Argentina 1985: recensione del film

Argentina 1985 è un film prodotto, scritto e diretto da Santiago Mitre (alla sceneggiatura anche Mariano Linás). È un film storico sul processo ai generali dell’esercito a capo della dittatura argentina che fu al potere tra il 1976 e il 1983, tra cui spiccava Jorge Rafael Videla. Il processo fu civile, dopo il fallimento del procedimento militare a carico degli ex-dittatori, e l’oneroso compito di sostenere l’accusa toccò al procuratore Julio César Strassera, qui interpretato da Ricardo Darín.

In due parole, per chi non conoscesse la storia recente argentina e dell’America Latina in generale, la dittatura del tempo si macchiò di indelebili crimini contro l’umanità adottando in maniera sistematica metodi come rapimenti, torture e uccisioni totalmente al di fuori della legalità. Addirittura vari governi del continente si coordinarono (nel cosiddetto Plan Cóndor) per reprimere le rispettive opposizioni politiche anche al di fuori dei propri confini nazionali, con la benedizione e l’aiuto degli Stati Uniti (sia con governi democratici che repubblicani). Stiamo parlando di centinaia di migliaia di vittime, persone scomparse senza lasciare traccia (desaparecidos), neonati strappati alle madri per essere affidati a famiglie amiche del regime, gente imprigionata e torturata senza processo, e spesso uccisa sommariamente, fucilata o gettata nel Pacifico da aerei militari…

Tra i vari film che trattano di tutto questo mi sento di segnalare Garage Olimpo del 1999 e Death and the Maiden (La morte e la fanciulla, 1994), ma non sono i soli, naturalmente. Argentina 1985 si aggiunge alla lista e lo fa più che dignitosamente, focalizzandosi sul processo ai dittatori destituiti in cui l’accusa presentò prove e testimonianze su centinaia di crimini perpetrati dal regime. Non erano che una minima parte, però, date le tempistiche strettissime in cui fu costretta a lavorare, e visto che molte persone non se la sentirono di collaborare esponendosi a possibili ritorsioni violente. Infatti, le persone che avevano rapito, torturato ed ucciso impunemente, per lo più ricoprivano ancora incarichi ufficiali, e la neonata democrazia guidata dal presidente Alfonsín era sotto minaccia costante di un altro golpe militare.

Mitre decide di raccontare la storia meticolosamente e aggiungendo un po’ di umorismo ed ironia per alleggerirla un po’, riuscendo a dare un ottimo ritmo al film. Fa anche la scelta di presentare il protagonista, Strassera, come un eroe senza macchia e (quasi) senza paura, sorvolando sul suo passato se non in una scena con un litigio tra lui e il giovane collaboratore Moreno Ocampo (Peter Lanzani).

Riguardo all’ironia, vi faccio un esempio: ad un certo punto Strassera riceve una telefonata in casa in cui minacciano di uccidere i suoi figli. Preoccupato, dice alla moglie Silvia (Alejandra Flechner) che da lì in avanti loro due sarebbero stati i soli a rispondere al telefono, e quella per tutta risposta gli dice qualcosa tipo: “Era di nuovo il tizio che minaccia di uccidere i nostri figli? È tutto il giorno che chiama, ma non ha niente di meglio da fare?

Dialoghi come questo aiutano a rendere la visione meno pesante di quanto il soggetto potrebbe far pensare, e si alternano a testimonianze agghiaccianti (soprattutto perché vere) di violenze tremende ai danni di prigionieri politici che non avevano nessuna colpa se non quella di desiderare di vivere in un paese che non fosse sotto il giogo di una dittatura militare fascista.

E nonostante il tono (a tratti) leggero, si capisce il clima di tensione in cui si svolse il processo, con accusa, testimoni e giudici sotto costanti minacce di morte, e con la spada di Damocle del possibile intervento dell’esercito a porre fine alla neonata democrazia. Di fatto, è quasi un miracolo che almeno due dei nove generali sotto accusa, Videla e Massera, siano stati condannati all’ergastolo (e abbiano poi scontato la pena per intero). Agli altri toccarono pene più leggere, soprattutto per i generali dell’Aviazione, e alcune scene del film suggeriscono come il governo di Alfonsín (e specialmente il ministro dell’interno Tróccoli) avesse fatto pressioni per non scontentare quel settore dell’esercito, forse per evitare ulteriori atti di violenza nel paese, o addirittura un nuovo colpo di stato.

Il film si chiude con una serie di immagini dell’epoca che dimostrano il grande lavoro fatto per mettere in scena realisticamente e fedelmente le settimane del processo, con moltissimi degli attori e delle attrici del cast che somigliano davvero ai personaggi da loro interpretati (un po’ come anche il recente Modelo 77, di Alberto Rodríguez).

Concludo consigliando senza dubbio la visione di Argentina 1985, che ho trovato ben realizzato e sufficientemente accurato per destare la curiosità dello spettatore senza essere troppo appesantito da dettagli storici. Per esempio, ci sono riferimenti a molti nomi e circostanze senza essere accompagnati da lunghe spiegazioni che aiuterebbero a capire, ma che distruggerebbero il ritmo della storia (ESMA, Montoneros, e i vari nomi dei politici e militari coinvolti nella storia, per esempio). Sta a noi spettatori informarci sui dettagli, e la curiosità destata dalla visione è sufficiente per portarci a farlo, ve lo assicuro. Si nota come il momento storico portò ad un ricambio generazionale in Argentina (la squadra di Strassera era fatta esclusivamente da giovanissimi, e il suo vecchio mentore muore proprio nel momento del giudizio), e come il cambio non si basò su azioni eroiche, ma su gente che fece il suo lavoro meglio che poteva, senza raggiungere risultati stratosferici, ma ciò che bastava per intraprendere un percorso di pacificazione nazionale in cui molte vittime sono rimaste purtroppo senza giustizia. Ciao! 



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