amore, non adolescenziale ma quasi, dove ci sono vari villain da sconfiggere per arrivare al finale, sia musicalmente che romanticamente. I seven evil exes (sette malvagi ex) fanno tutti ridere tantissimo in un costante uscire dagli schemi divertentissimo se lo spettatore è disposto a seguire le avventure del protagonista come in un videogioco a livelli di difficolta crescenti.

A me sembra particolarmente riuscito il personaggio di Todd Ingram (Brandon Routh), vegano potentissimo ma sconfitto dalla Vegan Police, così come Chris Evans che si presta in una specie di cameo a fare una star del cinema arrogantissima. Il combattimento con il supercattivo Gideon (Jason Schwartzman) dura un po’ troppo per i miei gusti, ma devo ammettere come sia in linea con lo spirito del film e di tutti i suoi riferimenti.

Scott Pilgrim vs. the World è un film pienissimo di cose, tanto che per cogliere tutti i riferimenti va visto reiterate volte. Questo però non significa che non si possa godere anche con una sola visione, semplicemente è cinema di qualità e richiede una visione a cervello acceso, che se lo chiedete a me è una caratteristica positiva, non negativa. È la definizione di intrattenimento intelligente (tratta in maniera ironica del peso delle relazioni passate e di come abbiano un peso i nostri ex e come ci relazionavamo a loro) e dimostra una volta di più come Edgar Wright sia uno coi riferimenti giusti, o almeno simili a quelli di noi nerd di quando essere nerd non era cool!

Se non avete visto questo film, cercatelo e godetevelo. La cosa incredibile è che sia un progetto che Wright ha portato a termine così, tra un film della trilogia del Cornetto ed un altro, come se fosse una roba da nulla (precisamente tra Hot Fuzz, 2007, e The World’s End, La fine del mondo, 2013). Ciao! 


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16 risposte a "Scott Pilgrim vs. the World: recensione del film"

  1. Un giorno di deciderò a scriverne, perché è un film che adoro e che non credo abbia ancora raccolto abbastanza meriti, perché ne ha davvero tanti. In ogni caso mi sono goduto il tuo gustoso post di oggi 😉 Cheers

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  2. Non sono mai riuscito a vederlo, e il mio problema è che pur essendo cresciuto fra gli 8-bit non è comunque quella la mia generazione, per cui sono tutti ricordi di anglofoni che mi interessano fino a un certo punto.
    Vedremo se un giorno riuscirò a recuperare 😉

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    1. Non so se ti conquisterà, ma per me rimane un gioiellino sottovalutato, tra l’altro ingiustamente, in un’epoca in cui i film fumettosi o videogiocosi hanno raggiunto dei livelli qualitativi bassissimi, secondo me…

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  3. Un film che adoro, e che riguardo sempre ogni volta che passa per televisione! Edgar Wright è sempre una garanzia, e il suo stile ipercinetico si presta benissimo a questa storia così pop e surreale; per un po’ ho anche avuto una piccola crush per Mary Elizabeth Winstead!
    Capisco però chi dice di non amarlo, credo sia uno di quei film polarizzanti che o si ama o si odia: o ti esalta o ti fa schifo, insomma, non ti lascia indifferente. A me l’energia dei film di Wright diverte sempre moltissimo, e mi fa piacere che nel tempo anche questo sia diventato un cult nonostante l’esordio non proprio entusiasmante.

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    1. Anche per me Wright è una garanzia, ancora non ha fatto un film che possa definire brutto, e ho praticamente sempre voglia di riguardare qualcosa di suo! La cotta per la Winstead mi sa che ce l’abbiamo avuta in parecchi… X–D

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